Andrea Fedeli: “Se l’esperienza Samb dovesse finire il discorso calcio può ritenersi chiuso”

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Emozioni, progetti e rassicurazioni. Il figlio del Presidente rossoblu, ormai innamorato di questi colori, conduce il club all’altare, infila la fede al dito e giura amore eterno

Venire a San Benedetto del Tronto è un sogno di molti, non solo calciatori ma anche dirigenti. Da quanto tempo i pensieri di lei e suo padre si sono tinti di rosso e di blu?

Mio padre era solleticato dalla Sambenedettese da una decina di anni circa. Io invece mi sono sempre concentrato sulle squadre che avevo in quel determinato momento. Ho messo tutto me stesso a Rieti, Perugia e Ancona e non ho mai pensato a quello che sarebbe potuto essere dopo. Conoscevo comunque questa piazza e sapevo del grande entusiasmo anche se, vissuto dal vivo, è tutta un’altra cosa. A inizio luglio papà è venuto da me e mi ha chiesto se ero a conoscenza del fatto che Moneti vendesse la Samb. La mia risposta è stata: “Presidente, io non so a quanto la vende, ma se reputi sia conveniente farlo sappi che ci sono”

Qual è la prima cosa che vi ha colpito una volta arrivati in Riviera?

Sicuramente la presenza di tutta quella gente durante la conferenza stampa di presentazione. Da lì abbiamo capito immediatamente che avevamo a che fare con un pubblico molto caloroso.

La vostra vita è cambiata?

La settimana lavorativa del presidente è fortemente condizionata dai risultati domenicali. Se la Samb vince lo vedi sorridente ma se perde per lui è una settimanaccia. Io personalmente non mi sento cambiato ma le mie sensazioni si, sono differenti perché quelle che vivo qui sono imparagonabili. Mi sento parte integrante di qualcosa.

Come avete trovato il settore giovanile?

Sprovvisto, purtroppo, di campi adeguati per allenarsi. Per quanto riguarda il resto non conosco bene i campionati marchigiani per cui non posso giudicarne il livello tecnico specifico. C’è da dire però che tutte le nostre squadre sono prime in classifica e questo è indice del fatto che il lavoro svolto è sopra la media locale.

Il suo punto di forza?

La volontà e l’unione di intenti nel prendere un ragazzo molto piccolo e volerlo vedere prima o poi in prima squadra. Questo è un fattore da invidiare a prescindere.

Parliamo dell’Associazione Noi Samb.

Inizialmente, dall’esterno, la guardavo con curiosità perché in nessuna piazza in cui siamo stati precedentemente abbiamo visto un gruppo così. Avevamo sentito solo la campana Moneti e a dire il vero non ne usciva un quadro incoraggiante. Tuttavia noi non siamo persone che si spaventano e con entusiasmo ci siamo buttati in questa avventura consci delle componenti del caso. Quando poi è arrivato il momento di confrontarci con l’Associazione abbiamo trovato semplicemente tanti altri innamorati della Samb pronti ad investire i loro soldi per il bene di questo club. Quindi ci è sembrato naturale andare avanti con loro.

Che tipo di rapporto intercorre tra società rossoblu e Noi Samb?

Si tratta di un rapporto di confronto quotidiano. É come una linea tratteggiata. Si inizia con la Samb, si prosegue con Noi Samb, e si ricomincia con la Samb. L’Associazione non è un’entità astratta ma fa parte di una famiglia. Per usare un termine marinaro, appartiene ad un’unica rete. Io sono molto contento di come siano andate le cose fino ad oggi. Presupposti per far degenerare il tutto non ce ne sono. Se Moneti si è trovato male è un problema suo, non so perché e non mi interessa neanche saperlo. Io invece sto bene e non ho né sassolini da tirare fuori dalla scarpa né polemiche da fare. Semplicemente c’è un confronto totale e continuo tra persone innamorate di questi colori e che vogliono solo ed esclusivamente il bene della Samb.

Legittimo, a questo punto, chiederle come vede il futuro rossoblu.

La nostra permanenza a San Benedetto non è assolutamente legata alla vittoria del campionato. Non è che se non vinciamo ce ne andiamo. Anzi, vorremmo restare qui il più a lungo possibile. Credo addirittura, e lo affermo senza timore, che dopo l’esperienza con la Samb il discorso famiglia Fedeli e calcio può probabilmente ritenersi assolutamente chiuso. Non è questione di avere una squadra tanto per averla. Qui sono in ballo le emozioni perché quello che stiamo provando in questo contesto non possiamo trovarlo altrove. Certo, a meno che mio padre non sbrocca e si compra la Juventus ma stiamo parlando di sogni e non di realtà. Il futuro della Sambenedettese, finché ci saremo noi, sarà florido e solido.

Considerata la scadenza del contratto con Noi Samb quali saranno le vostre intenzioni in merito?

Non nascondo che avere un’Associazione che ti toglie l’impiccio degli investimenti del settore giovanile non è cosa da poco a livello economico, anzi. Nel caso di Lega Pro lo scenario cambia e le spese risultano assai differenti rispetto ad un contesto dilettantistico. Se loro venissero da me e mi dicessero che l’impegno è troppo gravoso li capirei. Se invece volessero restare ne sarei contento e non avrei nulla in contrario. In fondo le cose tra noi stanno andando bene quindi, perché no?