Al Riviera per ritrovare un sorriso. L’analisi dei neroverdi

Col pareggio contro la Recanatese i teatini hanno perso definitivamente il treno play-off. Colpe proprie o meriti altrui? 

CHIETI – Per riassumere la (deludente) stagione dei teatini basterebbe ricordare che – nelle 32 partite disputate – gli abruzzesi non sono mai riusciti a mettere in fila due vittorie consecutive, alternando equamente i successi (10) ai pareggi e alle sconfitte (13 e 9, rispettivamente). Per quanto circoscritto, questo dato dà la piena impressione di un campionato giocato su aspettative costantemente frustrate dai risultati.

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Dopo l’1-1 con la Recanatese, nella gara che ha sancito il definitivo abbandono dai play-off, il mantra più usato è stato “Ci sono anche gli avversari“. La competitività di squadre come Fano, Campobasso, Matelica e Fermana è acclarata, ma la vera differenza – nel corso del campionato – è stata nel percorso evolutivo della squadra.

Umberto Marino – arrivato a febbraio, in seguito alle dimissioni di Ronci – ha portato alcune novità, sotto l’aspetto tecnico-tattico, ma non è ancora riuscito a slegare la squadra dalla dipendenza di Dos Santos (autore di 17 dei 43 gol segnati dalla squadra).

Tuttavia i teatini hanno mostrato più idee, e una maggiore elasticità nell’interpretazione della gara. Dopo essere passato alla difesa a quattro ha avanzato la posizione di Varone (messo stabilmente mezzala insieme a Massimo), con Ewansiha davanti alla difesa e (davanti) il tridente Fiore-Dos Santos-Varricchio.

Pur partendo col 4-3-3 la squadra ruota molto, durante la gara, specie in fase di non possesso. Per disturbare l’inizio azione avversario Varone (mezzala destra) e Dos Santos (centravanti) attaccano la sfera molto alti, in modo da mettere pressione e schermare il passaggio verso centro del campo.

In questo modo i neroverdi forzano il passaggio verso i due terzini, prontamente attaccati dai due esterni d’attacco (che in fase di possesso partono molto arretrati proprio per arrivare in corsa).

Con l’appoggio indietro schermato da Varone e Dos Santos, e la corsia esterna bloccata dalle due ali, i terzini sono spesso costretti a forzare la giocata verso il centro, dove il mediano Ewansiha, in linea con l’altra mezzala e l’esterno sul lato debole, possono tentare l’anticipo.

Nel video, Varone e Dos Santos attaccano il mediano (Cianni), mentre i due esterni indietreggiano. Quando Cianni allarga per Shongo, a sinistra, Fiore (il numero 7) lo attacca, costringendolo a tentare una verticalizzazione di prima. Ewansiha intercetta agevolmente.

In questo modo la squadra riesce a guadagnarsi spesso la possibilità di attaccare gli avversari a difesa scoperta, sfruttando al massimo la forza fisica di Dos Santos (bravissimo a fare d’ariete per l’attacco dei compagni). Gran parte dei gol segnati dal Chieti arrivano su questo tipo di situazione, con i giocatori offensivi che – una volta preso campo – possono indipendentemente cercare il tiro da fuori (con Varone), il cross dal fondo (Fiore e del Grosso), o tentare l’imbucata centrale, con lo sfondamento centrale di Dos Santos e i tagli di Varricchio.

Questo tipo di atteggiamento (una chiave sia offensiva che difensiva) si basa su un’attenta gestione delle transizioni, e una continua applicazione mentale: quando la squadra sbaglia i tempi di uscita rischia molto, permettendo agli avversari di arrivare alla trequarti con grande pericolosità.

Gran parte dei risultati negativi sono arrivati fuori casa, contro squadre che non avevano remore a lanciare palla alta, puntando – essenzialmente – su ripartenze veloci e seconde palle: le partite con Giulianova (3-3) e Folgore Veregra (0-0) sono un ottimo esempio.

Per i rossoblu – apparsi spesso poco qualitativi, nella gestione dal basso – la soluzione immediata sarebbe proprio questa, cercando di sfruttare il movimento di Titone alle spalle e ai fianchi del centrocampo teatino. Questo tipo di soluzione (insieme allo sfruttamento del contropiede) potrebbe essere la mossa più semplice e – allo stesso tempo – la più efficace.

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