Provaci ancora, Teramo

Dopo i fallimenti di Zauli e Nofri Onofri, Ugolotti sta cercando di salvare i biancorossi

28 punti in 31 partite, appena 6 vittorie e un misero +4 sull’ultimo posto in classifica: per distanza tra risultati e ambizioni, il Teramo è la peggiore squadra della Lega Pro. In un campionato di risalite e discese, i teramani – partiti con un organico (e un budget) da primi posti – sono rimasti schiavi di un’assurda mediocrità, al punto da non staccarsi mai dalla zona playout.

Mediocrità

Era bizzarro dopo 4 giornate (quando è arrivato il primo esonero di Zauli), è stato strano al giro di boa (dopo l’interregno di Onofri), è assurdo alla 31esima giornata di campionato, con sempre meno tempo per rimettere a posto le cose. Per tutto il campionato il cammino dei biancorossi è sembrato in fase transitoria, un momento di sbandamento prossimo a finire: sono cambiati direttori sportivi, allenatori (tre diversi) e giocatori (9 arrivi a gennaio), ma la classifica è rimasta sempre la stessa.

Tra cambi, capovolgimenti, goleade e capitomboli, i teramani hanno trascorso un campionato privo di senno, schiavi di una deriva psicologica, tecnica e tattica rimasta intatta nonostante gli impulsi del presidente Campitelli e dei vari allenatori succedutisi finora. Dopo Zauli (esonerato alla 4^, richiamato alla 18^ ed esonerato sette partite dopo) e Nofri Onofri (rimasto dalla 5^ alla 17^ ) è stata la volta di  Ugolotti, alla guida nelle ultime sette giornate.

Il cammino di Ugolotti

Subentrato dopo la sconfitta col Fano, l’allenatore toscano ha impattato col SudTirol (0-0) e vinto 2-0 sul Pordenone in una partita stranissima, vinta grazie a due gol rocamboleschi (una mischia e un autogol) e tre miracoli del portiere Narciso. In quell’occasione i biancorossi sono scesi in campo con un 3-5-2 reattivo, con tre centrali bloccati, due esterni di grande gamba e Di Paolantonio-Baccoli sulle mezzali, pronti a sfruttare gli spazi in contropiede per cercare le due punte. La vittoria ha portato Ugolotti a ripetere l’esperimento, ma le tre sconfitte consecutive (un gol segnato, sei subiti) ha portato il tecnico a varare sul 4-2-3-1 già visto coi tirolesi.

Nelle due gare col nuovo modulo i biancorossi sono tornati a fare punti: 6-0 al Gubbio, stordito dalle voci di evasione fiscale, e 0-0 col Mantova, in uno dei tanti scontri diretti parzialmente falliti. Paradossalmente, la media di Ugolotti (1.14 punti a partita) rappresenta uno dei migliori periodi della stagione, alla pari di Zauli e molto, molto meglio di Nofri Onofri (0.54).

Tanti problemi

Nonostante il lavoro del tecnico, e i tanti cambi del mercato invernale (nove acquisti, sette cessioni) il Teramo non sembra ancora uscito dall’impasse tecnico mostrato sin da inizio stagione. Nel corso di quest’annata i biancorossi hanno usato diversi moduli, ma non sono mai riusciti a trovare la quadratura giusta, specie in fase di non possesso: con 41 gol subiti gli abruzzesi hanno la terza peggior difesa del campionato, alle spalle di Forlì e Bassano.

Ugolotti ha cercato di puntare su cose semplici: pressione sul portatore a centrocampo, difesa stretta e bloccata una volta che gli avversari hanno consolidato il possesso. Nonostante qualche leggero miglioramento, i problemi sono rimasti: la squadra sbaglia spesso i tempi di uscita, e non ha la concentrazione giusta per mantenere le marcature nel modo giusto: una volta che salta un anello, crolla tutta la catena. Problemi simili anche in fase di difesa posizionale, con la retroguardia spesso colta di sorpresa nei duelli individuali.

