Ancora molto da fare

I rossoblu cedono il passo contro un Gubbio più organizzato e più in forma

GUBBIO – La sconfitta in terra umbra è stata utile, ma rischia di essere travisata. All’esordio in una gara ufficiale, gli uomini di Palladini si sono trovati di fronte la squadra peggiore possibile: il Gubbio, più brillante nella forma e più solido nei concetti, sembrava la squadra più adatta a scoprire le vulnerabilità rossoblu, e così è stato.

Per mettere in difficoltà Pezzotti e compagni, alla squadra di Magi è bastato insistere sulle insicurezze sambenedettesi – ancora poco fluidi nell’applicare il 3-5-2, utilizzato per la prima volta la scorsa settimana. Come detto in precedenza, il principale problema dei rossoblu è nella costruzione della manovra: senza le adeguate catene in fase di possesso, e il coraggio di rischiarle, la squadra di Palladini non riesce a far arrivare palloni puliti sulla trequarti, semplificando il lavoro difensivo degli avversari.

Per portare all’estremo questa difficoltà Magi ha scelto di pressare i rossoblu sin dalla propria area di rigore, attaccando i tre difensori per direzionare il possesso verso la fascia (dove Tavanti e Pezzotti potevano ricevere, ma solo a 70 metri dalla porta).

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Possesso basso dei rossoblu. Radi è marcato da Candellone, Giacomarro copre Berardocco, Valangussa e Zanchi marcano Minotti e Lulli. Ferri Marini pressa Di Filippo, quasi suggerendo il passaggio verso Tavanti

Chiusi in questo modo, i rossoblu non sono riusciti a trovare soluzioni di gioco per avanzare palla a terra, e – un po’ per non rischiare, un po’ per cercare effettivamente un vantaggio – hanno iniziato a cercare il cambio di gioco sul lato opposto del campo (che gli avversari erano costretti a lasciare sguarnito).

Pur creando qualche buona opportunità (i cross di Pezzotti per Sorrentino e Di Massimo), i rossoblu non sono riusciti a rendersi pericolosi con la giusta continuità – permettendo agli eugubini di continuare il pressing.

D’altra parte, la fase difensiva dei rossoblu è stata molto sollecitata dalla mole di gioco dei padroni di casa, sempre aggressivi e (come detto) consolidati nella costruzione del gioco. Più che basarsi sugli schemi, la squadra di Magi si è basata su un attacco posizionale molto aggressivo e fluido.

In qualsiasi momento della partita gli eugubini cercavano di avere due giocatori molto alti e ampi sull’esterno: a destra stazionava l’ala Ferretti, a sinistra si alternavano il terzino Zanchi e la mezzala Giacomarro. Su queste situazioni Ferri Marini e la mezzala sul lato opposto (Valagussa) cercavano di farsi trovare sugli half-spaces, i mezzi spazi tra centro e ala ai fianchi di Berardocco.

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Zanchi occupa l’esterno alto, con Ferretti dall’altra parte. Ferri Marini e Valagussa avanzano sugli half-spaces. Giacomarro arretra per garantire la superiorità numerica nel giro palla (3 contro i 2 attaccanti rossoblu)

I rossoblu – costretti a tenere la linea di cinque, dietro, sono poco aggressivi nel recupero del pallone: Di Filippo e Di Pasquale (che dovrebbero aggredire i giocatori più avanzati) sono troppo timidi, e la squadra non riesce a guadagnare campo.

Pur senza possibilità di aggredire, i rossoblu riescono a bloccare efficacemente il centro. Gli eugubini riescono ad andare al tiro solo da fuori o sulle giocate di Ferri Marini e Ferretti nell’uno contro uno; i sambenedettesi riescono ad andare al tiro con Tavanti, ma poco più.

La ripresa si apre col gol – un po’ caotico – di Giacomarro, costringendo gli uomini di Palladini a rischiare di più. Per sfruttare a proprio vantaggio la pressione alta degli eugubini gli ospiti iniziano ad avanzare maggiormente i due esterni (soprattutto Pezzotti), cercando di sovraccaricare una delle due fasce con più giocatori possibili, in modo da trovare l’uno contro uno sul lato opposto.

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I rossoblu vanno a sovraccaricare la destra, poi Di Filippo cerca il cambio di gioco sulla fascia opposta

Idealmente la mossa potrebbe funzionare, ma la scarsa qualità dei tre di difesa nel servire i compagni di fascia non permette di trasformare la situazione in un vantaggio palpabile. Arrivano un paio di buone opportunità, per Pezzotti e Lulli, ma poi – su una palla persa – arriva il raddoppio degli eugubini, bravi a sfruttare proprio la superiorità numerica sulla destra.

Nel finale i rossoblu provano a cambiare modulo: l’ingresso di Fioretti per Di Pasquale, col passaggio al 4-3-1-2 (Mancuso alle spalle delle due punte), dà più peso offensivo, e la squadra – sfruttando il calo di tensione degli avversari – inizia ad aumentare il baricentro.

Il gol nel finale (corner di Sabatino, deviato – la leggenda narra – da Mancuso) riesce a lenire il risultato, ma non la prestazione.

C’è da lavorare“, ha ammesso Palladini. La partita di oggi ha mostrato con maggior forza gli aspetti in cui deve crescere la squadra, ancora poco sicura nel proporre un possesso palla in grado di dare profondità, ampiezza e respiro alla manovra. Il fatto che ci sia ancora (molto) da fare, non significa che sia tutto da rifare: l’idea per cui comprare un nuovo attaccante porti più gol, o un centrocampista più gioco, è la stessa convinzione che porta a costruire un muro comprando altri mattoni invece di iniziare a mettere in piedi quelli che già si hanno. Prima che negli uomini, i rossoblu devono crescere in gioco e consapevolezza: questione di lavoro e di tempo.

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