Tra Samb e Pescara c’è stata solo la traversa di Travaglini

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Rossoblu e biancazzurri hanno dato scena ad una bella partita, fatta di emozioni e continui cambi di fronte

MARTINSICURO – La partita tra rossoblu e pescaresi è stata come una guerra di movimento, fatta di tanti colpi a viso aperto e nessuna ritirata; alla fine, nella dicotomia tra occasioni create e concesse, ha avuto la meglio il Pescara – leggermente più fortunato, e tremendamente cinico.

Entrambe le squadre si sono basate su una teoretica semplice ma efficace: puntare sui propri punti di forza, senza sforzarsi di limitare i punti deboli. Per questo motivo, sin dall’inizio le due squadre si dividono equamente le occasioni: da una parte i rossoblu (schierati col 4-3-3) sfruttano la posizione più avanzata dei due esterni, cercando – da una parte – i tagli di Tanzi alle spalle del terzino avversari, e dall’altra i cross di Travaglini (sempre largo).

Arrivano due azioni pericolose di Tanzi (sempre su taglio da destra) già nei primi 10′, ma – dall’altra parte – i pesaresi creano pericoli appena conquistato il possesso.

Come già analizzato in precedenza, i rossoblu – quando attaccano – fanno una specie di salida lavolpiana, coprendo con tre giocatori: gli abruzzesi cercano di sfruttare la situazione mantenendo tre giocatori in costante proiezione offensiva, uno dei quali larghissimo – in modo da costringere il marcatore a scegliere se lasciargli spazio o distanziarsi dai compagni.

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Cardelli (avanzato dopo l’azione offensiva) marca alto Tiberi. Caioni e Smerilli sono molto vicini, mentre Gelsi non sa se stringersi per non dare spazi e Zinni, o tenere d’occhio Di Stilio

Su questo tipo di situazioni i pesaresi costruiranno gran parte della partita, ed è proprio in questo modo che (al 12esimo) arriva il vantaggio pescarese. I difensori – distratti dai due esterni – non coprono l’uscita di Caioni: Zinni riesce a eludere l’intervento e si trova davanti alla porta, dove non sbaglia.

Il gol non fa perdere animo ai rossoblu, che nei minuti successivi – proprio con i due esterni – sfiorano il pareggio in due occasioni. Al 13′ Tanzi viene servito alle spalle di Mancini, ma il suo tiro cross è impreciso; al 20′ Travaglini ha sul sinistro la palla dell’1 a 1, ma la traversa – con manichea implacabilità – dice di no. Dall’altra parte i biancazzurri provano a rispondere in contropiede, ma i due centrali (Caioni e Smerilli) anticipano ogni tentativo.

Nella ripresa la partita non cambia: se gli abruzzesi – da una parte – cercano il raddoppio (sfiorato con Di Stillo e Zinni), dall’altra i marchigiani tentano di far valere gli enormi spazi concessi sulla trequarti, cercati costantemente da Chiavatti e compagni.

Il Pescara – un po’ per stanchezza, un po’ per teoretica tattica – gioca con la difesa molto bloccata, in modo da non scoprirsi troppo: se da una parte ciò aiuta ad assorbire i contropiedi sambenedettesi, dall’altra offre grande spazio tra le linee alla punta e alle due mezzali, che – infatti – avranno almeno 5 occasioni promettenti in contropiede, sempre mal gestite.

Dopo i tentativi di Magliulo e Rogari (assorbiti con ottima resilienza dai difensori biancazzurri), Tanzi ha due grandi opportunità per pareggiare, ma in entrambe le occasioni – un po’ per la stanchezza, un po’ per l’emozione – l’attaccante non riesce a concludere con la giusta freddezza.

I rossoblu danno l’addio alla finale tra gli applausi, con la consapevolezza di aver disputato un torneo più che all’altezza. Il Pescara si guadagna l’opportunità di affrontare i bianconeri di mister Molinelli, che – per gioco – si sono dimostrati la squadra più interessante del torneo.