La tragedia del Ballarin, tra ricordi e nuove proposte

I ricordi dei tifosi e il progetto della Fondazione Ballarin.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 7 giugno sarà sempre un giorno maledetto per i sambenedettesi. Il ricordo e il dolore per la più grave tragedia sportiva del nostro Paese riguarda tutti: dai tifosi ai cittadini, dai presenti a chi quel giorno non era allo stadio, o non era ancora nato. Questi ricordi sono dolorosi, ma allo stesso tempo indispensabili perchè rappresentano il cemento della nostra storia, della nostra comunità. Come ogni anno, dunque, ricordiamo Carla, Maria Teresa e tutti colori hanno vissuto la tragedia del 7 giugno 1981.

GIANNI SCHIUMA – “Il ricordo più nitido è ho di quella giornata è che non mi ero assolutamente accorto di quanto stava accadendo. Scendendo i gradoni non mi resi conto del pericolo, fino a quando non vidi il fuoco. In un centesimo di secondo capii che stavo rischiando la vita. Mi tornano in mente tante sensazioni del momento in cui il fuoco mi colpì: paura, sgomento, senso di smarrimento. Mi sono ritrovato all’ospedale, vicino alla stanza delle due ragazze. Per riprendermi da questo trauma c’è voluto molto tempo. Non nego che fu difficilissimo, per me, tornare allo stadio: quel fuoco lasciò cicatrici sul corpo e sulla mente“.

LUIGI TOMMOLINI – “Quel giorno mi ero sistemato sul lato ovest della Curva Sud, attaccato alla recinzione. Non vidi le fiamme, perchè in quei momenti concitati la gente scappava per evitare il fuoco, schiacciandoci verso la recinzione. Rischiammo davvero di essere soffocati dalla ressa di persone. Furono momenti tragici, per circa un anno andare allo stadio non fu la stessa cosa. Con il passare degli anni, però, la gente sembrava quasi essersi dimenticata di quell’avvenimento, della morte di due ragazze. Nel 2010, a 29 anni dal rogo, decisi di realizzare un video che pubblicai il 13 maggio: Carla e Maria Teresa non dovevano essere dimenticate. L’anno successivo conobbi la madre di Maria Teresa, con la quale sono rimasto in contatto. Il giorno in cui avrei dovuto incontrarla, nel vederla camminare verso di me, dissi le uniche due parole che avevo in mente: “Maria Teresa”. La madre si commosse, e mi abbracciò. In quell’abbraccio vidi come un tentativo di stringersi ancora alla sua amata figlia. A pensarci oggi, ho ancora la pelle d’oca. Di Carla Bisirri, invece, ho un ricordo ancora più lontano. Da bambino accompagnavo spesso mia madre in una parruccheria, dove Carla lavorava come apprendista.  Ogni volta, per farmi sentire a mio agio, si avvicinava a me e mi  accarezzava i capelli. Già a 15 anni mostrava una maturità insolita per una ragazza. Porterò sempre nel cuore le sue carezze”.

EMIDIO MANGIOLA – “Dopo tutti questi anni i miei ricordi di quel giorno si soffermano sempre su un particolare: la velocità con cui tutto è accaduto. Era una giornata di festa, allo stadio c’era euforia per il grande risultato raggiunto. Tutto accadde da un momento all’altro: all’inizio sembrava una sciocchezza, poi una maledetta folata di vento ha provocato la tragedia. Ancora oggi quei pochi secondi con cui passammo dalla festa alla paura mi fanno venire i brividi”.

Targa commemorativa

 

A conclusione di questo doloroso viaggio, la parola va a Remo Croci, fautore della Fondazione BallarinVogliamo che le persone che hanno fatto la storia del Ballarin possano essere ricordate in maniera istituzionale. In questo senso, abbiamo in mente un progetto di ampio respiro: ricordare “per tappe” tutte le persone che hanno fatto la storia, in positivo e purtroppo in negativo, dello stadio Ballarin.  La targa commemorativa non basta, occorre un segno tangibile. Quando ci sarà la nuova giunta comunale noi formuleremo le nostre proposte: il nostro desiderio è ricordare tutti, da Gigi Traini, primo giocatore sambenedettese a giocare in Serie A, a Rinaldo Olivieri passando, ovviamente, per Carla e Maria Teresa”.

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