Vernecchie rossoblu: 31^ puntata (Teramo-Samb)

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso, con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero. Copertina di Madou


Questa settimana la copertina di Madou è ispirata a un’opera di Sammy Slabbinck. Dopo la brutta prestazione di Di Massimo, abbiamo immaginato Zeman sbuffarlo via. Non è stata solo colpa di Di Massimo, comunque: in linea con l’andamento di tutta la stagione la Samb illude tutti con una bella vittoria, e poi perde malamente. Nel derby (derby?!) contro i biancorossi, gli uomini di Sanderra giocano male e subiscono il gol della sconfitta a pochi secondi dal triplice fischio. La domanda è sempre quella: cosa bisogna aspettarsi dai rossoblu?

Michele Palmiero: Ciao Angelo, divento banale se dico che questa sconfitta non ci voleva proprio? La vittoria di domenica scorsa aveva dato grande entusiasmo all’ambiente, sia per il sorpasso al Gubbio, sia per i passi avanti nel gioco. Contro il Teramo siamo tornati indietro, facendo una gara totalmente passiva. Invece di metterli in difficoltà, li abbiamo aiutati a prendere coraggio. Come andamento, la gara mi è sembrata molto simile alla trasferta di Salò. Ha detto bene Sanderra: la fortuna non sempre assisterci.

Angelo A. Pisani: Con la Reggiana abbiamo mostrato molti miglioramenti, ma siamo cresciuti solo in un verso. Quando si tratta di aggredire il possesso nella trequarti avversaria mostriamo sempre gli stessi problemi; a volte centrocampo e attacco escono coi tempi sbagliati, e la difesa non ha l’organizzazione (o le caratteristiche?) per difendere in avanti.

Lulli e Bacinovic pressano alti, creando un buco enorme; Mori è l’unico a scattare in avanti, Mattia (così come i terzini) restano fermi

Alcuni tifosi si lamentano dei derby (?!) persi o non vinti, ma il problema – più che nell’attaccamento alla maglia – sta nella nostra incapacità di giocare diversamente. Contro squadre come la Reggiana possiamo permetterci di giocare in maniera reattiva, difendendo bassi e – una volta in possesso – attaccando bene; contro Ancona, Maceratese e Teramo (squadre “piccole”) dobbiamo prendere più responsabilità, e soffriamo.

Michele: Riguardo questa storia dei derby bisogna che noi tifosi ci mettiamo d’accordo una volta per tutte: o per noi esiste un solo e unico derby e le squadre vicine non ci interessano per manifesta inferiorità; oppure Ancona, Teramo e Macerata sono tutte sfide “sentite” e la squadra non è stata in grado di comprenderne l’importanza. È sacrosanto che alcune partite vadano giocate, sugli spalti e in campo, con più agonismo di altre, ma non si può giudicare una stagione sulla base delle sconfitte contro le tre biancorosse. Per me non ha senso l’atteggiamento di chi, alla vigilia, finge di non considerare nemmeno questi avversari e i loro tifosi, salvo poi disperarsi se usciamo sconfitti. Almeno per me, lo slogan rimane sempre uno: “Questo è il derby? Rivogliamo la birra!”.

Angelo A: Uno dei momenti più divertenti degli ultimi anni è stato in una trasferta a Fermo, quando i canarini cantavano “Noi vogliamo questa vittoria” e i rossoblu hanno risposto “Di questa partita non ce ne frega un c***o”. Ecco, l’atteggiamento che ritengo più nostro è questo: siamo la tifoseria migliore delle Marche, comportiamoci come tali. Più che pensare alle partite, pensiamo ai campionati: che magari riusciamo a giocare il Derby vero.

Michele: Ci sono dei momenti in cui sembriamo perderci in un bicchier d’acqua. Prendi, per esempio, la questione delle critiche alla società. Sui social da qualche mese a questa parte non si parla d’altro: chi muove una critica vuole il male della Samb, chi difende la società è automaticamente un “lecchino” del presidente. Non ci sono vie di mezzo, manca la voglia di fermarsi a ragionare e, magari, ridimensionare tutto ciò che i social tendono ad ingigantire.

