Sherlock Holmes, David Byrne e Palladini: una grande vittoria

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Con una partita quasi perfetta i rossoblu vincono una gara complicatissima, facendo un passo importante verso la vittoria del campionato

GIULIANOVA – “Per un uomo dotato di logica, tutte le cose andrebbero viste esattamente come sono, e sottovalutare se stessi significa allontanarsi dalla verità almeno quanto sopravvalutare le proprie doti” (Sherlock Holmes)

Nonostante un campionato di altissimi livelli la squadra di Palladini sembra inseguita da una costante ombra delegittimatrice, che ridimensiona ogni vittoria in virtù di una comprensione superficiale – se non completamente avulsa dalla realtà. Quello dell’esagerazione è un diritto sacrosanto, per i tifosi: amare una squadra significa non comprenderla, oscillare tra l’esagerazione dei suoi pregi e l’ingigantimento dei suoi difetti.

La Samb di Palladini viene delegittimata in virtù della sua grande continuità: questa stagione ha portato ad un’assuefazione della vittoria, che si traduce una continua – quasi ossessiva – ricerca della perfezione, giudicata attraverso canoni estetici di poco o nulla rispondenti alla realtà delle cose.

Questa dinamica si traduce nello snobismo – quasi la negazione – di vittorie come quella di oggi. La partita col Giulianova è stata – a suo modo – portentosa, ma nessuno sembra gioirne: eppure i rossoblu hanno giocato una partita tatticamente perfetta, concedendo un solo tiro in porta (a tempo quasi scaduto), sull’unico errore di lettura della squadra.

In “Come funziona la musica“, David Byrne inizia il suo discorso sui generi musicali indicando – come principale differenza – il luogo dove questi vengono espressi. La musica classica – nata nei teatri, nelle chiese, e nei salotti buoni dell’alta nobiltà – è intrinsicamente diversa dal punk, cresciuto nei pub chiassosi delle periferie inglesi: da una parte si esige ricercatezza e modulazione, dall’altra un rumore più alto delle grida degli ubriachi.

Gli stessi principi si possono trasportare al calcio: in un campionato come la Serie D, in un campo come quello del Rubens Fadini, contro un avversario come il Giulianova, bisogna essere punk. In questo i rossoblu sono stati quasi eccezionali, capaci di sovrastare gli squilli giuliesi con un continuo gioco di casse, rullanti e charleston.

Il terreno di gioco – molto piccolo, estremamente gibboso – costringe le due squadre ad una partita spezzettata, quasi claustrofobica: le due squadre giocano su equilibri delicati, messi costantemente in pericolo da una lunga serie di duelli individuali.

Al primo duello vinto, i rossoblu passano in vantaggio: Raparo recupera palla in mezzo al campo e anticipa l’intervento di De Cerchio, riuscendo a lanciare; la palla – deviata – prende una traiettoria strana, Sborgia sbaglia l’anticipo e Titone (con un gran destro) trova il vantaggio. Siamo al secondo minuto, e la partita sembra già in discesa. Sembra.

Il Giulianova reagisce quasi immediatamente, con un atteggiamento ossessivamente propositivo che costringe i rossoblu a combattere, anziché gestire. La squadra di casa è schierata con un 4-2-3-1 molto mobile, specie in attacco – dove i quattro giocatori offensivi non lasciano alcun punto di riferimento. Il gioco offensivo si basa – essenzialmente – sullo sfruttamento delle catene laterali, con Giampaolo (prima punta) che si allarga spesso, alla ricerca della superiorità numerica sul terzino rossoblu.

Per evitare l’inferiorità numerica i rossoblu non arretrano gli esterni, ma accettano il duello mantenendo il centrale di riferimento su Giampaolo, e il terzino alto sull’esterno di fascia; in questo modo i rossoblu hanno la possibilità di tenere Candellori e Titone più avanzati, minacciando costantemente la retroguardia giuliese.

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Giampaolo si allarga per mettere in inferiorità numerica Flavioni, ma Conson è subito reattivo in marcatura. Candellori resta alto

Questo tipo di atteggiamento presume alcuni rischi, specie nella zona centrale: la Samb, tuttavia, non rischia nulla, grazie alla copertura di Raparo (molto diligenti) e le ottime prestazioni di Conson e Salvatori.

Nel primo tempo i giuliesi minacceranno la porta di Pegorin solo sui calci piazzati; dall’altra parte, Titone avrà quattro occasioni in contropiede: due azioni individuali (mal gestite) e le occasioni per Sabatino e Candellori, poco fortunati.

Nella ripresa i sambenedettesi – sotto la carica dei giallorossi – abbassano il baricentro, decidendo di giocarsela in contropiede; Candellori e Fioretti (meno adatti a questo tipo di gioco) cadono gradualmente in ombra, e la squadra finisce per aggrapparsi alle sgroppate di Titone – troppo individualista, e sempre isolato. Gli ingressi di Sorrentino e Pezzotti (per Fioretti e Baldinini) riequilibrano la situazione, dando più quadratura ai rossoblu.

Con il gioco di sponda dell’attaccante e la spinta dell’esterno, la squadra di Palladini riesce a guadagnare metri, pur senza trovare lo spiraglio giusto; i rossoblu – nonostante l’ottima densità dei giuliesi – gestiscono il possesso nella trequarti avversaria, tenendo i giallorossi lontani da Pegorin.

L’intenzione si rivela efficace. L’unica occasione concessa arriva quasi a tempo scaduto, sulla prima (e unica) lettura sbagliata della retroguardia: palla persa da Sorrentino e lancio lungo per Di Stefano, che appoggia. Raparo, arrivato sul pallone, scivola; Giampaolo riceve e – sulla prima lettura sbagliata di Salvatori e Conson – riesce a servire Di Stefano. L’attaccante arriva a tu per tu con Pegorin, ma il portiere rossoblu salva tutto con un intervento miracoloso e (tutto sommato) giusto, che lascia intatta l’ottima prestazione dei rossoblu.

La squadra di Palladini fa un altro passo pesante – pesantissimo – verso la vittoria del campionato, rispondendo coi numeri alle critiche (per certi versi assurde) mosse per il gioco della squadra.

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