La Samb e il ruolo dell’allenatore: intervista a Valerio Quondamatteo

Quondamatteo, Samb

Valerio Quondamatteo: seconda parte

Avevate scelte obbligate, ma in molti vi hanno rinfacciato la mancanza di un atteggiamento più offensivo.

Abbiamo ricevuto molte critiche, ci hanno detto che ci accontentavamo, o non giocavamo per vincere, ma se parliamo di vincere le partite le statistiche parlano chiaro. Nel calcio un gol non subito vale mediamente 2.5 punti, e un gol fatto solo 1.2 punti. Per vincere bisogna fare gol, ma la solidità difensiva è fondamentale. Si può discutere sul metodo, perché ci sono diversi modi per difendersi: non concedendo spazio agli avversari, o tenendo il possesso (e la palla) lontano dalla porta. Quella è una questione di scelte, ma le scelte vanno fatte anche in base alla tua squadra e agli avversari.

Nessuno gioca per pareggiare: a volte provi a vincere, poi vedi che la partita si mette in un altro modo e decidi di tenerla viva per sbloccarla con un episodio. Quello della scorsa stagione è stato un girone molto equilibrato, molto fisico, dove ogni punto è pesato tantissimo.

Basta vedere Pordenone e Triestina: hanno vinto lo stesso numero di partite, ma il Pordenone ne ha pareggiate tre in più e ha vinto il campionato.

Vero. Un’altra cosa che ho sentito è che tre pareggi valgono come una vittoria e due sconfitte… un discorso pretestuoso. Con tre pareggi concedi 3 punti agli avversari e resti imbattuto, il che è importante a livello psicologico; con una vittoria e due sconfitte concedi 6 punti, e reagire dopo due sconfitte non è affatto semplice, anzi.

Eppure siete stati molto criticati, soprattutto per i pareggi.

A volte le critiche sono costruttive, a volte no. Un tifoso ha il diritto di dire se la partita gli è piaciuta o no, o se la squadra gli è piaciuta o no. Diverso è quando senti che se avesse giocato X per Y avremmo vinto, o se si fosse messo X per Y avremmo rimontato; certe discussioni senza approfondimento sono quelle che danno più fastidio. Io ricordo i tifosi che ad ottobre sono venuti al campo dell’Agraria, e ricordo che ci veniva chiesto di non arrivare ultimi. Quei tifosi hanno riconosciuto il nostro lavoro, mentre altri già a dicembre si sono messi a parlare dei primi tre posti. C’è bisogno di equilibrio.

Roselli e Quondamatteo

Molta pressione è venuta anche dall’alto, o no?

Personalmente la pressione l’ho sentita soprattutto all’inizio, quando c’era bisogno di allontanarsi dagli ultimi posti della classifica; raggiunta una certa posizione eravamo abbastanza tranquilli, i problemi sono arrivati solo verso la primavera quando abbiamo avuto la prima crisi di risultati.

In mezzo c’è stato il mercato di gennaio, che però non vi ha aiutato molto. All’inizio si era parlato di tre innesti, alla fine (considerando che Fissore è arrivato in cambio di Gemignani) ce n’è stato solo uno.

Sui discorsi di mercato non sono mai entrato, a prendere le decisioni c’era il direttore Fusco, che è una persona molto preparata. Si è consultato col mister, ovviamente, ma oltre al livello tecnico subentrano anche altre variabili. A gennaio venivamo da un periodo molto favorevole, probabilmente si è pensato di poter continuare senza troppi ritocchi. Purtroppo nella seconda parte della stagione siamo calati fisicamente, e non ci siamo mantenuti ai nostri livelli.

Il tormentone della stagione – ripetuto allo sfinimento – è stato che bisognava impostare una squadra d’attacco perché la Samb segnava e giocava bene quando andava in attacco, e prendeva gol quando difendeva. Però nessuno è mai arrivato a pensare che una squadra riesce ad attaccare quando sta andando bene, ed è costretta a difendersi quando va male.

Diciamo che è più facile spiegarlo agli addetti ai lavori. Un uomo di calcio non ti fa mai una questione simile, ma è difficile spiegarlo a chi non ha mai giocato. Ci sono cose che bisogna leggere al di là del risultato della singola gara, se non hai vissuto i campi non le puoi capire. Ci sono state delle gare in cui ci hanno detto che eravamo tutti dietro, ma in realtà attraversavamo un momento particolare della gara, o avevamo un calo fisico, e in queste situazioni se ti scopri rischi solo di prendere gol. Ogni partita ha una sua storia, ma spiegarlo a persone che non fanno il mestiere non è semplice.

Giorgio Roselli

Però molti di questi erano gli stessi che andavano in tv a dirvi come far giocare la squadra.

