Monza-Samb: un gol cambia tutto?

Analisi tattica Monza-Samb

Il siluro di Anastasio al 96esimo ha regalato i tre punti al Monza, disfacendo la prestazione dei rossoblu. Il gol cambia tutto? L’analisi tattica di Monza-Samb


Questo 2019 non è stato semplice, per la Sambenedettese. Dopo aver chiuso l’anno col fiatone i rossoblu sembravano pronti ad affrontare il girone di ritorno in discesa, ma i primi inciampi della stagione (coi soliti infortuni, le solite squalifiche) e un calciomercato deficitario (l’unica aggiunta è stata Fissore, uno dei tre acquisti annunciati, con D’Ignazio a sostituire Gemignani) hanno finito per accorciare l’autonomia della squadra, arrivata a Monza coi cerotti.

Roselli è arrivato in Brianza senza Rapisarda, un giocatore senza sostituti naturali, e Miceli, autore dei gol decisivi contro Teramo e Giana Erminio. Le assenze hanno costretto il tecnico a stiracchiare ulteriormente la squadra, riproponendo Celjak sulla fascia destra e rischiando un Cecchini ancora acciaccato sulla fascia sinistra. La presenza di due laterali poco adatti per risalire il campo (uno per caratteristiche, l’altro per condizione fisica) ha spinto Roselli a riorganizzare la struttura della squadra, aggiungendo un altro giocatore sulla trequarti insieme a Calderini.

Per il resto, poche novità: davanti a Pegorin giocavano gli unici centrali disponibili, Zaffagnini, Biondi e Fissore, protetti da Gelonese e Signori, in mediana; davanti il trio composto da Ilari, Stanco e Calderini.

XI Monza-Samb

Il modulo dei rossoblu, con Ilari sulla trequarti; dall’altra parte il Monza schiera un assetto molto fluido, con Chiricò largo a destra, e D’Errico che si alternava tra la fascia e la mezzala sinistra

Due assetti particolari

Il 3-4-3 non era una soluzione nuova, per i rossoblu, ma per molti versi era nuova la sua interpretazione. Ilari e Calderini hanno avuto un ruolo molto particolare, perché oltre a supportare Stanco dovevano ottemperare anche ad alcuni compiti di Celjak e Cecchini, dando ampiezza alla squadra in fase di uscita. I due dovevano quindi allargarsi ad inizio azione, aiutare a consolidare il possesso e poi rialzarsi sulla linea offensiva, dove assumevano il solito assetto asimmetrico, con Ilari vicino a Stanco e Calderini largo a sinistra.

Monza-Samb

Il 3-4-3 dei rossoblu

La scelta aveva i suoi motivi anche in fase difensiva. La squadra di Brocchi è scesa in campo con un assetto molto più particolare di quanto suggerissero i nomi in formazione. In fase di possesso il Monza partiva con una specie di 4-3-3, con Chiricò largo a destra, Brighenti centrale e Marchi decentrato sulla sinistra, mentre a centrocampo Armellino e D’Errico restavano ai lati di Fossati, per dare supporto alla fase di uscita.

Ma una volta che la palla arrivava nel secondo terzo di campo la squadra aveva grande libertà: Marchi si stringeva al fianco di Brighenti e D’Errico si allargava sulla fascia sinistra, salvo accorciare di nuovo dentro per dare spazio alle discese di Anastasio sulla fascia; stesso lavoro per Chiricò, che tagliava dentro permettendo le discese di Lepore.

La fase difensiva dei rossoblu

La Samb non si fa trovare impreparata. Si vedono alcune costanti tattiche delle ultime settimane – su tutte, la doppia marcatura a uomo dei “terzi” di difesa sugli attaccanti avversari – ma anche qualche novità interessante, per soffocare le fonti offensive del Monza in modo attivo anziché passivo.

Rispetto alle ultime settimane i rossoblu sono tornati a pressare un po’ più in alto, almeno a tratti, con Stanco in marcatura su Fossati e Gelonese stretto su Armellino, impedendogli la ricezione. A dare copertura sugli esterni ci pensavano Ilari e Calderini, in modo da schermare il passaggio laterale senza far alzare Celjak e Cecchini.

Monza-Samb

La fase difensiva della Samb: Gelonese si alza in pressione insieme a Stanco, Calderini e Ilari a copertura degli esterni, Cecchini basso su Chiricò, Fissore e Zaffagnini sui due attaccanti. Notare anche i gesti della difesa e di Celjak, che chiamano la marcatura a Fissore e Ilari 

Cecchini restava spesso in linea difensiva, in copertura su Chiricò, ma dall’altra parte Celjak si posizionava molto più alto e stretto, probabilmente per dare più compattezza centrale alla squadra, “orfana” di un giocatore in mediana. Un atteggiamento simile richiedeva grandissima attenzione, sia nel mantenere i compiti di marcatura che nel adattarsi ai vari contesti durante la partita.

Emblematico, in questo senso, è il lavoro di Celjak e Ilari. Il centrocampista ha fatto due-tre ruoli nella stessa partita: esterno nella fase di uscita della squadra, mezzala in fase di non possesso e trequartista in fase offensiva; stesso discorso per il croato, che iniziava la fase difensiva giocando quasi da mediano, pronto a seguire i movimenti in avanti di D’Errico, ma se Anastasio scendeva sulla fascia doveva tornare basso sul’esterno, scambiando la marcatura con Ilari.

