Come gioca il Pordenone

Analisi tattica dei ramarri, prossimi avversari dei rossoblu


SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel campionato delle grandi contendenti, il Pordenone è riuscito nella (non banale) impresa di dimostrarsi al livello delle prime per il gioco prima che per i giocatori. Nonostante qualche battuta d’arresto la squadra friulana si è dimostrata una delle più continue del campionato, con appena tre sconfitte (una in più del Venezia), il miglior attacco (33 reti) e una serie positiva che dura da otto partite.

Principi

Tra le squadre di alta classifica i ramarri sono gli unici ad aver cambiato più moduli, sempre mantenendo stilemi di gioco molto definiti. I neroverdi hanno giocato – indifferentemente – con due e tre punte, alternando 4-3-3, 4-2-3-1 e il 4-3-1-2. Ma, come dice Guardiola, i moduli sono numeri del telefono: a prescindere dallo schieramento la squadra di Tedino non cambia, mantenendo principi di gioco solidi e coerenti.

Il Pordenone ha una vocazione – più che offensiva – di controllo: la squadra cerca sempre di avere il pallone tra i piedi conscia che (oltre ad attaccare) è il modo migliore di difendersi. Questa ricerca si basa su un’interpretazione molto fluida delle posizioni e delle fasi di gioco: spesso si vedono terzini stringere la posizione per marcature preventive, in altri casi le mezzali si comportano da esterni mentre gli attaccanti arretrano fino a centrocampo per dare un’opzione di gioco.

La costante ricerca dell’ampiezza, in tal senso, dà un vantaggio strategico: dilatando il campo la squadra ha l’opportunità di muoversi al centro con la maggiore libertà possibile, garantendo al portatore sempre due opzioni di gioco.

Il possesso del Pordenone: ricerca dell’ampiezza, più opzioni di gioco e coraggio nelle verticalizzazioni

Grazie a questa capacità di controllare il possesso, il Pordenone ha la possibilità di costruire l’azione nel modo più congeniale possibile, a prescindere dall’assetto e dalla pressione dell’avversario.

Le armi offensive

Oltre alle idee, poi, c’è la qualità: i ramarri giocano sempre con (almeno) tre giocatori offensivi, a cui si aggiunge un regista puro (Burrai) e una mezzala come Misuraca, nato come seconda punta.

L’exploit realizzativo di Arma (già 12 reti, 5 su rigore) si spiega anche con i suoi compagni: l’attaccante marocchino fa un grandissimo movimento su tutto il fronte offensivo, dando superiorità e un appoggio sui palloni alti, ma viene ricompensato con tante occasioni da gol. L’attaccante tira, in media, il 43% delle volte in cui tocca il pallone, beneficiando delle giocate di compagni di reparto come Cattaneo e Berrettoni, già 13 assist in due.

Difesa d’attacco

Per supportare una fase offensiva del genere, che presuppone molti giocatori oltre la linea del pallone, i ramarri hanno una fase di recupero molto aggressiva: la squadra sfrutta la presenza intorno al pallone per andare subito a caccia del recupero, a costo di scoprire spazio alle sue spalle.

In fase di difesa posizionale la squadra è più accorta, con i tre giocatori offensivi in disturbo sul primo possesso e il resto della squadra che si apre per isolare il portatore ed attaccare il pallone. Anche qui l’interpretazione è molto fluida, coi giocatori che agiscono guardando pallone e avversario, a prescindere dalle posizioni.

Pressione e isolamento

Equilibri

Col procedere del campionato la squadra di Tedino ha affinato sempre di più le proprie armi, riuscendo a limitare al minimo i rischi (fisiologici) di un gioco così impositivo. Una ricerca del genere nasconde comunque fallibilità, specie nei singoli – che al minimo errore rischiano di far saltare la catena.

Oltre alla limitazione di Arma (specie nel gioco aereo), ogni possibilità di vittoria sta nello sfruttare le piccole imperfezioni nei meccanismi dei ramarri, capitalizzando al massimo gli spazi lasciati alle loro spalle e tra le linee durante le fasi di transizione. L’assenza di Burrai potrebbe spingere Tedino a cambiare formazione, magari passando al 4-2-3-1 con l’inserimento di Martignano sulla linea dei trequartisti con Berrettoni e Cattaneo.

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