La Folgore Veregra cerca riscatto, i rossoblu cercano la vittoria. L’analisi

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Il subentrato Grilli prova a risvegliare i veregrensi, reduci da quattro sconfitte di fila

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come nel capolavoro di Beckett, i rossoblu sembrano chiusi in una vorticosa ripetizione, aggrappata a uno scenario sempre identico. Isernia, Giulianova, Amiternina, e ora Folgore Veregra: quattro squadre che lottano per non retrocedere, con un allenatore esonerato in settimana e nulla da perdere.

In tutti i casi i rossoblu sono costretti alle stesse azioni, meccanicamente: non sottovalutare l’avversario, e sconfiggerlo cercando di carpirne le eventuali sorprese. Dopo i 7 punti nelle ultime tre, la squadra di Palladini è a cinque passi (pardon, punti) dalla promozione, che potrebbe essere raggiunta già nella prossima gara.

Tra le ultime avversarie la Folgore Veregra sembra avere l’organico migliore, pur venendo da una striscia di risultati disastrosa: 4 punti in 11 gare, 4 sconfitte consecutive; sfortuna, infortuni e squalifiche spiegano solo in parte quella che – a conti fatti – sembra una crisi identitaria a tutti gli effetti.

Paradossalmente, l’ottimo girone di andata ha messo in difficoltà la squadra; partita per non retrocedere, la compagine gialloblu si è trovata quasi in zona play-off, scoraggiata da un sogno troppo difficile e ammorbidita da un pericolo (allora) troppo distante.

Questo atteggiamento ha portato alla deriva delle ultime partite, in cui la squadra ha mostrato tutte le proprie idiosincrasie, specie sull’aspetto mentale. Dei 12 (!) gol subiti nelle ultime quattro, quasi tutti sono attribuibili a distrazioni difensive: tra palloni persi in disimpegno (4), corner difesi male (2) e disattenzioni varie, la squadra ha molto da rimproverarsi.

Prova evidente è la gara con gli abruzzesi: passati in svantaggio sulla rete di Bucchi (dopo una palla persa in uscita) i gialloblu riescono a pareggiare, con Padovani, ma vanno sotto quasi immediatamente. Neanche un minuto dopo Fuschi e compagni si fanno trovare impreparati su una punizione battuta veloce, e arriva la rete di Merlonghi.

Il terzo gol arriva su una palla banale persa da Mandorlini, in una situazione molto simile allo svantaggio subito con l’Agnonese. Accorciate le distanze con Sbarbati (l’unico veramente pericoloso, per i veregrensi), la squadra ha subito il 4 a 2 finale in contropiede, mostrando – se non altro – voglia di reagire.

I problemi, specie quelli difensivi, restano: i gialloblu hanno grande difficoltà nelle transizioni difensive (specie sulle fasce), e grandi difficoltà nella costruzione dal basso.

Schierata col 4-3-3, la squadra di Zaini aveva bisogno di un supporto costante degli esterni difensivi, chiamati a spingere per garantire un sopporto laterale senza fare indietreggiare eccessivamente le due ali.

Nella prima parte di campionato questo tipo di soluzione ha garantito pericolosità, ma – nelle ultime settimane – è diventata la principale debolezza. Con i tre centrocampisti poco attenti difensivamente, e i due centrali troppo lenti negli scivolamenti laterali, la squadra si è spesso trovata scoperta, subendo più del dovuto.

La squadra perde palla in costruzione: tutti e due i terzini sono in posizione avanzata, e gli attaccanti leoncelli possono attaccare in situazione di due contro due. Arriverà il tiro di Ragatzu, e un’occasione clamorosa in ribattuta.

Dopo le sconfitte con Agnonese e Jesina, Zaini – conscio del problema – aveva provato a coprire maggiormente le fasce, schierando la squadra col 4-4-2 contro la Recanatese.

Il doppio uomo sulla catena laterale ha dato maggiore copertura, ma ha aggravato i problemi in fase di uscita del pallone: senza il terzo uomo con cui triangolare i gialloblu sono spesso andati in affanno, senza mai riuscire a ricevere fronte alla porta.

Il vantaggio della Recanatese (non a caso) arriverà proprio su una palla persa a metà campo, impreziosita dal gran colpo di Miani.

I rossoblu dovranno insistere sui difetti dei folgore-veregrensi, consci di poter vincere la gara insistendo anche (soprattutto) sul piano mentale. Con un atteggiamento aggressivo in fase di non possesso i gialloblu potrebbero incappare nelle (solite) difficoltà di gestione del pallone, facilitando il compito offensivo di Titone e compagni.