Il problema del calcio in Italia è che tutti possono scendere nei dettagli tecnici. Se io vedo una casa posso dire che mi piace o non mi piace, ma non posso dire all’ingegnere dove mettere le fondamenta. Le opinioni sono sacrosante, ma non si può scendere nel tecnico senza conoscenze. C’è una tendenza alla semplificazione, vengono banalizzati concetti che in realtà sono molto più complessi. Si parla sempre col senno di poi, e quando si perde è facile dire che bisognava fare altrimenti. Se perdi giocando all’attacco sei troppo offensivo, se perdi stando dietro è colpa tua perché non l’hai provata a vincere.

Ti faccio un esempio: Samb-Ravenna, dove eri in panchina al posto di Roselli (squalificato). Buonissima prestazione, diverse palle gol, bel gioco: avete perso 1 a 0 e siete stati massacrati.

In quella partita giocammo molto bene, creando 4-5 palle gol nitide, poi abbiamo preso un gol in contropiede e per molti la partita è diventata una catastrofe. Il paradosso è che tutti ci chiedevano un gioco “migliore”, più offensivo… in quella partita è successo, ma visto che abbiamo perso non andava più bene. Altre volte ci hanno detto che abbiamo fatto delle buone gare, anche magari l’avevamo vinta solo con un piazzato o un contropiede, e si parlava di cinismo. Che significa, se si vince si gioca sempre bene e se si perde si gioca sempre male? Le partite non si devono leggere solo con il risultato, quello è solo uno di tanti indici che ti fanno misurare la prestazione di una squadra. Se la squadra fa buone prestazioni i risultati arrivano, non si può buttare via tutto.

Una cosa che sfugge a molti è che dall’altra parte c’è un avversario che fa tutto per metterti in difficoltà. Se in quel momento l’avversario è ispirato, ha una buona condizione fisica e non sbaglia nulla c’è poco da fare. Nel calcio sono fondamentali gli uno contro uno, se vinci quelli vinci la partita; se perdi gli uno contro uno la tattica e i moduli diventano fuffa. Tu puoi studiare e preparare la partita in un certo modo, ma se agli avversari riesce tutto la partita diventa come la vogliono loro.

Ternana-Samb

Le aspettative intorno alla Sambenedettese sono troppo alte, secondo te?

La nostra è una piazza importante e con una grande storia, e il ricordo della mitica Samb della Serie B è vivo per tutti. A San Benedetto abbiamo una tifoseria spettacolare, che meriterebbe altri palcoscenici, ma certe volte questa grande forza ci fa perdere di vista la realtà di oggi.

In Serie C ci sono molte squadre attrezzate, con centri sportivi di livello e budget di gran lunga superiori alla media; molte di queste sono anche piazze importanti, che a loro volta reclamano il loro spazio. Non dobbiamo fare l’errore di sottovalutare gli avversari, perché una volta che ti crei false aspettative è facile rimanere delusi.

È un po’ quello che è successo lo scorso anno, no? In sala stampa ho sentito anche chi faceva la conta dei punti dal Pordenone.

Si erano create aspettative troppo alte, e in questo caso arrivano sempre grandi delusioni; in questi casi si cerca sempre un colpevole, perché se dici che la squadra era forte non puoi ammettere che c’è un problema… Alla fine si fa sempre la stessa cosa: si scaricano le colpe sull’allenatore. Una rosa di 20 giocatori ha di 80 mila formazioni possibili, significa che quando va male la scusa si trova sempre, è matematico: su 80 mila possibilità non farai mai la formazione numero 1.

Quando facciamo la formazione non sappiamo mai se un giocatore ci darà 7, 10 o 4. Quando prepari la squadra immagini la partita in un determinato modo, poi puoi accorgerti che la scelta non va bene, ma sono cose che puoi sapere solo col senno di poi. E anche sapendo questo, non è detto che con altre scelte sarebbe andata sicuramente meglio. Al mister sono state date colpe eccessive in una situazione non facile, non c’è stato rispetto del ruolo.

Durante l’anno sono piovute critiche da tutte le parti, soprattutto in conferenza stampa. Queste critiche hanno pesato sulla tranquillità del mister, secondo te?

Sono sincero, uno degli aspetti che più mi piaceva di Roselli era il modo in cui gestiva la sala stampa. Sicuramente sarà qualcosa che cercherò di rubargli, in futuro. Nella seconda parte della stagione abbiamo avuto un grave calo fisico, e i problemi sono nati da lì. Durante la stagione avevamo chiesto tanto ai ragazzi: c’erano tante partite ravvicinate e spesso eravamo in emergenza. Nel nostro caso il problema fisico è diventato anche tecnico, perché non avevamo la forza di risalire campo, né cercare la riconquista veloce. Basta guardare la partita di Trieste: quando non siamo più riusciti a stare dietro agli avversari siamo crollati. Quando non hai gamba devi avere il possesso: noi non avevamo quelle caratteristiche, e non avendoci lavorato abbastanza c’era difficoltà.

Ravenna-Samb

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