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I rossoblu battono la Jesina aggiudicandosi i tre punti, la vittoria del campionato, e un futuro migliore

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dalla vittoria di Matelica in poi il campionato dei rossoblu è stata una lenta e inesorabile marcia verso la certezza matematica del titolo, un rallentamento fastidioso ad una festa che non aspettava altro che d’esplodere.

Eppure, la vittoria sembra arrivata nel momento giusto: in una settimana i rossoblu hanno festeggiato il 93esimo anno della società, i 60 anni dalla promozione in B e l’agognato ritorno tra i professionisti, chiudendo un cerchio perfetto e senza alcuna sbavatura.

La gara con la Jesina attesta quanto, di Palladini, ci sia in questa vittoria: la squadra di Bugari ha giocato una partita contro i rossoblu, con un impianto tattico studiato appositamente per soffocarne i pregi; dopo l’iniziale sorpresa l’allenatore ha riorganizzato la squadra con reattività ed efficacia, trovando – come sempre – il chiavistello tattico per sbloccare la partita.

L’inizio dei rossoblu – fomentati da uno stadio ferocemente caloroso – è stato promettente: dopo neanche trenta secondi Sabatino ruba una palla sulla trequarti e serve Palumbo, che guadagna corner. Sull’angolo arriva la traversa di Titone, e la convizione – destinata a spegnersi – di una partita già decisa.

Scampati all’impatto iniziale i leoncelli iniziano la loro partita, costringendo i rossoblu a ridurre i giri. La squadra di Bugari sorprende tutti con un 3-5-2 mobile, basato su una gestione fluida delle varie fasi di gioco.

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il modulo messo in campo dalla Jesina

In fase di possesso i biancorossi cercano – essenzialmente – l’occupazione del centro allo scopo di liberare spazio sugli esterni. Con i tre centrali di centrocampo e i due attaccanti sempre stretti, i padroni di casa – per non sguarnire il centro – sono costretti a lasciare spazio sulle fasce, occupate costantemente dei due esterni biancorossi.

I rossoblu sono sorpresi, e per buona parte del primo tempo sono costretti a limitarsi nel recupero reattivo del pallone, cercando di sporcare i cross dei biancorossi e vincere sulle palle alte. Il vantaggio arriva più per volontà che per virtù: sugli sviluppi di una rimessa Titone raccoglie palla sulla sinistra, serve Barone e si butta in area, dove il tocco del centrocampista, sporcato da Sorrentino e Tavoni, finisce proprio al numero 7: uno a zero.

Il gol sembra l’inizio della festa, ma Frulla – con un bel destro da fuori – riporta immediatamente la squadra alla realtà, costringendo i rossoblu a fare i conti con i restanti 70′ di partita.

Nel momento in cui i padroni di casa cercano di fare la gara, ci si inizia ad accorgere dell’ottima fase difensiva degli ospiti. In fase di non possesso i biancorossi soffocano i rossoblu con un attento gioco di posizione, consolidato da alcune marcature a uomo. Quando la Samb è in possesso Trudo va in marcatura su Barone (isolandolo), mentre i due esterni (Sassaroli e Carnevali) coprono Titone e Palumbo. L’altra punta (Pierandrei) va in disturbo sui centrali, costringendo la Samb a gestire il possesso coi terzini.

Quando ricevono palla, Flavioni e Pettinelli trovano l’esterno di fascia marcato, l’appoggio escluso dalle due punte, e le due mezzali prese in consegna dai centrocampisti. L’unica soluzione – spesso – è il lancio lungo, mai efficace.

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Flavioni riceve palla e non ha soluzioni di gioco. Pierandrei e Trudo marcano centrale e mediano, mentre Titone è controllato da Sassaroli. Sabatino si alza sulla trequarti, ma viene preso in consegna da Arati

Viste le difficoltà della squadra in fase di costruzione, Palladini decide di mettere un uomo in più tra le linee, in modo da aprire ulteriori linee di passaggio alle spalle del centrocampo leoncello. Già alla mezz’ora Titone inizia a giocare da seconda punta, con Palumbo a sinistra e Baldinini largo a destra.

Il cambio di modulo crea un doppio corto circuito, nella difesa ospite: con Sabatino e Barone molto più bloccati davanti alla difesa i centrocampisti leoncelli cono costretti a pressare più alti, scoprendo spazio alle spalle – dove Titone – svariando su tutto il fronte offensivo – inizia a ricevere palla con continuità.

La partita cambia. I rossoblu iniziano a trovare la via della porta con più regolarità, e al 40esimo tornano in vantaggio: Palumbo si libera sulla sinistra e mette in mezzo per Baldinini, che – stoppando – serve un cioccolatino a Sorrentino. Il centravanti rossoblu (perché, checché se ne dica, lui è un centravanti) ringrazia e segna il gol del 2 a 1, frantumando ogni record di decibel.

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il 4-4-2 dei rossoblu, nel secondo tempo

Nella ripresa Bugari cerca di limitare i danni cambiando atteggiamento, con la squadra molto più a protezione del centro, e i due esterni lasciati più liberi.

Dal canto suo, Palladini conferma  la scelta del primo tempo inserendo Pezzotti per Baldinini. Con due esterni sul piede forte i rossoblu iniziano a sfruttare a pieno le fasce laterali, dove la squadra decide di consolidare il possesso.

Nel finale la Jesina prova il tutto per tutto inserendo un esterno offensivo (Cameruccio) per un centrale (Compagnucci), riordinando la squadra col 4-3-3. Il nuovo assetto garantisce più pericolosità offensiva (arriverà un’occasione clamorosa per Cameruccio, fermato sulla linea), ma apre inesorabilmente spazi ai rossoblu, che – con Pezzotti e Titone – sfiorano più volte il gol del k.o.

I rossoblu tengono la partita fra i denti fino al 94esimo, portando a casa l’ultima, fatale vittoria. A fine gara la sensazione che avvolge lo stadio è quasi irreale; la gioia quasi bambinesca dei tifosi è la migliore risposta a un decennio di esperienze traumatiche e umilianti, ennesima prova che fallimenti e retrocessioni possono colpire la Samb, ma non potranno mai ucciderla.

Il campionato vinto nel 2013 – un sogno, poi un incubo – è stato finalmente riscattato, liberando i rossoblu da quell’assillante ossessione. Tornando a ciò che era stato guadagnato già tre anni fa, i rossoblu si sono guadagnati il diritto di poter pensare finalmente al futuro. Un futuro che – alla luce di queste premesse – non deve essere altro che luminoso.