Il Teramo prova a pressare in avanti, ma l’attacco del pallone non arriva coi tempi giusti e il SudTIrol passa facilmente; contro il Pordenone la difesa è stretta e compatta, ma in situazione di 4 vs 2 lascia passare Arma

Problemi simili ci sono anche in fase offensiva. Il decimo miglior attacco, con 35 gol, non deve ingannare: tolte le due sfide col Gubbio (due blackout degli umbri, 11 gol subiti), il Teramo è riuscito a segnare più di un gol solo con Ancona (3-2), Forlì (2-0) e Feralpisalò (2-2). A rafforzare la sensazione di disagio offensivo c’è un gioco mai decollato, incapace di staccarsi dalle giocate individuali di Sansovini e compagni.

Il primo problema, quello più evidente e lesivo, è in fase di costruzione: dopo aver passato la prima parte dell’anno cercando un gioco più diretto possibile, alla ricerca del lancio giusto per le bocche di fuoco offensive, ai calciatori abruzzesi è stato chiesto di giocare palla a terra, così da dare più incisività ad un gioco che – spesso – si riduceva a difesa e ripartenza. Nonostante le intenzioni, i biancorossi hanno mostrato gravi carenza nel mantenere un’adeguata struttura di gioco, e i quattro difensori – oltre alle scarse doti tecniche, palla al piede – si sono rivelati spesso inadatto a favorire una corretta uscita del pallone.

Spaziature sbagliate, passaggi difettosi, scelte tecniche sbagliate: il Teramo controlla palla per più di un minuto, ma non riesce a uscire dalla propria metà campo

Nonostante gli arrivi di Amadio (uno dei migliori registi del campionato) e Narciso (uno dei portieri più tecnici) la fase d’uscita del pallone non è migliorata, e presenta ancora molti errori di lettura – con i difensori che non mantengono mai le spaziature giuste, e il resto della squadra costretto a schiacciarsi indietro pur di mantenere il possesso.  Così, nonostante la grandissima qualità di centrocampo e attacco, la squadra biancorossa passa gran parte della propria gara mantenendo un possesso sterile, incapace di creare un vero vantaggio posizionale per minacciare la porta avversaria.

Qualche soluzione

La manovra è completamente appesa alle giocate di Amadio, l’unico capace di ovviare al problema saltando il centrocampo con la qualità giusta per far male; il regista è il principale catalizzatore di gioco, nonché l’unica luce di una manovra che – altrimenti – fa molta fatica a trovare sbocchi. Quando l’ex Pisa gira, la squadra trova subito pericolosità.

Amadio salta il centrocampo e trova subito la verticalizzazione per Sansovini, mandato due volte a tu per tu col portiere

In attacco la squadra ha trovato nuova linfa dagli inserimenti di Carraro, Spighi e Barbuti, ma continua ad affidarsi agli strappi offensivi di Di Paolantonio e Sansovini, gli unici inamovibili di questa stagione complicatissima. Nel 4-2-3-1 di Ugolotti i due occupano l’ala sinistra e il centro dell’attacco, con Spighi a destra e Carraro trequartista. Il reparto avanzato è molto mobile e dinamico, ma riesce ad essere pienamente coinvolto solo nelle situazioni di vantaggio territoriale.

Per il resto la squadra è costretta ad affidarsi agli uno contro uno sulle fasce, alle seconde palle o alle giocate spalle alla porta di Sansovini – che dà appoggio alla manovra svariando su tutto il fronte offensivo. Tante soluzioni di compromesso, ancora in fase di consolidamento ed elaborazione.

Le incognite

In questa fase della stagione affrontare il Teramo è un salto nel buio, un indovinello reso illeggibile dalla distanza tra resa attuale e forza potenziale. I biancorossi sono in crisi di risultati e classifica, ma – dopo la goleada al Gubbio, e il pareggio col Mantova – l’inerzia sembra tendere verso l’ennesimo (definitivo) tentativo di rinascita. La squadra di Ugolotti ha poco a cui appigliarsi, e tutto per crederci. La distanza tra realtà e ambizioni, ancora una volta, dipenderà anche dal proprio avversario.