I rossoblu sbranano i lupi avezzanesi: vittoria d’oro

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La squadra di Palladini esce dalla tana biancoverde con l’intera posta in palio, mostrando forza e volontà da capolista

AVEZZANO – Dopo le affrettate critiche post-Fermana la squadra di Palladini è sembrata divertirsi a ricreare – grossomodo – le stesse condizioni della gara di quattro giorni fa, mostrando come sarebbe andata con un pizzico di precisione in più.

Il campo avezzanese è plumbeo, con piena pregnanza del termine. Dal cielo, alla pietra dei gradoni, al pantano del terreno di gioco, l’impressione è quella di un opprimente grigiore, acuito da un’epifania che ha lasciato un retrogusto più vicino all’affumicamento del carbone che alla dolcezza di un premio.

Immersi in cotanto contorno, i rossoblu hanno subito l’impatto – emotivo, prima che tecnico – di un Avezzano aggressivo e coraggioso, che nei primi minuti ha subito testato i riflessi di Pegorin (due ottime parate) e la tenuta di Conson (titanico come al solito).

Il 4-2-3-1 dei marsicani è un modulo fluido e impetuoso, che attacca la difesa dei rossoblu in ampiezza, come onde sulla banchina: Ndiaye (terzino destro) è praticamente un’ala aggiunta, mentre Bisegna – pur partendo trequartista – sale spesso sulla linea degli attaccanti, alternandosi tra l’esterno (vicino a Puglia) o la zona centrale.

In questo modo i biancoverdi attaccano sempre con cinque, sei uomini in linea pronti a scambiarsi, creando scompiglio nelle marcature ospiti.

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Inizio primo tempo. Ndiaye sale molto, permettendo a Puglia di accentarsi: nello stesso momento Bisegna si allarga a destra, attirando Conson fuori posizione. Con Pollino marcato da Montesi, al limite dell’area si crea un 1 vs 1 tra Salvatori e Di Genova.

Non è un caso che la primigenia delle occasioni sia di marca biancoverde. I rossoblu – che avevano già sfiorato il gol con Sorrentino, al 13′ – entrano definitivamente in partita con l’inversione delle fasce tra Titone e Palumbo: col secondo più a protezione della fascia sinistra, e l’altro più aggressivo sugli spazi lasciati liberi a destra, i rossoblu iniziano a creare le prospettive del vantaggio.

Nella seconda metà del primo tempo i sambenedettesi aumentano il baricentro, recuperando la sfera in zone più avanzate allo scopo di ripartire con una verticalizzazione immediata: Sorrentino e Titone hanno tre grandi occasioni ma le sciupano tutte, creando un inquietante parallelismo con la gara del 6.

Nella ripresa, il disagio dell’eterno ritorno viene spazzato via dall’ottimo approccio dei rossoblu, che raggiungono subito il vantaggio: palla recuperata da Barone e servita a Sorrentino, che appoggia per Baldinini; lancio in verticale per Titone, che tiene in mezzo a due e concede la palla alla fruibilità di Sorrentino – che stavolta non sbaglia.

Il gol cambia immediatamente volto alla partita, anche dal punto di vista tattico: i marsicani inseriscono una punta (Di Curzio) per un esterno, passando al 4-2-4, mentre Palladini decide di passare alla difesa a cinque – in modo da difendere efficacemente in ampiezza senza perdere compattezza centrale.

Con impermeabilità feroce, i rossoblu riescono a soffocare tutti gli spunti degli abruzzesi, raddoppiando (in contropiede) con Titone, che – servito alla perfezione da Sabatino – si fa respingere la prima conclusione, ma ricontrolla palla e infila D’Avino.

Il raddoppio porta i rossoblu a chiudersi più a protezione della propria area – più per l’impossibilità del possesso palla, che per pusillanimità -, ma l’idea funziona solo per una manciata di minuti. All’84esimo, sugli sviluppi di un corner, una palla probabilmente destinata ad uscire sul fondo rimbalza in modo strano sulla linea, restando utile per il cross di Bisegna e il successivo gol di Moro.

La rete dell’1-2 costringe i rivieraschi ad una sofferenza insospettata: i rossoblu difendono bene ma rischiano sui calci piazzati, rabbrividendo sulla punizione di Bisegna (ottima risposta di Pegorin) e sul colpo di testa di Tabacco (su corner).

Il finale concede tre punti meritatissimi quanto sofferti. La squadra di Palladini – sebbene non ce ne fosse bisogno – ha dimostrato che quello con la Fermana è stato un piccolo passaggio a vuoto, in un contesto (tattico e mentale) ancora una volta solido e vincente.