Con una classifica diversa e gli stessi timori: i rossoblu ritrovano il Fano

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La squadra di Palladini torna ad affrontare i fanesi con lo stesso obiettivo nel mirino: il primo posto in classifica. L’analisi tattica della partita

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ad un girone di distanza, la partita tra Sambenedettese e Fano si è – per certi versi – ribaltata, restando perfettamente identica in altri: quel che ne viene fuori, alla fine, è un riflesso caotico e incoerente, come se le due squadre si specchiassero su un vetro rotto.

All’andata i rossoblu giocavano per tenere aperta la lotta per il primato, i fanesi per chiuderla; dopo la clamorosa sconfitta col Monticelli la squadra di Beoni sembrava in crisi d’identità, mentre i granata – 14 gol in sei partite – erano ancora imbattuti, e in gran forma. La partita sconvolse i rapporti di forza: i rossoblu vinsero per 4 a 1, raggiungendo una vetta non ancora abbandonata, i fanesi – due sconfitte e due pareggi nelle 4 partite successive – entrarono in crisi.

Stavolta sono i rossoblu a voler chiudere i giochi: Sabatino e compagni tornano alla sfida coi fanesi da primi della classe, con 11 punti di vantaggio e (paradossalmente) gli stessi timori. Dopo il pareggio col Monticelli le inseguitrici hanno accorciato, e domenica (in caso di vittoria granata) seconda e terza potrebbero andare a -4 e -8. Vincere sarà dunque fondamentale, sia per la testa e per la classifica.

A differenza della gara di andata, il Fano non sembra in gran forma. La squadra di Alessandrini (7 punti nelle ultime quattro) sta avendo un andamento un po’ altalenante, assumendo il ruolo che – ad inizio campionato – fu del Matelica: l’incompiuta. I fanesi sembrano avere tutte le doti per competere, ma continuano ad inciampare da soli, alternando ottime prestazioni ad autentici back-out.

Coi biancorossi, i fanesi condividono l’ottima solidità difensiva (21 gol subiti per entrambe) e la struttura della fase offensiva, basata su grandi giocatori, ma scelte limitate. Nonostante attaccanti come Gucci e Sivilla, la squadra di Alessandrini sembra avere i propri problemi proprio in fase realizzativa, dove la squadra sembra troppo legata alle giocate di Borrelli.

Pur partendo mezzala sinistra, il centrocampista granata è il centro gravitazionale della squadra, quello che – individualmente – riesce a determinare lo sviluppo della manovra. Questa passa attraverso tre possiblità: il taglio alle spalle della difesa, quello avanti, o il cross dal fondo.

Borrelli taglia verso il centro e segna. Poco dopo, lancio verso Sivilla (larghissimo) e occasione da gol per Gucci

Il taglio alle spalle della difesa avviene soprattutto in fase di transizione veloce. Quando la squadra riparte i due attaccanti giocano larghissimi, quasi da ali, isolati contro i terzini: in queste situazioni Borrelli cerca sempre il lancio verso uno dei due, che puntano l’avversario diretto per concludere, o servire gli inserimenti dei compagni.

Se la squadra avversaria difende bassa, e c’è spazio, Borrelli può indifferentemente tagliare verso il centro – provando la conclusione diretta, col destro – o cercare il fondo, in modo da servire il colpo di testa dei compagni sul secondo palo, col sinistro.

Borrelli cerca il fondo e serve il colpo di testa di Gucci

Considerata anche l’ottima capacità sui calci piazzati, non è un caso che molto della pericolosità dei fanesi passi per i suoi piedi. Un punto di forza, date le enormi capacità del numero 10, ma anche un potenziale punto di fragilità.

Quando il centrocampista è isolato i fanesi hanno poche possibilità, se non la ricerca – continua, quasi ossessiva – dei due attaccanti. Uno dei tentativi più utilizzati, nelle partite bloccate, è l’inserimento di Ambrosini al posto del trequartista (col passaggio al 4-3-3), ma la soluzione – finora – si è rivelata poco efficace.

Gucci e Sivilla (e Ambrosini) possono rendersi pericolosi in ogni tipo di situazione, ma solo se si dà loro la possibilità. Giocando d’anticipo sui lanci verso i due (o i tre), invece di aspettarli, i rossoblu toglieranno loro le agognate occasioni di uno contro uno, costringendo i fanesi a sbilanciarsi in avanti. In questo modo, Titone e compagni potrebbero avere spazi in contropiede.

Le ripartenze saranno l’arma migliore dei rossoblu, probabilmente; nelle trasferte con Recanatese e Folgore (ma anche in quella col Matelica), i granata hanno sempre provato a fare la gara, lasciando molti spazi in ripartenza. La squadra di Alessandrini – poco reattiva, nelle transizioni difensive – ha due centrali difensivi bravi nel gioco aereo, ma lenti. Prenderli in velocità a difesa scoperta è possibile, e – con grande probabilità – preferibile.

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