Proteste a Pescara vs. Proteste a San Benedetto

Angelo A: Il contesto di Facebook è come una bolla, appena si esce al sole evapora tutto. Anche perché non c’è alcuna critica compatta, ma solo una serie di esagerazioni: Fedeli santo e tirchio, Federico martire e sabotatore, Palladini raccomandato ed eroe. Si legge di tutto, e tutti i giudizi sono molto volatili. Sanderra, ad esempio, passa da genio a cretino in base al risultato dell’ultima partita.

Si fa un gran parlare del potere dei social, ma la realtà è che questi aggregatori contano zero, nell’individuare i veri umori di una piazza. Di certo non devono essere un indicatore della società. Qualcuno crede davvero che i vertici societari passino le loro giornate a controllare i nostri commenti su Facebook? Mi auguro abbiano di meglio da fare.

Michele: Beh, se poi devono vedere certe partite… Una cosa è certa, Sebastiani poteva scegliere una partita migliore. Forse Sanderra aveva paura gli togliessero altri giocatori, e così ha optato per la soluzione più efficace: non far vedere nulla, né a lui né a noi. Nel caso, missione compiuta.

Angelo A: Questa cosa che il Pescara può arrivare in qualsiasi momento e portarci via i nostri giocatori non ti mette un po’ d’ansia? Dai, è come iniziare a uscire con una ragazza sapendo che c’è Ryan Gosling pronto a rubartela da un momento all’altro. Non è il massimo. Ora che ci penso: quello che mi brucia davvero è che Ryan Gosling non siamo noi. 

Michele: Vabbè, consolati, probabilmente Ryan Gosling ci lascia un altro anno Di Massimo.

Angelo A: Avrei preferito Emma Stone. Anche perché neanche Emma avrebbe fatto quel passaggio così…

Michele: Quando Di Massimo ha mandato in porta Fratangelo il mio primo pensiero è stato alle Vernecchie di oggi. Vabbè, non il primo, ma subito dopo una serie di frasi che non posso riscrivere. Rischio di diventare ripetitivo, ma il discorso è sempre lo stesso: quando sarà mai pronto, Di Massimo? Lasciando stare le questioni extracalcistiche, c’è da fare un discorso molto serio su quello che vediamo in partita: dopo 9 mesi di allenamento non lo vedo cresciuto in nulla. È solo istinto. Forse ha bisogno di un altro allenatore, forse di un altro modulo, forse di una piazza diversa: fatto sta che ad oggi ho visto un talento ancora grezzo che indovina una giocata, ma ne sbaglia tantissime.

Durim Ramadani ha una teoria: dopo lo scambio di maglie tra Pezzotti e Speranza, Di Massimo si è confuso

Angelo A: Non credo sia tutto istinto, anzi: a volte avrebbe proprio bisogno di essere più istintivo. Vedendolo di partita in partita ho notato molta più applicazione, sia in fase difensiva che in altri momenti della gara. Il suo problema sta nel fatto che lui ha sempre giocato in un certo modo, e tutto il resto gli riesce solo con un grande sforzo tecnico e mentale.

Non vedo più l’idea di puntare l’uomo e tirare appena riceve palla, ma ogni volta che ha il pallone lo vedo impiegare 3, 4 secondi in più per cercare la soluzione giusta. Di Massimo non ha (ancora) la testa né gli automatismi per fare certe cose, e spesso finisce per disperdere anche quelle che sono le sue qualità. Più che presuntuoso, Di Massimo mi sembra un giocatore ancora limitato. Che poi è la cosa che si diceva la scorsa settimana, e quello che forse diremo la prossima. Ma è un classe ’95, e il tempo è ancora dalla sua.

Detto questo, continuo a preferire Emma Stone.


La copertina di Madou è ispirata a Going Nowhere, di Sammy Slabbinck. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mailAccettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati!