Federico, ecco la firma: “Questa squadra è ambiziosa, i tifosi stiano tranquilli”

Il direttore sportivo firma coi rossoblu. Abbiamo parlato del progetto-Samb e del suo rapporto con allenatore e dirigenza

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo un lungo lavoro in sordina Sandro Federico ha firmato coi rossoblu, diventando (stavolta ufficialmente) il direttore sportivo della Samb. “Era ora – ci racconta – anche perché la situazione stava diventando paradossale”.

Ora che è ufficiale puoi dirci come ti senti in questa piazza.

“Benissimo. Tanti anni fa sono stato qui da calciatore, il mio sogno era di tornarci come dirigente. Torno qui con una gran voglia di far bene e l’intenzione di dare il giusto riconoscimento a questa città, che ha passato troppi anni in categorie che non le competono”

Durante questi mesi si è molto discusso sul mercato della Samb, con molti giovani e pochi nomi d’impatto.

“Il nostro impegno primario è quello di avere una squadra competitiva e futuribile, con giovani di proprietà; vogliamo formare una base medio-giovane e di qualità. L’arrivo di giocatori come Minotti, Lulli e Berardocco (giocatori già abituati alla categoria di 24 e 25 anni) va vista in tal senso. In squadra ci sono anche giocatori esperti, non troppo vecchi e (soprattutto) importanti a livello “morale”, che possano aiutare i giovani a seguire un’idea ben precisa di come si sta in squadra e come si gioca a calcio.

L’obiettivo a lungo termine è quello di valorizzare giovani di proprietà come N’Tow, Tavanti, Candellori e Di Pasquale (che è stato una felice sorpresa). Investire su questi ragazzi significa investire sul futuro: vogliamo creare uno zoccolo duro importante”

In questa stagione sono stati fatti moltissimi contratti annuali. Con una politica del genere si corre il rischio di perdere giocatori interessanti; Gyasi, ad esempio.

“Non credo sia una scelta penalizzante. In Lega Pro molti giocatori sono abituati a questo tipo di contratto, ed è il modo più saggio per muoversi, Questo non toglie che – se un giocatore ci convince – possiamo fare un prolungamento anche due mesi dopo. Già quest’anno su alcuni giovani (Sorrentino, Pegorin) abbiamo fatto dei biennali perché li riteniamo utili anche in prospettiva. Non è obbligatorio, il contratto annuale: se c’è un’operazione importante su un giocatore di prospettiva si può fare diversamente.

Nel caso di Gyasi, il giocatore ha preferito accettare i due-tre anni di contratto altrove che l’annuale da noi. Ma, come le hanno i giocatori, anche noi abbiamo alternative. Prima di proporre contratti pluriennali, o cercare il nome a effetto, bisogna ragionare. A questi livelli bisogna avere i piedi ben saldi a terra, essere ambiziosi non significa necessariamente sperperare. Molte squadre esagerano e finiscono gambe all’aria, a San Benedetto – purtroppo – è già capitato. Una società forte si basa anche su questo tipo di scelte”

Hai parlato di ambizioni. L’obiettivo per quest’anno resta quello di arrivare tra le prime sette?

“Sì. Giocheremo per raggiungere i play-off, anche perché San Benedetto merita di lottare per certi obiettivi. Cercheremo di arrivarci con occhio sulla valorizzazione di giovani, provando a creare una base che sia importante anche in ottica futura”

Ieri hai detto che cercate un difensore centrale e un esterno offensivo che sappia giocare anche da seconda punta. I moduli di riferimento restano 3-5-2 e 4-3-3, o state provando anche altre opzioni?

“In linea di massima stiamo lavorando su questi due sistemi di gioco, in modo da avere le idee chiare e sbagliare il meno possibile. Sto lavorando a stretto contatto con Palladini”

Com’è il rapporto col mister?

“Ottimo, tra noi c’è un grande feeling. Sono molto felice di questa cosa, anche perché il rapporto tra ds e allenatore deve basarsi anzitutto sulla stima reciproca. Lavorare con una persona che ha la tua stessa idea di calcio è un grande vantaggio, e sono certo che questo si vedrà anche a livello di risultati. Ottavio è un ottimo allenatore e una persona di grande umiltà; qualità rare. La mia intenzione è quella di mettergli a disposizione i giocatori migliori possibili.

Con la proprietà, invece? Un presidente come Fedeli lascia la giusta libertà di manovra?

La proprietà mi piace da impazzire: sia Franco che Andrea Fedeli sono ottime persone con cui lavorare. Mi è stato permesso di fare tutte le operazioni che ritenevo giuste, lasciandomi in assoluta tranquillità. A livello personale vedo in loro la mia stessa ambizione e un grande attaccamento, alla città e alla squadra. Sin dal loro arrivo i Fedeli hanno fatto investimenti importanti, senza far mancare nulla a nessuno.

Il presidente ha una personalità forte, ma positiva: nonostante abbia 72 anni trasmette un entusiasmo e una passione straripanti. Sembra un ragazzino. Persone del genere sono sempre più rare, nel calcio: teniamocelo stretto”

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