Aspettando Godot, il Chieti si gode Dos Santos

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Gli abruzzesi vivono da due anni nel limbo della Serie D, ma non riescono a creare le prospettive per uscirne. L’analisi dei neroverdi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se la storia recente del Chieti fosse un libro avrebbe i motivi beckettiani di “Aspettando Godot“. Negli ultimi due at…anni dirigenza e tifosi hanno manifestato volontà e mezzi per andare avanti, ma le ambizioni di vittoria sono sempre rimaste al palo (meglio, all’albero).

Il cambio di proprietà (la scorsa estate) sembrava aver ridato nuova speranza, ma dopo 15 gare i teatini hanno messo insieme 7 pareggi e 3 sconfitte, senza mai riuscire a mettere due vittorie in fila. L’epurazione dei giorni scorsi (con la rescissione di Di Nardo, Suriano, Gomis, Nairo, Esposito e Menegussi) sembra preannunciare l’ennesimo (re)inizio, inaugurato dall’acquisizione di Nicola Fiore dal Campobasso.

La squadra di Ronci, partita col 3-4-3, si è assestata poi su un più “coperto” 3-5-2, con Dos Santos e Suriano in attacco, due fluidificanti (Del Grosso e Zanetti), e tre centrocampisti (Massimo, Varone, Ewansha) pronti a buttarsi dentro. I teatini hanno subito poco (16 gol, terza miglior difesa), ma hanno segnato pochissimo: escluso Dos Santos, dal resto del reparto offensivo sono arrivati solo 2 gol, e non è un caso chedei sei svincolati quattro siano attaccanti.

Nonostante i cambi di rosa gli abruzzesi hanno mantenuto il 3-5-2, con Dos Santos e Bocchino. In fase di non possesso i neroverdi giocano “scaglionati”, con centrocampo e difesa molto compatti e gli attaccanti più avanzati, in modo da garantire costante pericolosità offensiva.

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Qui contro la Recanatese, i tre centrocampisti centrali sono a ridosso dei tre difensori, costringendo il centrocampista leopardiano a tentare un improbabile tiro da fuori. Poco dopo, sulla ripartenza, Dos Santos è altissimo, mentre il centrocampista più avanzato è Ewansha, a circa 25 metri di distanza.2015-12-09 (7)

La presenza di Dos Santos permette tante soluzioni diverse: il brasiliano – veloce, ma dotato di un’ottima struttura fisica – può essere pericoloso sia sui lanci lunghi che spalle alla porta, dove – girandosi o appoggiando ai compagni – si è rivelato spesso decisivo.

Nella gara con la Recanatese il gol degli abruzzesi è arrivato proprio su questo tipo di situazione, con l’attaccante che – solo in mezzo a tre, e spalle alla porta – è riuscito a servire a Bocchino la palla dell’1 a 1.

I piani offensivi della squadra di Ronci sono fortemente influenzati dall’attaccante brasilianoprincipale suggeritore e miglior finalizzatore di una squadra che per alzare il baricentro sembra avere un tremendo bisogno di lui, depositario di una fiducia cieca.

Lanciato Dos Santos, tutta la squadra si muove di conseguenza: i due fluidificanti (costantemente in proiezione offensiva) danno ampiezza e spazio per le mezzali, che – in base al movimento dell’attaccante – si inseriscono o restano in appoggio. Se la squadra è distante, il giocatore è capace di andare al tiro anche da solo, anche a difesa schierata.

Come mostrato dalla quadrupla marcatura matelicese, fermare l’attaccante non sarà facile; ma farlo potrebbe significare essere in una botte di ferro. In fase offensiva l’arma migliore dei rossoblu saranno sicuramente le fasce, dove gli abruzzesi – a difesa scoperta – hanno mostrato di soffrire molto.

Con i due fluidificanti molto avanzati i centrali sono spesso costretti a cercare l’anticipo, rischiando: situazione vista con palese scientificità nella gara col Matelica, vinta 2 a 0 dai biancorossi grazie a due azioni sulla fascia sinistra, con Del Grosso troppo avanzato e Scialbi in ritardo sull’uscita.

Proprio sui due esterni – o gli inserimenti sulle fasce delle mezzali – i rossoblu potranno costruire il proprio gioco, affidandosi alle transizioni veloci da difesa a attacco, o da una fascia all’altra.