Noi Samb incontra i candidati sindaco: parola a Pasqualino Piunti

Pasqualino Piunti

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Paolo Perazzoli, Pasqualino Piunti, Giorgio De Vecchis, Massimiliano Castagna, Luca Spadoni. Sono questi i candidati alla carica di sindaco di San Benedetto del Tronto che, domenica 5 giugno, verranno eletti dai cittadini. Per l’occasione l’Associazione Noi Samb ha sottoposto ognuno di essi ad una serie di domande riguardanti progetti, intenzioni e punti di vista legati al mondo rossoblù.

Il secondo è Pasqualino Piunti

Conosce la società Fedeli? Se si, che idea si è fatto?

“L’idea me la sono fatta e l’ho anche espressa pubblicamente quella sera di dicembre in occasione di una bellissima festa al Parco dei Principi. La famiglia Fedeli si è dimostrata all’altezza di San Benedetto del Tronto. San Benedetto del Tronto al contempo deve dimostrarsi all’altezza della famiglia Fedeli. Lo dissi a dicembre appunto quando ancora il campionato non era vinto. Oggi a maggior ragione dico che il Comune deve essere a disposizione perché la Sambenedettese da sempre ha rappresentato non solo un veicolo affettivo ma turistico e un punto di eccellenza per la città. Io da sindaco rinsalderò questo legame. La famiglia Fedeli, che reputo un interlocutore affidabile, avrà in me un supporto per risolvere tutte le problematiche e per ambire sempre a soluzioni migliori per la città e per la tifoseria”

San Benedetto del Tronto e Sambenedettese dovrebbero essere due facce della stessa medaglia o due medaglie separate?

“Non esiste San Benedetto senza Sambenedettese. Negli anni San Benedetto è stata abbinata automaticamente alla Sambenedettese. Non c’è niente da fare. Una volta il mio presidente di allora, ahimè, Gianfranco Fini parlò di Sambenedettese e Juventus per indicare il dislivello che c’era fra le due. Io lo chiamai in diretta per ricordargli che la Juventus pareggiò con noi 2 – 2. Fu incauto. Negli anni Sambenedettese ha voluto dire una squadra che ha raggiunto livelli altissimi. Ora siamo quasi a 48 mila abitanti ma prima non eravamo così importanti come realtà tra le tante città d’Italia. Oggi siamo la quinta nelle Marche e la centosessantesima in Italia. Negli anni siamo cresciuti anche per la Sambenedettese Calcio quindi, rispondendo alla domanda, San Benedetto e Sambenedettese sono inscindibili”

In generale. Che tipo di relazione dovrebbe intercorrere tra chi amministra una città e la squadra di calcio che la rappresenta?

“Un legame sempre più forte. Io nel mio programma ho parlato espressamente della Sambenedettese. Sono stato accusato di aver fatto un programma breve e invece io l’ho ritenuto un documento di responsabilità. Anche se è breve c’è stato spazio per il club. La Samb non può non trovare spazio nel momento in cui non solo scatena la passione ma è anche, e lo dico in grande, un servizio sociale che aggrega. Pensiamo alla festa di domenica, alle partite, alla sofferenza provata quando la squadra va male. Tutto questo accomuna. Non è solo un servizio sportivo ma anche sociale che crea unità”

Nello specifico. Qualora fosse lei a capo della prossima amministrazione, in che modo vorrebbe rapportarsi con la società rossoblù?

“Io convocherò la famiglia Fedeli per fare insieme un cronoprogramma di tutto ciò che necessita per far si che la Samb possa avere tutta la collaborazione possibile e affinché il club non soffra più di chiusure o di promesse non mantenute che hanno fatto lavorare, pur in un campionato vittorioso, questa società, questa tifoseria, questa squadra e questo settore tecnico nell’incertezza. Questo non accadrà più”

Riviera delle Palme. Croce o delizia?