I cambi di marcatura tra Celjak e Ilari

La qualità fa la differenza

Dal canto suo, il Monza si appoggiava molto alle grandi qualità tecniche della squadra, risolvendo tanti problemi tattici. In fase di uscita la palla poteva essere gestita praticamente da tutti i giocatori della retroguardia, e spesso ovviava alla marcatura dei giocatori a centrocampo portando avanti la palla coi due centrali difensivi. Il primo squillo della squadra arriva proprio da un’iniziativa di Scaglia, che al 5′ arriva fino alla mediana e lancia lungo per Brighenti, coperto da Zaffagnini.

Nel primo quarto d’ora la squadra di Brocchi tiene il possesso, ma i rossoblu si coprono senza correre pericoli. L’unico tiro verso la porta era arrivato al 3′, quando Marchi aveva provato a fare un altro dei suoi gol geniali da posizione improbabile, approfittando di un rilancio sbagliato di Pegorin. Al 15esimo minuto cambia la partita: battuta in mezzo di Anastasio, Pegorin respinge coi pugni e la palla arriva a D’Errico, che semina due avversari, ne evita un terzo e regala a Brighenti il gol dell’uno a zero.

Pochi secondi dopo, la risposta dei rossoblu: lancio di Biondi per Stanco, che spizza per l’inserimento di Calderini. L’attaccante viene atterrato da Lepore, si prende il rigore e segna il pareggio. L’uno a uno è uno schiaffo pesante, per il Monza, che nei minuti successivi decide di aggredire ancora di più la partita.

La pressione sui rossoblu

I brianzoli mettono subito grande pressione alla squadra di Roselli, che finisce per arretrare sensibilmente il baricentro della linea difensiva. La Sambenedettese mantiene le marcature anche con la squadra schiacciate, il che facilita alcune letture individuali, ma a volte finisce per esporre la linea difensiva.

Monza-Samb

Signori segue il taglio di esterno di un avversario, Gelonese resta largo a copertura di Armellino; in mezzo si crea una voragine per Fossati

La squadra brianzola ci prova molto da fuori (con Marchi, Anastasio e Fossati), ma l’unica parata impegnativa di Pegorin è nel finale di primo tempo, sugli sviluppi di un corner, con il tentativo di D’Errico. Nella ripresa il Monza mantiene il canovaccio della gara, e dopo 7 minuti – sull’ennesimo tiro da fuori, stavolta di Anastasio – Pegorin sbaglia la respinta, e Marchi lo punisce con un tap-in.

La reazione dei rossoblu

Il vantaggio spinge l’inerzia dalla parte del Monza, che prende controllo della gara, approfittando delle difficoltà offensive dei rossoblu. Nei minuti successivi Roselli prova a dare nuova spinta alla squadra, inserendo prima Russotto, poi Rocchi e infine Di Massimo. La Samb mantiene il 3-4-3, e finisce la partita con Rocchi a destra, Di Massimo seconda punta e Russotto largo a sinistra.

I cambi danno ragione a Roselli, perché i nuovi entrati cambiano la partita: al 72esimo Russotto va a prendere palla sulla propri metà campo, rientra sul destro e si inventa un lancio perfetto in direzione di Stanco, che lascia scorrere per Di Massimo, riceve il suo appoggio di tacco e infila la palla sotto la traversa.

Il lancio di Russotto, il tacco di Di Massimo e la conclusione di Stanco: tutto bellissimo

Il lungo finale di partita

Il pareggio fa imbizzarrire la gara, che nei minuti successivi – con le due squadre stanche e molto allungate – inizia a giocarsi sui lunghi ribaltamenti di fronte da una parte all’altra del campo. Il Monza ci prova con più convinzione, ma è la Samb ad avere le occasioni migliori, prima con Stanco e poi Russotto.

Negli ultimi minuti Brocchi corre ai ripari sostituendo Marchi per Lora (un centrocampista), ma i suoi continuano a cercare una lunga, incessante sequela di cross verso il centro dell’area di rigore. La Samb resiste quasi fino alla fine: al 96esimo, Anastasio prende palla sulla trequarti e spara un sinistro imparabile sotto all’incrocio, mettendo una pietra tombale sulle partita.

Un gol cambia tutto?

Il gran gol di Anastasio dà ragione a Brocchi (che nel post partita dirà di aver sostituito un attaccante “per scardinare la difesa bassa della Samb”, salvo appropriarsi dei meriti per il gol finale perché “la difesa era schiacciata”) e punisce Roselli, che dalla lunga striscia di risultati utili si trova a dover discutere un 2019 da 5 punti in quattro partite.

La prestazione dei rossoblu, al solito, è rimasta un argomento secondario, schiacciata tra le proteste per il gol a tempo scaduto e i soliti dibattiti sulla preferenza di questo o quel giocatore. La Samb esce dal Brianteo con una sconfitta pesante, ma – a dispetto delle tante critiche che son seguite – la partita resta positiva. Ancora una volta la squadra di Roselli ha dimostrato di poter essere più forte della somma delle sue individualità, sopperendo alle continue assenze e alzando il livello a seconda dei bisogni della partita.

In casa di una delle (nuove) corazzate del campionato, la Samb ha subito solo in tre occasioni, sugli sviluppi di un calcio piazzato e due tiri da fuori. Dettagli piccoli ma importanti, che fanno la differenza tra una grande squadra e una normale. La Samb non è nel primo gruppo, ma ha dimostrato di potersela giocare con tutti.

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