5 storie assurde dall’assurdo 2018 della Serie C

Serie C 2018

Parte 2

Rotolando verso Sud – La Viterbese nel girone C

Si è risolta con un nulla di fatto, ma per alcune settimane ha provocato più di qualche grattacapo ai dirigenti della Lega Pro. La protesta della Viterbese è nata da una costola del caos estivo del format della Serie B, un braccio di ferro tra leghe che è ancora lontano dal concludersi.

Riassumendo in poche righe: la Lega di B in estate ha deciso di ridurre il numero di partecipanti al campionato cadetto da 22 a 19. Tale scelta ha portato all’esclusione di ben 3 ripescate, che sarebbero dovute uscire da un gruppo più ampio formato da Pro Vercelli, Novara, Entella, Siena, Ternana e Catania. Dopo mesi di corsi, ricorsi e mancate assunzioni di responsabilità, il calcio italiano ha deciso che ormai la frittata era fatta e tanto valeva lasciare tutto così com’è: Serie B a 19 squadre e tutte le ripescabili in Serie C.

La conseguenza immediata è stata il cambiamento della suddivisione dei tre gironi di Serie C, con la Viterbese che è slittata dal raggruppamento A al C, quello delle meridionali. Peccato che il patron della Viterbese sia un certo Piero Camilli, divenuto una sorta di modello del “presidente vulcanico”.

Con un comunicato dai toni fortissimi, la società gialloblu ha annunciato l’intenzione di non scendere in campo fino a quando non sarebbe stata modificata la composizione dei gironi, con il ritorno della Viterbese nel raggruppamento delle squadre del nord. “La Viterbese Castrense, dopo l’annosa questione dei ricorsi risoltisi in maniera indecorosa, viene inserita nel girone C, il che vuol dire avere nell’arco di 300 chilometri 15 squadre ed essere collocati in un girone in cui la nostra società, che è ai confini con la Toscana, è costretta a sobbarcarsi trasferte di 1240 chilometri di media, con tutte le conseguenze a livello economico e logistico.

Contestiamo in toto la composizione dei gironi e chiediamo che vengano rimodulati evitando penalizzazioni economico-logistiche alla nostra società. In caso contrario, comunichiamo fin da ora la nostra ferma e irrevocabile intenzione a non partecipare al campionato di Lega Pro, liberando immediatamente atleti e staff nel numero di 43 elementi“.

L’ammutinamento di Camilli è durato fino al mese di novembre, quando la squadra è tornata in campo contro il Rieti in un derby poi vinto dall’ex società di Franco Fedeli. Oggi la Viterbese ha all’attivo solo 12 partite giocate rispetto alle 19 delle avversarie: un’anomalia che, in qualunque altro contesto, sarebbe risultata inaccettabile ma che, nell’assurda estate italiana, ha rappresentato una semplice aggiunta di tragicomicità.

Al doriano non far sapere… 

Come si può rovinare, in una manciata di giorni, un inizio di campionato andato oltre le più rosee aspettative? Basta chiedere alla Vis Pesaro. La società marchigiana è riuscita a trascorrere delle vacanze natalizie a dir poco agitate nonostante l’incredibile quinto posto in classifica. Il lavoro di mister Colucci e delle sua squadra è stato vanificato da due polemiche dal forte sapore masochistico.

Il primo (e più grave) episodio ha come protagonista Roberto Bizzocchi, co-presidente della società marchigiana. Nel corso di una diretta facebook, il dirigente vissino ha dichiarato: “Ferrero a Genova non conta niente, i soldi li mette una famiglia importante. E’ un uomo messo li per fare marketing, credo sia anche stipendiato“. Parole pronunciate con leggerezza e che hanno provocato la prevedibile stizza della Sampdoria, società che in estate ha voluto siglare una partnership con la Vis Pesaro girando in prestito diversi elementi del prolifico vivaio doriano nelle Marche

I marchigiani hanno provveduto a destituire immediatamente Bizzocchi dalla carica dirigenziale, ma ormai la frittata era fatta: la società ha dovuto far fronte alle tantissime polemiche piovute addosso soprattutto dai tifosi vissini, imbufaliti per il clamoroso errore commesso in un momento tanto positivo.

