Come gioca la Reggiana

Analisi tattica della squadra emiliana, prossima avversaria dei rossoblu

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se Parma e Venezia (per budget, blasone e obiettivi) sono le favorite d’obbligo, la Reggiana è la squadra che più si avvicina al loro status. La squadra di Colucci ha una società ambiziosa e un ottimo organico, e – nonostante qualche inciampo – sta facendo un campionato in linea con le aspettative.

Iniziato con la sconfitta di Bassano e la goleada all’Ancona, il cammino dei granata ha riservato poche altre sorprese: in attesa della migliore forma offensiva, inficiata da alcune assenza, la Regia si sta rivelando una delle più solide del torneo, con zero sconfitte in casa e 9 gol subiti (di cui uno su rigore e due su calcio piazzato).

Difendersi attaccando

La riuscita della fase difensiva (i granata hanno la difesa migliore del campionato) si basa su un principio di controllo molto semplice: la squadra di Colucci cerca di giocare sempre col pallone tra i piedi, e quando la sfera è in possesso degli avversari cerca di riconquistarla più in fretta possibile.

La fase difensiva parte sin dai tre attaccanti, sempre pronti a pressare la costruzione dal basso e orientare il possesso sulle fasce – dove gli avversari hanno scelte limitate, e sono spesso costretti al lancio lungo. Questa aggressività – spesso rinforzata dal supporto delle due mezzali – permette ai granata di sporcare l’uscita del pallone avversario, facilitando il recupero del pallone in zone più alte di campo.

Se gli avversari riescono a superare la prima linea di pressione, la Regia assume un atteggiamento molto compatto: gli emiliani giocano sempre molto orientati sul pallone, con la retroguardia che lascia spesso il lato debole scoperto, preferendo avere tre difensori (i due centrali più il terzino del lato debole) molto stretti in posizione centrale, e il terzino di fascia più staccato, ad uomo sul marcatore diretto.

Rischi calcolati

Oltre a lasciare spazi sul lato debole, questo atteggiamento espone spesso l’half-space tra centrale e terzino, e se la copertura della mezzala non arriva (o il centrale non esce coi tempi giusti), la difesa rischia di diventare molto vulnerabile. Una situazione accettata dai granata, che – in situazioni di pericolo prolungato – cambiano atteggiamento, mantenendo i quattro difensori più stretti e concedendo lo spazio esterno agli avversari.

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Saper giocare

Come già detto, la buonissima fase difensiva parte dal possesso: palla al piede la squadra di Colucci ha una sicurezza da grande squadra, e un impianto tattico che funziona a meraviglia. In questo inizio di campionato i granata hanno alternato 4-3-1-2 e 4-3-3, ma i principi restano sempre gli stessi: occupazione del campo in ampiezza e profondità, rotazioni del centrocampo e una continua ricerca della superiorità numerica in zona palla.

L’ampiezza è garantita dalla continua spinta degli esterni, che – già dalle prime fasi di possesso – avanzano sulla linea offensiva, lasciano i tre di centrocampo a dialogare con i difensori. Il triangolo di centrocampo (composto da Maltese, Bovo e Angiulli, tutti molto tecnici) ruota molto, con le due mezzali – o il mediano – che si affiancano spesso ai due difensori per garantire un’uscita pulita del pallone.

La costante presenza di giocatori in posizione centrale (gli attaccanti) e sull’esterno (il terzino o l’ala) permette di avere sempre una soluzione di gioco per verticalizzare e far male.

La costruzione dal basso della Reggiana

Il continuo movimento dei tre giocatori offensivi (sempre pronti a dare un riferimento offensivo, o portare via la marcatura avversaria) permette alla squadra di raggiungere la trequarti con continuità, dove la manovra dei granata si fa avvolgente: gli emiliani possono cercare indifferentemente il cross – sfruttando la fisicità di Guidone – o il gioco sullo stretto, appoggiandosi alle qualità di Manconi (7.7 dribbling a partita) nell’uno contro uno.

I limiti

Nonostante la varietà di soluzioni, molto della riuscita offensiva si basa sulle giocate dei giocatori d’attacco, e spesso – contro squadre molto compatte e fisiche – gli emiliani sono costretti ad affidarsi alle conclusioni da fuori dei (tanti) giocatori di qualità dalla mediana in su.

L’impressione è quella di una squadra preparatissima a difendere e arrivare sulla trequarti, e molto istintiva quando deve preparare il gol. Questo può portare a grandi exploit realizzativi, ma anche a partite in cui la mole di gioco non corrisponde ai numeri sul tabellino. I 16 gol segnati possono ingannare, perché – oltre ai 7 gol tra Ancona e Fano – ci sono state partite come quelle contro Santarcangelo, SudTirol, Lumezzane e Maceratese, partite in cui la squadra ha segnato solo 2 reti.

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