Quanto è forte Gennaro Troianiello?

Reduce dall’ottava promozione in carriera, Gennaro Troianiello è arrivato a San Benedetto. Cosa porta ai rossoblu?


Gennaro Troianiello è uno di quei giocatori che non si possono giudicare solo dal campo. Le cinque promozioni dalla B alla A (otto totali) gli hanno conferito una forza quasi talismanica, come se il suo acquisto valesse di per sé certe ambizioni. A questo si aggiunge la sua forte presenza extra-campo, nel rapporto coi compagni e in quello coi tifosi.

Su internet lo troviamo in versione cantantelanciacori, imitatore e pazzoide, uomo squadra e rivoluzionario, spalla e showman. Circolano video in cui butta un fisioterapista in piscina e altri in cui intervista i compagni con un atteggiamento a metà tra Beckett e Checco Zalone. Quando è lui, l’intervistato, l’esito non è diverso: nonostante il lungo girovagare per l’italia Troianiello ha mantenuto una fiera cadenza napoletana, che spesso sfocia nell’ermetismo.

Tra magliette strappate, balletti comici e video in motorino, Troianiello si è guadagnato un enorme seguito sui social, nonché l’etichetta di giocatore ignorante (in un contesto che vede l’ignoranza come valore). Capire il limite tra goliardia e spontaneità è difficile, ma una cosa è certa: dovunque è stato, Troianiello è stato l’anima della festa; e spesso si è trattato di festa promozione.

Verona, Bologna, Palermo e Sassuolo: Troianiello sa come si festeggia

Il giocatore

Il paradosso di Troianiello sta nella distanza tra l’impatto in campo e quello nella squadra. Negli ultimi quattro anni l’esterno napoletano ha messo insieme solo 1800 minuti (in pratica, 20 partite intere), ma ha raggiunto 3 promozioni giocando in squadre di vertice come Palermo, Bologna, Salernitana e Verona. A metà tra l’amuleto e il panchinaro di lusso, Troianiello si è specializzato nel far parte di squadre di vertice.

Per trovare una stagione in cui ha giocato regolarmente bisogna tornare al 2012-13, nella sua seconda stagione al Sassuolo. Reduci dalla semifinale playoff persa con la Sampdoria, i neroverdi si affidano a Eusebio Di Francesco, reduce dall’esperienza a Lecce. L’allenatore pescarese imposta la squadra con un 4-3-3 molto verticale, basato sullo sfruttamento delle transizioni offensive.

Esterno destro nel tridente, Troianiello ha il compito di bilanciare e rifinire la manovra, facendo da contrappeso a giocatori rapidi (quasi cinetici) come Boakye, Catellani e Berardi. Rispetto ai compagni è l’unico a giocare sul piede forte, col compito di alternare movimenti in ampiezza e a venire incontro.

Troianiello non ha la velocità dei compagni, ma ha una capacità innata nell’usare il proprio fisico a copertura del pallone: non è raro vederlo venire incontro alla palla con un avversario al seguito, per poi riuscire comunque a liberare la giocata in verticale. Situazione, questa, favorita da una sorprendente rapidità di gambe (specie nella coordinazione destro-sinistro)

Col passare delle settimane il giocatore inizia a migliorare la propria influenza sull’asse centrale, dimostrando buone intuizioni anche nei movimenti alle spalle della difesa avversaria: inizia la sua transizione da ala classica ad esterno moderno, in un percorso che lo porterà – negli anni a seguire – ad essere impiegato anche come punta.

I limiti…

Un ruolo che lo vede un po’ a disagio, però. Durante l’anno a Palermo Iachini prova ad utilizzarlo come seconda punta, ma il giocatore continua a ribadire di trovarsi a più agio sulla fascia. Più che a capricci personali, i motivi di questa avversione sono dovuti alle sue lacune. Troianiello è – essenzialmente – un passatore: nonostante bei colpi non ha l’istinto del finalizzatore, e questo lo porta a fare errori banali.

Intuizioni sono giuste, finalizzazione non sempre all’altezza

Un altro problema – in un’interpretazione più “offensiva” del ruolo – arriva nell’uno contro uno: nonostante le buone doti tecniche Troianiello è un giocatore poco propenso a cercare il dribbling, specie in situazione statica. Conscio di non avere qualità eccezionali, nei primi metri, il giocatore cerca di affrontare gli avversari solo nelle situazioni in cui è già in movimento, così da aumentare l’efficacia.

Nella prima azione Di Francesco gli urla di puntare l’uomo, ma Troianiello torna indietro. Stessa esitazione nell’azione successiva, quando affretta la giocata per Boakye

…e il modo di superarli

Nonostante questi limiti il giocatore è riuscito a lasciare un segno anche nelle statistiche, con 5 gol e 6 assist in 31 presenze. È in fase di rifinitura che Troianiello fa vedere le cose migliori: la sua è una tecnica di calcio molto pulita, logica, basata sul cercare la scelta più semplice per sé stesso e per il compagno.

Questa semplicità viene spesso portata all’estremo. Le giocate migliori di Troianiello avvengono per sottrazione, dilatando (o evitando, proprio) i tempi di intervento. Questo si vede soprattutto quando viene servito sull’esterno, con la palla ad uscire: spesso il giocatore ritarda il controllo del pallone per lasciare scorrere la palla verso la fascia, così da mettere fuori gioco l’avversario e garantire più tempo per ragionare sulla giocata.

Troianiello lascia scorrere la palla verso l’esterno mezzo secondo in più, aprendosi lo spazio per la giocata

Quello che più sorprende, in Troianiello, è la riflessività delle sue scelte: in un costante soppesamento di rischio e opportunità, il napoletano sembra sempre scegliere la cosa più adatta – a costo di rinunciare a qualche giocata individuale. L’impressione è quella di un giocatore capace di grandi colpi, ma abbastanza saggio da non tentarli a meno di non essere assolutamente certo della riuscita.

Questa filosofia lo rende un giocatore elegante nelle scelte, ma spesso goffo (o banale) nella resa tecnica: i suoi gol sono per la maggior parte tiri deviati o tap-in, gli assist quasi tutti appoggi corti o cross in mezzo. Nei momenti in cui goffaggine, utilitarismo ed eleganza si uniscono l’esterno napoletano trovai suoi momenti migliori. Un buon esempio è questo gol alla Juve Stabia, forse la sua realizzazione migliore in carriera.

Una seconda vita?

Intuizione, velocità di esecuzione e un pizzico di fortuna: doti che non invecchiano, a prescindere da tempo e usura. Lo scarso utilizzo degli ultimi anni potrebbe aver tolto smalto al giocatore, ma c’è la possibilità che questa astinenza – supportata da allenamenti di livello – gli abbia allungato la carriera.

Per la prima volta in cinque anni, Troianiello si troverà in una squadra pronta a costruire un progetto tecnico su di lui, nonostante un campionato (e obiettivi) completamente diversi. A 34 anni compiuti, questa esperienza potrebbe rappresentare l’ultimo capitolo della strana – esaltante, vincente, contraddittoria – vita sportiva dell’esterno napoletano. In attesa di capire quanto ci sia ancora da scrivere, non resta che goderselo.

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