Chiudere in corsa

Un San Nicolò demotivato e già in vacanza affonda sotto i colpi dell’attacco rossoblu TERAMO – La vittoria contro i sannicolesi esprime a pieno l’enorme lavoro mentale della squadra di Palladini, che – nonostante un campionato vinto già da un mese, e l’imminenza della poule scudetto – continua a non lasciare nulla in balìa dei capricci del fato.

Puniti dalla sconfitta interna col Chieti, i rossoblu hanno deciso di tornare a giocare con intensità per tutti i 90 minuti, mostrando – sin da subito – attenzione alla partita e all’avversario. Il 4-4-2 messo in campo contro i biancazzurri è stato un laboratorio tattico per l’esperimento Sorrentino (impiegato ala sinistra) e la lotta al titolo di capocannoniere di Titone, ma anche (soprattutto) il modo migliore per limitare l’ottimo possesso dei padroni di casa.

Per affrontare il 4-2-3-1 degli ospiti i rossoblu decidono di sfalsare le linee di pressione, arretrandole di un reparto: i due attaccanti vanno in pressione sui mediani abruzzesi (Petronio-De Santis), i quattro centrocampisti mantengono una linea rigida davanti ai tre trequartisti, spezzandola solo quando una delle due ali (Candellori e Sabatino) andavano ad attaccare il terzino (dove veniva indirizzato il passaggio).

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Fioretti e Titone sono in marcatura su De Santis, i quattro centrocampisti restano in linea alle loro spalle. Notare l’atteggiamento del corpo di Candellori, pronto a staccarsi sul terzino

I sannicolesi – costretti a rallentare le giocate, o indirizzarle sulle fasce – permettono ai rossoblu di difendere una zona di campo più ristretta, e – proprio dalla fascia – ripartire immediatamente.

Il movimento dei due attaccanti (non a caso, giocatori abituati a giocare all’ala) è costantemente incentrato a sfruttare la superiorità sulla fascia, dove la catena formata da terzino, ala e attaccante riesce sempre a creare la combinazione giusta per liberare uno dei tre. A sinistra Pezzotti è un treno a sé stante, a destra (grazie al continuo movimento di Fioretti) si vedono le cose migliori.

Il gol arriva proprio dalla fascia destra: Candellori riceve spalle alla porta e – sulla sovrapposizione di Pettinelli – ha la possibilità di girarsi e servire Fioretti; l’attaccante riceve sul lato corto dell’area di rigore e mette dentro per Sorrentino, che spara un destro al volo direttamente alle spalle di Calore.

Il gol vivacizza la gara: pur mantenendo l’impianto difensivo, i rossoblu iniziano a lasciare qualche spiffero, specie sulla zona di Titone. Con l’attaccante saltuariamente in ritardo sulla copertura, Petronio ha l’opportunità di giocare più palloni in zona centrale, costringendo i rossoblu a tamponare con qualche affanno.

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Titone ritarda la copertura su Petronio, che ha tutto il tempo di ricevere da Pretara

La squadra – tuttavia – concede solo qualche piazzato (prontamente respinto da Pegorin), mentre Titone – su lancio di Barone – segna il suo 19esimo gol personale, che vale il 2-0.

Nella ripresa i padroni di casa provano a reagire, ma – dopo i tentativi di Merlonghi e Bucchi – sono i rossoblu ad allungare. Ancora una volta i rossoblu sfondano sulla fascia: Pezzotti recupera sulla sinistra e verticalizza immediatamente per Sorrentino; l’esterno – con grande intelligenza – gioca un cross arretrato per la conclusione di Sabatino, che non sbaglia.

Sotto di tre gol gli abruzzesi decidono di cercare il tutto per tutto: invece di bucare la copertura centrale la squadra di Epifani decide di assecondarla, sovraccaricando la portata offensiva sulle fasce: i due terzini – a turno – iniziano a giocare da ali aggiunte, in modo da creare una superiorità numerica sull’esterno e liberare il cross in mezzo.

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Massetti si sovrappone a Merlonghi. In area, D’Egidio, Bucchi e Chiacchiarelli sono in situazione di 3 contro 3

I biancazzurri vivono un buon momento, arrivando al cross – e alla conclusione – con regolarità. Chiacchiarelli, D’Egidio e Bucchi mettono grande pressione alla difesa, ma il gol di Casavecchia su corner spezza definitivamente le ostilità.

Nel finale, esclusa la bella conclusione di Merlonghi (palo interno), la gara diventa una sfida personale tra Titone e il gol. L’attaccante (alla caccia del titolo di capocannoniere) ci prova in tutti i modi, ma – complice un po’ di sfortuna – si trova sempre nelle condizioni peggiori per segnare.

La gara del numero 7 diventa quasi struggente: la fiducia cieca su ogni pallone, la frustrante corsa sui lanci ingiocabili, l’enorme sconforto durante le ripartenze sannicolesi. L’individualismo dell’obiettivo e l’insensibilità verso l’avversario (sotto di quattro gol) lo fanno sembrare antipatico: l’impressione è quella di un’avidità quasi bambinesca, come sapesse già che Dos Santos si fermerà a 19, e decidesse comunque di segnare per vincere da solo.

D’altro canto, questa ferocia è – per l’appunto – bambinesca, al riparo da qualsiasi malizia: l’attaccante vuole semplicemente fare il massimo possibile, e questa purissima ricerca ci permette di perdonargli qualsiasi cosa. Nel finale Titone riesce, da solo, a mantenere viva la partita, ma – a parte il retropassaggio folle di De Santis, al 76esimo – non ha mai l’opportunità per andare a rete.

Il finale arriva con i rossoblu ancora all’attacco, a perfetta rappresentazione di una stagione giocata sempre al massimo. “Noi eravamo già in vacanza, loro sembravano giocassero la partita decisiva per il campionato”: le parole di Epifani, a fine partita, raccontano la squadra di Palladini più di mille parole.

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