“Per come doveva essere trattato doveva essere una delizia e invece è stato una croce. Io sono tra quelli che votò, pur se dall’opposizione, l’opzione fotovoltaico perché doveva essere funzionale a far si che chiunque fosse la proprietà potesse usufruire anche di questa opportunità. Negli anni abbiamo visto che invece è diventato un cappio al collo. Quando abbiamo vinto il campionato a Recanati l’anno dopo ne abbiamo dovuto disputare uno come fossimo retrocessi. Questa è stata anche colpa della questione legata al fotovoltaico che, anziché rappresentare un’opportunità, rappresentò un nocumento visto che tutti quelli che erano intenzionati a pagare la fideiussione e acquistare questa società non lo fecero proprio perché non si capiva nulla di cosa era successo. Ciò non dovrà più accadere. Con noi il Riviera delle Palme non sarà più croce ma delizia perché metteremo a posto tutte le questioni relative all’agibilità dello stadio”

L’impianto sportivo di Viale dello Sport è vicino alla messa a norma. In questi anni si sarebbe potuto agire diversamente per ottimizzare i tempi? Se si, come? Ci spieghi la sua posizione.

“Si. I tempi si sarebbero potuti ottimizzare facendo ciò che avevamo votato in consiglio comunale quindi un percorso non così farraginoso ma con la chiarezza dovuta. Tanto è vero che io feci più interrogazioni. Il mio collega Tassotti è stato il presidente di una commissione d’inchiesta o di indagine, chiamiamola come vogliamo, proprio perché non si riusciva a capire quali erano le responsabilità. Il percorso è stato complicato con una evidente responsabilità tecnico/politica. Siccome noi rappresentiamo l’organo politico che è quello che i cittadini votano per far si che governino questa realtà io dico che è stato completamente sbagliato ma non lo diremo solo noi ma anche gli atti che abbiamo prodotto alla Procura della Repubblica. Una strada che siamo stati costretti a percorrere visto che le nostre proposte non sono state ascoltate. Mi sembra che non abbiamo abbaiato alla luna. Errore clamoroso dunque che noi non avremmo mai fatto”

Convenzione. La società ha intenzione di chiedere una convenzione pluriennale con un contributo volto ad abbattere i costi dello stadio. A tal proposito che cosa avrebbe intenzione di fare?

“Noi siamo stati gli unici a dare un contributo abbastanza consistente quando c’era Gaucci e fummo molto criticati. La cosa che credo interessi alla famiglia Fedeli è quella di avere uno stadio a norma ma soprattutto di non vivere nell’incertezza anno dopo anno. Una convenzione pluriennale è nelle cose quando si deve programmare. Capiamo perfettamente quindi la richiesta della società. Per non eludere la domanda per quanto riguarda il contributo se oggi dicessimo si saremmo dei populisti. Io dico però che c’è una volontà. Sono anche al corrente del fatto che noi ci ritroviamo con un bilancio ingessato da una gestione dissennata in questi dieci ma che riconduce anche alla gestione 97/2001. Dire in questa sede si al contributo e quantificarlo sarebbe una mancanza di rispetto. Possiamo dire invece che la volontà c’è”

Lei sa che uno dei problemi più grandi che investono la Sambenedettese è legato all’assenza dei campi da allenamento? Nella scala delle priorità tra le questioni da trattare che posizione ricopre tale faccenda?

“Oggi nessuna società ambiziosa può pensare di non avere né un ostello, voglio andare ancora più avanti, né campi di allenamento soprattutto per il settore giovanile. Le grandi società hanno fatto la loro fortuna proprio su queste situazioni. Non voglio parlare di Barcellona o Real Madrid ma mi riferisco anche a club come Chievo, Atalanta ovvero a società che hanno sempre puntato alla valorizzazione dei giovani. E’ obbligo di chi sta a governare mettere la squadra di calcio che ti rappresenta nelle condizioni migliori per avviare questo percorso. Si ai campi di calcio quindi. Questa è sicuramente una priorità”

Cosa si può fare affinché il club non sia costretto ad elemosinare uno spazio alle società locali o comunque limitrofe? Cosa suggerisce?

