Esposito non c’è, il Matelica resta. L’analisi dei biancorossi

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I matelicesi sfideranno i rossoblu senza il loro giocatore più rappresentativo, ma nessuna intenzione di cedere il passo

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel distogliere l’attenzione pubblica […] dai cambiamenti determinati dalle élite politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio (o dell’inondazione) di distrazioni continue e informazioni insignificanti”

Che Noam Chomsky segua il campionato del Matelica è abbastanza improbabile, ma – fosse chiamato a parlare di Esposito – si esprimerebbe proprio in questi termini. Col suo flusso continuo di dribbling, serpentine e gol bellissimi, il trequartista biancorosso ha finito per distrarre osservatori e tifosi, permettendo a una certa stampa (sempre pronta al titolo, mai all’analisi) di creare un Deus ex machina a cui attribuire la paternità di tutte le vittorie.

La verità del campionato racconta di una squadra competitiva, solida e ben allenata, che – con dieci vittorie nelle ultime undici – ha già dimostrato di valere molto più della somma di Esposito e altri dieci.

Il 4-3-3 di Clemente è un collettivo solido e pragmatico, capace di interpretare bene le varie situazioni di gioco. Riassumendo tutto nelle due macrocategorie del “dover fare gol”, “dover mantenere il vantaggio”, è possibile vedere i matelicesi cambiare radicalmente atteggiamento.

Quando la squadra deve cercare di fare risultato, cerca di arrivarci con un possesso palla prolungato e offensivo, basato sulla gestione delle zone laterali del campo. Già nella prima fase di possesso la squadra si orienta tutta nella gestione delle catene laterali, con una delle due mezzali (generalmente la sinistra, quella sul lato di Esposito) che va a cercare spazi sulla fascia, garantendo una linea di passaggio in più in modo da permettere la ricezione avanzata delle due ali.

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[La palla passa da Borgese (mediano) al terzino sinistro, Boskovic. La mezzala (Moretti) si allarga sulla fascia, permettendo ai tre di attacco di rimanere alti, alle spalle del centrocampo]

Quando la catena sulla fascia funziona, la squadra riesce a guadagnare trenta metri di campo con due passaggi; se gli avversari coprono bene la zona, i biancorossi riciclano l’azione sulla fascia opposta, cercando il cambio di gioco di Borgese (direttamente verso l’altro esterno) o la transizione tramite il movimento ad aprirsi della mezzala opposta.

Il movimento combinato dei tre centrocampisti (due bassi, il terzo alto e largo) e delle tre punte (alte dietro al centrocampo) costringe i centrocampisti avversari a una scelta: tenere la pressione alta –  permettendo un 3 contro 4 coi difensori – o rimanere bassi davanti alla difesa, – lasciando spazio di manovra a Borgese e compagni.

Davanti i tre di attacco giocano molto vicini, in modo da potersi scambiare posizione rapidamente e in modo imprevedibile: tutti e tre i giocatori offensivi (Pesaresi/Jacchetta, Esposito, Giovannini) hanno un bagaglio tecnico ampio, che permette loro di tentare la giocata nello stretto, la conclusione diretta, o provare l’ultimo (o il penultimo) passaggio per la sovrapposizione delle due mezzali, che possono cercare l’assist o il tiro in porta.

I tre attaccanti (soprattutto Esposito) sono molto forti sia nell’uno contro uno che nel tiro in porta: senza raddoppio, possono facilmente liberarsi per il tiro; raddoppiati, liberano sempre lo spazio per le sovrapposizioni della mezzala sul lato del pallone.

Nel video, Esposito attira su di sé mediano, centrale e terzino; Moretti taglia verso il centro e arriva davanti alla porta.

In un contesto simile, gran parte della riuscita offensiva passa per il reparto avanzato, al quale viene dato enorme fiducia e supporto; i tre attaccanti hanno assoluta libertà, consci che è dal loro individualismo funzionale che passa la via per il gol.

Nonostante la buonissima fase offensiva (secondo miglior attacco con 47 gol), la squadra di Clementi sta mostrando soprattutto solidità: nelle ultime dieci partite i biancorossi hanno subito solo tre gol (due dei quali ininfluenti), mostrando un ottimo dispositivo difensivo. La squadra – pur attaccando con le tre punte e le mezzali – non perde mai compattezza: la difesa gioca molto alta, e cerca di soffocare le ripartenze cercando l’anticipo, con Borghetti che va all’attacco del pallone fin nella trequarti avversaria.

La squadra cerca sempre di amministrare, ma – soprattutto se in vantaggio – non disdegna l’eventualità di difendersi bassa e ripartire: in questo caso i biancorossi si chiudono con un 4-1-4-1 molto corto e compatto, con dieci giocatori dietro la linea del pallone ed Esposito lasciato libero in avanti, col compito di pungere in contropiede.

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i (tanti) marcatori del Matelica

In un contesto del genere, a V. Esposito è stata data piena e assoluta libertà di manovra, sfruttata con grande giovamento da entrambe le parti.

Il fantasista molisano è importantissimo per la squadra, ma non è la squadra; nel gioco matelicense lui è il grilletto pronto a sparare: letale se innescato, completamente inutile senza proiettili e polvere da sparo.

La sua assenza sarà un vantaggio, ma toccherà ai rossoblu farlo fruttare. La squadra di Palladini dovrà stare attenta soprattutto nella copertura delle zone laterali del campo, cercando di isolare i tre attaccanti con grande aggressività sul primo possesso e un efficace gioco d’anticipo sui lanci lunghi.

Giocare con la difesa bassa (in modo da aprire spazi in contropiede) è una scelta più immediata, ma può essere un’arma a doppio taglio: il rischio è quello di non trovare con qualità i due esterni, che – cercati solo coi lanci lunghi – potrebbero soffrire come in occasione della gara di Monticelli.