Sabatino o (L’imprevedibile virtù dell’ineleganza)

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Il centrocampista rossoblu è uno degli MVP del campionato. L’intervista, il giocatore, il personaggio 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Basta una breve ricerca su Google per accorgersi della costante mancanza di fotogenicità di Sabatino: le immagini che lo documentano su un campo di calcio sono un’accozzaglia di occhi chiusi, teste basse, e gambe che – impresso l’impatto sul pallone – sembrano andare da tutt’altra parte.

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Ogni calciatore ha un suo movimento distintivo, un contrassegno stilistico che ci fa dire “è lui“: una finta di corpo prima della conclusione, un tipo di dribbling, l’atteggiamento posturale durante il passaggio. Questo tourbillon di fotografie restituisce appieno il centrocampista rossoblu, un giocatore al rifugio da qualsiasi catalogazione schematica, tanto imprevedibile quanto apparentemente sconnesso.

A primo impatto, Sabatino rientra nella (banale) descrizione che dà di se stesso: “Centrocampista centrale, tecnicamente non eccelso; un portatore d’acqua che corre tanto“. È difficile capire quanto ci sia di sottovalutazione e quanto di schernimento, nelle sue parole. Il classe ’81 è stato uno dei fattori più tangibili della stagione rossoblu, una delle punte di diamante, ma il giocatore in questione continua a ridimensionare il proprio apporto, proponendosi come la ruota di un ingranaggio.

I forti sono altri, sono quelli che devono risolvere le partite. Io corro a destra e a sinistra per il campo, e mi si nota di più. Ma il mio compito è quantitativo, sono altri a decidere le sorti della gara”

Quando gli si obbietta che molte partite sono state decise da lui, l’espressione è quasi divertita, come se si parlasse di una felice coincidenza: “Io credo in ogni occasione: a volte va bene, a volte no. Essere decisivi è tutta una questione di trovarsi al posto giusto nel momento giusto; più ci provi e più occasioni hai di farcela

Questa riduzione alla bassa statistica traduce il suo compito da calcistico a matematico, spogliandolo di qualsiasi epicità sportiva. Eppure, il risultato non cambia: Sabatino è uno dei giocatori che infiammano di più, in modo non banale. A differenza di tanti, il centrocampista romano si guadagna gli applausi per uno spettro ampissimo di giocate, che vanno dal rilancio violento all’assist, dal recupero del pallone al gol.

Tra la 13esima e la 18esima, in uno dei momenti cruciali della stagione (Jesina, Recanatese, Agnonese, Chieti, San Nicolò e Fermana), il “portatore d’acqua” ha segnato 5 gol in sei partite, marcando sempre la prima rete dei suoi. Emblematica la partita contro i sannicolesi, prima della sosta: i rossoblu vanno sotto al 2′ sulla punizione di Chiacchiarelli, dopo un suo fallo.

“Il mister aveva detto di stare attenti, e io – alla prima azione – faccio fallo al limite”

Nel corso del primo tempo la squadra ci prova in tutti i modi, ma il portiere abruzzese – e un po’ di sfortuna – sbarrano la strada. Per tutto il primo tempo Sabatino sembra inquieto, elettrico; un giallo per proteste, e la testa rivolta costantemente rivolta verso la porta avversaria nel tentativo di redenzione.

Nella ripresa sarà lui a segnare gol dell’1 a 1, di testa. Una volta riequilibrata la gara entrambe le squadre sembrano proiettate verso il pareggio, ma il portatore d’acqua non ci sta: all’87esimo, sfila la palla ad un avversario, sbatte sull’arbitro e verticalizza per Sorrentino. L’attaccante sbaglia lo stop, ma sul pallone torna ancora Sabatino: il centrocampista anticipa due avversari colpendo con la schiena, restituendo palla al compagno. Da questa azione parte il 2-1.

Sabatino è questo: un martello pneumatico sulla partita, una palla demolitrice che sbatte sulla difesa avversaria finché questa non viene giù. Di fronte a questo tipo di missione l’estetica non conta, sacrificata all’altare di un’assurda continuità di moto, composta da movimenti e giocate sempre incentrate alla più austera funzionalità.

Nel 4-3-3 di Palladini il centrocampista ricopre la posizione di mezzala sinistra, ma solo sulla carta. Durante la partita il centrocampista romano traslittera la concezione statica del gioco per frullare da una parte all’altra del campo, come un elettrone intorno al nucleo/pallone:

“Da piccolo ho giocato un po’ in tutti i ruoli, dalla difesa all’attacco. La corsa mi aiuta tanto, finché ce l’ho non smetterò di giocare. “Sacrificarmi” in campo non mi pesa, anche perché sono un rosicone – non mi piace perdere. Ed è sempre meglio che svegliarsi la mattina presto per andare a lavorare”

Risposte simili sono molto frequenti: la tendenza alla semplificazione passa dallo stile di gioco allo stile di vita, cosa che gli permette – dentro e fuori dal campo – di poter vivere ogni situazione in assoluta tranquillità.

“Nelle altre squadre non mi sono mai trovato male, neanche a Messina – nonostante i problemi societari. In campo non sento mai la pressione, perché in fondo si gioca sempre 11 contro 11. Un tifo come quello che c’è a San Benedetto ti chiede tanto, ti responsabilizza, ma non è una fonte di stress, anzi: mi riempie d’orgoglio”

Nel corso dell’intervista il centrocampista rossoblu – così bravo ad aggredire il pallone, in campo – sembra più incentrato a difendersi. Se lo vorranno resterà anche l’anno prossimo; ringrazia i tifosi per il supporto; ha detto sì alla Samb fin da subito; il suo principale hobby è stare con la famiglia, e giocare con i suoi due bambini.

Interrogato sui suoi modelli sportivi, risponde (testualmente): “Sono romano, quindi direi Totti e De Rossi“, come se si trattasse più di una risposta da azzeccare, che un pensiero sentito. La disinteressata naturalezza delle due risposte ti lascia in bilico, indeciso se giudicarle disarmatamente oneste o artificiose. Il dubbio lo spazza lui, in contropiede, con considerazioni feroci e pungenti.

“Non si può giocare sempre allo stesso modo, ci sono anche gli avversari. L’importante è sempre stato il risultato, e mi pare che quello non sia mai mancato. Nelle ultime gare siamo calati un po’, è vero; ma abbiamo allungato in classifica: se si continua così ben venga. Non ho mai letto delle prestazioni mie e della squadra, sui giornali; so delle critiche, ma non mi toccano: la stampa fa il suo lavoro, noi il nostro. Il loro compito è quello di scrivere qualcosa, riempire la pagina, cercare problematiche che non ci sono.È sempre stato così, ora che i risultati sono positivi si cercano altri difetti”

Nella meravigliosa stagione di Sabatino trovare difetti è pressoché impossibile: nelle 27 partire da titolare il centrocampista non ha mai fatto mancare il suo contributo, rendendo superflue le considerazioni sull’estetica.

Ineleganza e scoordinatezza fanno parte del suo gioco con la stessa efficacia dei suoi pregi, creando un’accozzaglia di caratteristiche che l’hanno reso il centrocampista più incisivo del campionato. “Trovare un accordo fra cose di cattivo gusto: ecco l’eleganza”. Se la pensate come Genet, il “portatore d’acqua” rossoblu è il più elegante del campionato.