San Nicolò, un gran corridore che inciampa ad ogni ostacolo

Dopo un inizio fantastico, la squadra di Epifani non riesce più a vincere. Cosa succede ai teramani? L’analisi

La storia di San Nicolò al Tordino […] comincia nel 1003 o 1004, quando il Conte longobardo Trasmondo e sua moglie Aimelda decisero di erigere una chiesa, che vollero dedicata a San Nicola (o Nicolò, o Niccolò, o Nicolao)…

Riguardo l’identità del santo, Wikipedia non aiuta molto. Ad ogni modo – che si tratti di san Nicola di Bari, san Niccolò Magno, o san Nicolò Politi – una cosa è certa: non è che porti così fortuna. Dopo sei vittorie consecutive (tra la 5^ e la 10^), e il roboante 5 a 1 col Fano, la squadra abruzzese ha messo insieme solo 3 pareggi (tutti in casa) e 3 sconfitte (tutte fuori) in sei gare, condite da due pali, quattro traverse e un rigore sbagliato dopo la ripetizione.

Sfortuna, ma non solo: nelle sei vittorie consecutive i sannicolesi hanno avuto un parziale di 15 gol fatti e 2 subiti, nelle sei gare post-Fano hanno segnato solo 5 volte, subendo 8 reti. La squadra di Epifani sembra vittima di una demoniaca self-fullfilling prophecy, quella pronunciata prima della gara di Recanati e ribadita a fine partita: “La Samb non la dobbiamo guardare noi, ma qualche altra squadra che era partita per vincere il campionato“.

I biancazzurri non sono partiti con certe ambizioni, ma hanno le qualità per coltivarle. Se quella con Sambenedettese, Matelica e Fano fosse una corsa ad ostacoli la squadra abruzzese sarebbe tra le più veloci, probabilmente la più leggiadra, certamente la più distratta. I rossoblu sono un caterpillar che butta giù tutti gli ostacoli, la squadra di Epifani sta inciampando con assurda continuità: Folgore, Isernia, Recanatese, Amiternina, Jesina, Agnonese.

I biancazzurri giocano con un 4-2-3-1 molto compatto, e pressano con scientificità in ogni zona del campo, con tutti gli effettivi. Nella foto in basso (contro la Jesina) i sannicolesi sono racchiusi in 40 metri di larghezza e 35 di lunghezza, perfettamente posizionati. In fase di pressione alta i due esterni offensivi sono stretti e vicini al trequartista, coprendo la prima linea di passaggio verso i centrocampisti e scoraggiando l’avanzamento dei terzini.

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Recuperata palla, la squadra si apre come un ventaglio: gli esterni prendono velocemente l’ampiezza del campo e i due centrocampisti centrali avanzano in appoggio, mettendo sempre grande pressione agli avversari. Arrivati al limite dell’area, le soluzioni sono molteplici: il tiro da fuori, il taglio di un esterno, il filtrante o il cross verso la punta. Non c’è una soluzione preferita, ma la continua e ossessiva ricerca del più ampio spettro di possibilità.

chart (1)Non è un caso che i biancazzurri abbiano mandato in gol già 11 giocatori, segnando più coi difensori (6 reti da Brighi, Mozzoni, Rapino e Massetti) che con la punta titolare Casolla (2).

Pur prediligendo il recupero alto, quando c’è l’onere di costruire l’azione dal basso gli abruzzesi non si fanno intimidire.

I due mediani (Petronio e Donatangelo) cercano spesso gli esterni, tentando – quando possibile – la verticalizzazione immediata, o in alternativa l’appoggio corto. Una volta consolidato il possesso dell’esterno, gli altri tre uomini offensivi si muovono immediatamente: il centravanti viene incontro e il trequartista in profondità, distraendo difensori e centrali avversari dal movimento dell’esterno opposto, che viene sempre cercato.

La partenza di Margarita (che – dopo 9 gol in 14 presenze – ha dovuto lasciare per motivi familiari) ha privato Epifani del suo uomo più pericoloso, sebbene il mercato invernale abbia (ri)portato in squadra un attaccante di razza come Bucchi e l’esterno Chiacchiarelli, che a Fano giocava poco, ma si è presentato con questa punizione qui:

La sperequazione tra mole di gioco e resa in campo è assurda, e sarebbe sciocco pensare ad una partita semplice. I rossoblu dovranno giocare una gara di grande attenzione e aggressività, cercando di fare la voce grossa sulle attuali idiosincrasie dei sannicolesi, presi in mezzo un periodo difficile.