Il secondo episodio riguarda Andrea Petrucci, uno degli elementi più forti a disposizione di mister Colucci. In data 27 dicembre, con un comunicato ufficiale di poche righe, la società marchigiana aveva annunciato l’addio con il giocatore: “La Vis Pesaro comunica che il giocatore Andrea Petrucci è stato messo fuori rosa, con effetto immediato, per motivi disciplinari. Essendo il giocatore di proprietà di Carpi, la società provvederà a risolvere l’accordo di prestito, per permettergli di trovare una nuova sistemazione durante il mercato invernale”. Nel giro di 48 ore, però, arriva il clamoroso passo indietro: “Oggi siamo più forti di ieri – scrive il comunicato del club -. Lo spogliatoio riabbraccia e perdona Petrucci. Siamo una grande famiglia. Forza Vis!”. Di lì a poche ore Petrucci riuscirà a rendere ancora più comico il tira e molla, facendosi espellere per doppia ammonizione nella gara contro la Triestina. Caso risolto, per ora, e niente addio per il talentuoso esterno d’attacco.

Casertana, D’Agostino se ne va… anzi, no.

Prendete una società che dichiara di avere grandi, grandissime ambizioni. Questa società si rende protagonista di un mercato estivo trionfante, portando in Serie C giocatori del calibro di Angelo D’Angelo e Luigi Castaldo (bandiere dell’Avellino), Antonio Vacca (reduce dalla promozione in A con il Parma), Antonio Zito (in B con la Salernitana) e Antonio Floro Flores oltre a diversi elementi di provato valore per la categoria. Dopo 19 giornata, questa squadra si trova solo al nono posto e dista ben 20 punti dalla capolista. Cosa provereste, voi, al posto dei tifosi di tale squadra?

La risposta, nel caso della Casertana, è solo una: una frustrazione infinita. Quando le basi sono tanto promettenti, ma i risultati profondamente deludenti, risulta difficile portare avanti un’analisi razionale e la delusione dell’ambiente si scatena su tutto ciò che è a portata di mano: allenatore (esonerato), giocatori, direttore sportivo e, naturalmente, il presidente. Il numero 1 della Casertana è Giuseppe D’Agostino, un imprenditore accostato più volte alla Sambenedettese e facente parte della ipotetica “cerchia di Lotito”, gruppo di dirigenti nel mondo del calcio italiano che vantano un rapporto d’amicizia con il proprietario della Lazio. D’Agostino ha sperimentato sulla propria pelle gli estremi che può raggiungere la rabbia di una piazza passionale: al termine della gara casalinga contro la Reggina, persa per 1 a 0, i tifosi hanno manifestato tutta la loro rabbia per i cattivi risultati della squadra.

Nel corso della protesta, due pietre sono state lanciate verso il presidente D’Agostino e la sua famiglia, che stazionava nel piazzale antistante gli spogliatoi. Una pietra ha colpito la camionetta dei Carabinieri; l’altra ha ferito il genero del presidente, che è stato immediatamente trasportato in Ospedale per le cure e gli accertamenti del caso. L’episodio ha portato D’Agostino ad annunciare l’imminente passo indietro e la consegna del club nelle mani del sindaco di Caserta per la cessione. Nel giro di poche ore, però, il patron rossoblu sembra aver cambiato idea: merito di un lungo faccia a faccia con il sindaco Marino. Che sia merito del carisma del primo cittadino, o ci siano altri motivi dietro, non è dato sapere: per ora l’unica certezza è che Giuseppe D’Agostino sarà al timone della Casertana fino al termine della stagione.

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