Curva Nord: “Combatteremo a fianco a te, tutti al Riviera”

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di Giada Pignotti

Jesina – Samb vista dagli spalti

JESI – Si abbassano le temperature ma gli Ultras della Samb non temono il freddo e anzi affrontano una delle trasferte più insidiose del campionato. La domenica fuori casa dei tifosi rossoblu inizia in tarda mattinata con il solito Borghetti al bar. Qualcuno addirittura azzarda già una birra. L’entusiasmo non è più quello di una volta poiché da troppo tempo i tifosi affrontano trasferte brevi. Proprio per questo qualcuno decide di restare a casa.

Come in casa, anche fuori ci sono determinati rituali: ci si incontra tutti allo stesso posto, si organizzano le macchine cercando di occupare tutti i posti liberi e si programmano eventuali soste in autogrill. In autostrada sfilano incolonnate le auto provenienti da San Benedetto che danno vita alla trasferta. Ad ogni chilometro i tifosi costruiscono ricordi ed emozioni: una canzone, un coro, un’amicizia, un aneddoto. Qualche goccia d’acqua sul parabrezza fa tornare alla mente i tanti tragitti bagnati che hanno dovuto affrontare e c’è già chi, per scaramanzia, sfila il k-way dallo zaino.

Jesi ha lo stadio ubicato dentro la città, posizione scomoda che ha causato in passato più di un danno e che inquieta i tifosi rossoblù soprattutto dopo i fatti di Fano. Questa volta però l’esperienza e il buonsenso delle forze dell’ordine hanno la meglio e i supporters della Samb parcheggiano a ridosso del loro settore senza complicazioni. Tante le raccomandazioni all’ingresso. Una volta entrati in molti prendono d’assalto il bar alla ricerca di un buon combustibile che ripari dal freddo.

Il settore riservato ai tifosi ospiti è orrendo: 4 gradoni lunghissimi che ostacolano il suono e la visuale dei fedelissimi rossoblù che però non tardano a far sentire la loro massiccia presenza. “Sono questi i colori magici che ci fanno venire i brividi, siamo tutti qua solo per te: Sambenedettese alè!”. La Curva Nord c’è e riesce a tenere un buon livello di tifo nonostante la pessima acustica. Il tamburo rulla più volte creando ritmi veloci, innervosendo qualcuno ma facendo ballare il resto del settore. “Oh, c’ha la Samba ne le mà quisse”, esclama sorridendo un tifoso. Anche gli jesini fanno sentire la loro voce e accompagnano il suono metallico del loro tamburo con cori di sostegno. Degno di applausi è lo striscione che si alza dalla Curva di casa in memoria del grande Ultras rossoblù scomparso il 22 novembre di 11 anni fa: “Rispetto prima della rivalità. Onore a Massimo Cioffi” . La Nord ringrazia celebrando con le mani al cielo tutti gli Ultras scomparsi. Gli applausi che rimbombano nello stadio riscaldano l’aria per qualche istante e spunta un sorriso commosso anche sul volto più duro, a ricordare che il calcio è bello anche per questi momenti.

Il primo tempo si chiude con la Samb in vantaggio ma i tifosi vogliono di più: “Forza ragazzi!”. Inizia la ripresa, cala il gelo e le mani non riescono ad uscire dalle tasche. Il combustibile della prima parte di gara ha però riscaldato i motori e per tutto il secondo tempo i tifosi rossoblù ballano abbracciati. Mentre gli avversari assistono alla loro disfatta con 9 giocatori in campo e una curva poco rumorosa, nel settore ospiti si alza una terza voce: è il momento di fare sul serio. Con lo zoccolo duro in transenna, non c’è nessuno che osa tacere. Dal “settembre che t’attacca lu colera” al “noi saremo sempre insieme a te, finché morte non ci separerà” il folle a petto nudo fa cantare tutti: incredibile l’atmosfera che riesce a creare, la compattezza che riesce a tenere e le temperature che riesce a sopportare.

La Curva si perde però ancora una volta nella coordinazione e resta seduta quando dovrebbe saltare sulle note di “lo sai che chi non salta è un ascolano”. C’è da lavorarci su. Nell’euforia generale capitan Pezzotti tira in porta il bolide del 2 a 0. Viene giù l’intero settore, i ragazzi della Nord sono tutti sulla rete che li divide dal terreno di gioco e abbracciano come possono i giocatori in campo. Tornati tutti in posizione è finalmente il momento della “nostra canzone, la canzone della nostra città”: tra lo spiegamento di sciarpe rossoblù “rèsce la lune che lu mare allucce. S’apre ‘na vele nghe ‘na stella ròsce…”. La strofa viene cantana a pieni polmoni per ben 2 volte prima del triplice fischio.

Un saluto agli amici riminesi che sono venuti a sostenerci, qualche sfottò ai pochi jesini rimasti nella loro curva e si riparte verso casa. Alla sosta in autogrill s’intravedono i primi sintomi post trasferta: visi stanchi e storti ma felici, tutti affamati. Si torna verso San Benedetto cantando e con la consapevolezza che forse, dopo tanto soffrire, è finalmente arrivato il nostro momento per gioire. La Curva Nord ha dimostrato che, quando c’è in gioco il proprio Tempio del Tifo, sa tifare con civiltà e tiene in riga tutti. Non resta che crederci: tutti al Riviera!

“Noi saremo sempre insiete a te, finché morte non ci separerà. In tutti gli stadi ci vedrai e non ti lasceremo mai!”

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