Venezia-Samb: aspettando Godot (o i tre punti)

I rossoblu sfiorano l’impresa a Venezia, portando a casa un punto prezioso, beffardo, giusto


VENEZIA – Dalla riviera alla laguna, dal Parma al Venezia, i rossoblu sembrano essersi mossi tanto senza aver fatto consistenti passi avanti. Nonostante l’ottima partita la squadra torna a casa con un altro 2 a 2, un’altra rimonta subita, un altro pareggio che sa di beffa. La gara contro gli arancioneroverdi ha portato gli stessi strascichi già vissuti con i ducali, aggravata dalla reiterazione degli episodi; stesso risultato, stesse proteste, stessi titoloni a mezzo stampa.

Eppure, la direzione di gara è stata legittima: il primo rigore (comunque ininfluente) è lo stesso dato a Fioretti nella partita contro la Maceratese; il secondo rigore è arrivato su un contatto in mischia, difficilmente leggibile e facilmente assegnabile; nell’azione del 2 a 2 la mano di Bentivoglio – giunta al termine di un batti e ribatti caotico – era difficile da vedere; più visibile è stata la scivolata di Sabatino, alle sue spalle; sarebbe stato rigore e rosso diretto. Dov’è il complotto?

Scacchi

Per la sfida d’alta classifica, Palladini e Inzaghi cercano di cambiare il meno possibile: l’allenatore rossoblu fa cambi eminentemente tecnici, confermando il 4-3-3, l’ex Milan mantiene i 4 giocatori offensivi visti a Pordenone, ma sposta Fabris sull’ala e stringe Moreo in coppia con Ferrari, al centro.

Il quattro contro quattro al limite dell’area era alimentato dai due terzini (Garofalo più di Malomo), mentre Pederzoli e Bentivoglio si incaricavano di far uscire la squadra palla al piede e tentare il lancio sugli esterni, o il filtrante verso le punte.

Per non abbassarsi troppo, Palladini sceglie di orientare la fase difensiva a uomo, accettando il 4 contro 4 difensivo. Sabatino e Damonte marcano a uomo i due mediani avversari, Tortolano e Mancuso seguono i due terzini, Berardocco – alle loro spalle – cerca di intercettare eventuali seconde palle e consolidare il possesso.

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Basata sui tanti – e delicatissimi – duelli individuali, la sfida stenta a decollare. Il Venezia cerca il possesso, la Samb le ripartenze: entrambe trovano solo tiri respinti dalla difesa. La gara si mantiene su equilibri molto precari, però, e non è un caso che – alle prime distrazioni – arrivino occasioni potenzialmente letali.

Al 34esimo Ferrari indietreggia sulla trequarti, staccandosi da Mori, riceve e prova il destro a giro, sporcando i guantoni di Pegorin e il palo; al 39esimo Sorrentino sfugge a Modolo e serve in verticale Mancuso, che – a tu per tu col portiere – trova la risposta di Facchin.

Al 40esimo Marsura danza sulla linea laterale, salta Di Filippo e si fa atterrare da Mancuso: il rigore di Ferrari sbatte sulla traversa, annullando il primo set-point della partita.

Doppio colpo

Il rigore sbagliato – se non pesa negli ultimi 5′ del primo tempo – ha sicuramente effetto nella ripresa. Gli equilibri sono ancora fragili, ma l’inerzia è tutta dalla parte dei rossoblu. Al 46esimo il pressing degli ospiti induce i lagunari all’errore: la palla finisce sui piedi di Tortolano, che arriva ai 16 metri e mette un cross perfetto per la testata di Sabatino.

Dopo appena un minuto Moreo (servito da Garofalo) sovrasta Pezzotti e incoccia il palo, ma sono i sambenedettesi a raddoppiare: Tortolano riceve palla sulla sinistra, finta la discesa verso il fondo (come in occasione del primo gol) e stavolta taglia dentro, sgusciando tra due avversari per segnare il 2 a 0.

Battaglia navale

L’uno-due degli ospiti fa saltare gli schemi, da una parte e dall’altra. Il Venezia inserisce un’ala in più (Tortori) per un terzino, con Fabris sull’out di destra – pronto a fare da ala aggiunta. Con molti giocatori a ridosso dell’area, il Venezia rinuncia all’impostazione ragionata e aumenta i lanci verso le due punte, utilizzate come scorciatoia offensiva per tenere la squadra alta.

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I problemi muscolari di Mori (l’unico saltatore, oltre a Ferrario) costringono i rossoblu ad abbassare il baricentro, con Sabatino che – in alcune fasi – funge quasi da terzo centrale, a centro area. La mossa annichilisce ogni possibilità di ripartenza, ma – pur con qualche affanno – aiuta la squadra sui palloni alti.

Costantemente minacciato da traversoni e corner, il zoppicante fortino rivierasco sembra destinato a cedere: dopo due legni (con lo zampino di Pegorin) e tantissime mischie, il Venezia guadagna un altro rigore con Geijo, realizzato da Pederzoli.

Siamo a 15′ dalla fine, e la partita esplode: perso ogni schema, le due squadre iniziano a giocare su continui ribaltamenti di fronte, con le difese – arroccate nella propria area – che provano a pescare il lancio giusto per gli attaccanti, appostati in zone strategiche come in una specie di battaglia navale.

Il primo affondo si decide su due situazioni rocambolesche: al 78esimo i rossoblu sfiorano il gol con Sorrentino e Berardocco (grandi risposte di Facchin), due minuti dopo il Venezia pareggia in mischia con Bentivoglio, su una situazione – come già detto – rocambolesca.

Il Venezia cerca di chiudere la rimonta, ma nel finale c’è solo la Samb: all’85esimo Tavanti (subentrato a Mori) mette dentro una gran palla per Sorrentino, murato – ancora una volta – da Facchin, lo stesso che sigillerà il risultato al 6′ minuto di recupero, salvando la conclusione a botta sicura di Mancuso.

Alla fine di un dittico terribile i sambenedettesi – autori di due grandi partite – hanno di che lamentarsi per i sei punti potenzialmente vinti, ma non sembrano intenzionati a riflettere sui quattro effettivamente persi. Un po’ come Estragone, i rossoblu si lamentano della scarpa quando dovrebbero lamentarsi del piede.

Gestione della gara, condizione fisica e tenuta mentale hanno pesato quanto gli episodi: invece di aspettare un Godot fatto di giustizia e revanscismo sportivo, sarebbe meglio lavorare su quello che si può cambiare.

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