Luca Berardocco (spiegato bene)

L’ex gemello di Verratti ha sempre mostrato grandi qualità, ma non gli è ancora riuscito il salto. Che sia la volta buona?

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La parabola di Luca Berardocco è di quelle che avrebbero potuto avere una salita vertiginosa, e – inaspettatamente – si sono trovate con un andamento più lento del previsto. In ogni giocatore è insita una mitologia, una sliding door che – idealmente – determina la svolta (positiva o negativa) di una carriera. Quella di Berardocco è stata riassunta da Gianfranco Semproni, su Telemax.

Quella tracciata dal giornalista abruzzese è la tipica storia del principe e il povero: giocatori simili, destini diametralmente opposti. “Questo ragazzo giocava insieme a Verratti. Marco giocava davanti, mezzala o trequartista, Berardocco davanti alla difesa […]. Per quel tipo di ruolo alla Zeman, davanti alla difesa, Berardocco è un fenomeno“. I due non si incontrarono mai: poche settimane prima dell’arrivo del boemo Berardocco era stato ceduto in prestito al Pisa, per trovare spazio in prima squadra. Zeman – privo di un regista di quelle caratteristiche – decide di adattare Verratti.

Il resto è storia: Verratti diventa uno dei migliori registi del panorama nazionale, guadagnandosi l’approdo nel Paris Saint Germain; Berardocco – dopo tre stagioni passate tra Pisa, Viareggio e Feralpi Salò – viene acquistato dal Parma, che lo gira al Nova Gorica, serie A slovena.

Le premesse restano interessanti. Alla sua prima stagione in una prima serie, e in un campionato straniero, il centrocampista – allora 22enne – disputa una buonissima stagione: 27 presenze, due gol e la coppa nazionale vinta in finale contro il Maribor. Dopo il fallimento dei crociati il giocatore passa al Crotone, in serie B, ma non trova spazio; a gennaio aiuta il Como nella conquista della serie B, ma non viene riscattato.

La scorsa stagione è ripartito dalla Carrarese, il Lega Pro, dove si è imposto come regista davanti alla difesa. In una stagione dalle turbolente vicende societarie, il giocatore abruzzese si è rivelato uno dei principali punti fermi: trenta partite, un gol e la certezza di potergli affidare la palla in qualsiasi situazione di gioco.

Che sia nella prima fase di costruzione, o in seguito alla riconquista del pallone, il centrocampista è sempre il primo riferimento per far partire l’azione, la prima persona che viene cercata una volta alzato lo sguardo. Basta guardare pochi minuti di gioco per capire il motivo: non la perde mai.

Grazie ad un baricentro basso, e un’innata capacità di difendere il pallone, il centrocampista abruzzese è capace di gestire palla con grande efficacia, sia spalle alla porta che con gli avversari in pressione.

Le buone capacità di lettura del gioco, poi, gli permettono di farsi trovare sempre nella posizione migliore per ricevere la sfera, facilitando le giocate dei compagni.

La sua missione specifica, nella partita, è quella di dare fluidità: le sue giocate sono un flusso continuo di appoggi, cambi di fronte e allargamenti, fatti con estrema rapidità e pulizia. Il tutto intervallato da strappi improvvisi, verticalizzazioni (anche di prima) capaci di tagliare in due le linee avversarie.

Nonostante un fisico non statuario (1.74 per 65 kg) il giocatore è capace di resistere alla pressione degli avversari con grande efficacia, usando le sue caratteristiche tecniche e una non banale forza sulle gambe.

liberarsi della pressione

Due avversari addosso: il primo viene mandato fuori posizione con una finta, il secondo evitato con un’ottima protezione del pallone

Questa capacità gli permette di essere un fattore anche in fase difensiva: nonostante parta da posizione arretrata non è raro vederlo difendere in avanti, affidandosi sia al proprio senso tattico che alla capacità di interpretare alla perfezione lo spazio da coprire. La sua azione difensiva tipo si articola in due momenti: la presa di posizione (sgusciando al fianco dell’avversario, per guadagnare il possesso) e la copertura successiva, dove mostra le proprie doti nella difesa e nella gestione del pallone.

Difesa del pallone

L’avversario prova a saltarlo con un sombrero: Berardocco gli sguscia a fianco, resiste alla carica di un avversario e recupera

L’impressione è quella di un giocatore in pena coscienza delle proprie caratteristiche, capace di gestire – e gestirsi – nel modo migliore nelle varie situazione che è chiamato ad affrontare. Questa intelligenza “pratica” lo rende prezioso: qualunque sia la strategia difensiva messa in atto (copertura bassa e ripartenza, o  aggressione del pallone in avanti), Berardocco può dare il suo contributo.

Il meglio può darlo in una squadra che punti al dominio del campo, in modo da esaltarne le qualità nell’uscita del pallone e nelle pressione alta. In un 4-3-3 (il modulo più utilizzato dai rossoblu, lo scorso anno) il giocatore trova la sua collocazione naturale davanti alla difesa, ma può agire anche come mezzala di possesso – sebbene Palladini abbia preferito giocatori di diverse caratteristiche, in quel ruolo.

Per i rossoblu si tratta di un ottimo acquisto, un 25enne con alle spalle già diverse esperienze importanti e l’ambizione di non fermarsi. Dopo anni passati alle soglie della Serie B, e uno stuolo di persone pronte a garantirne le qualità (compreso Sacchi), è arrivato il momento di guadagnarsi la definitiva consacrazione: San Benedetto potrebbe essere la piazza giusta.

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