“Qui si parla di città dello sport da quando sono entrato in politica e ne risento parlare ancora oggi. Io non amo lanciare spot per avere voti in più ma la strada è quella. La situazione sport a San Benedetto andrebbe raccolta in un unico progetto. Chi ha lasciato nel 2001 tutte le strutture sportive che non erano a norma – dallo stadio alla piscina comunale fino ai campi di atletica e quant’altro – oggi non può proporsi come quello che risolve il problema dopo venti anni. Va bene la cittadella dello sport ma bisogna vedere bene quali sono le aree, quali sono le necessità ma soprattutto i benefici pubblici”

Qualcuno, in passato, ipotizzò la realizzazione di una “cittadella dello sport”. E’ una strada percorribile?

“C’è un progetto e va valutato. Se c’è un beneficio pubblico per tutti e quindi anche per la Sambenedettese io sono favorevolissimo. Nel mio programma ho inserito che ci sarà una regolamentazione di tutte le attività sportive. Per quanto riguarda le strutture noi siamo per un piano regolatore all’interno del quale non può non esserci un’attenzione particolare per lo sport. Lo sport allontana i giovani da rischi che sono sotto gli occhi di tutti. La risposta è si incondizionato però non vado ad ingrossare le file di chi ad oggi mente sapendo di mentire”

Sambenedettese e turismo. Ha pensato a questo binomio?

“Si è un binomio che dobbiamo riprendere in considerazione. Come detto all’inizio la nostra città è conosciuta soprattutto grazie alle vicende della sua squadra di calcio. Anche qui faccio un salto indietro. Quando ero vicesindaco, oltre al contributo dato a Gaucci, noi sponsorizzammo la squadra con la scritta sulle maglie Riviera delle Palme. Questa è la risposta più concreta che fotografa plasticamente quello che è l’amore mio – e di chi oggi si appresta a darmi il suo contributo per vincere queste elezioni – verso la Sambenedettese”

Tra gli ultras rossoblu e quelli del Bayern Monaco, ad esempio, intercorre un’amicizia molto profonda. Parliamo della realtà calcistica più titolata della Germania che, nel suo palmares, vanta la vittoria di 26 campionati, 18 coppe nazionali, 2 coppe intercontinentali, 5 coppe dei campioni, una coppa UEFA e altro ancora. Basti pensare che il suo stadio contiene poco più di 75 mila posti. Perché non partire da qui?

“Bellissimo, bellissimo. E’ qualcosa che si può veramente approfondire e potenziare. Noi abbiamo anche una comunità anche importante di Sambenedettesi che stanno a Monaco. Questo feeling va preso in considerazione, va valorizzato. Si può quindi partire da lì e declinarlo su un gemellaggio che non sia solo sportivo ma che porti ad un risultato di visibilità. Credo che gli abitanti di Monaco sarebbero contenti di questa soluzione”

Ballarin. Che tipo di progetto vorrebbe abbracciare per fare in modo che l’impianto venga riqualificato?

“Noi metaforicamente parlando ci siamo messi di fronte alle ruspe. Lo abbiamo detto e lo abbiamo fatto. Siamo contro questo vuoto urbano che piace tanto all’amministrazione che se ne sta andando. Basti pensare a piazza Montebello dove è stato smantellato il mercatino senza un progetto alternativo. Il Ballarin così non può rimanere. Si è creato un movimento popolare, sono stati proposti dei progetti, bisogna prendere atto del fatto che tra questi ne esiste uno che è stato largamente votato e da lì ripartiremo. Se si parla di partecipazione poi della partecipazione va tenuto conto. Rivedere il tutto è importante. Il Ballarin sarà sicuramente oggetto di riqualificazione e credo che si partirà da ciò che i cittadini hanno voluto”

Vuole aggiungere qualcosa che non sia stato detto in questa sede?

“Io voglio fare un appello. Mi rivolgo ai tifosi e non per chiedergli il voto. Loro sono il valore aggiunto, un tifo da prendere come modello. Quando andate a votare non guardate la bandiera politica ma guardate chi di questa bandiera regge l’asta e indirizzare il vostro consenso verso chi ritenete che abbia non solo più credibilità ma chi ha amore per la città”

 

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