Samb-Venezia e l’eleganza del riccio

Nel primo test probante della stagione la squadra di Palladini prova il 3-5-2. Come stanno i rossoblu?

CASCIA – Quella tra Samb e Venezia è stata un’amichevole strana. La caratura degli avversari – accompagnata dalla suggestione dei nomi in campo (e in panchina) – ha caricato la partita di aspettative, al punto da far dimenticare finalità e contesto. In un certo senso, la sfida in campo ha soddisfatto queste impressioni. Pur avendo tutti i crismi e gli aspetti di un’amichevole (modulo sperimentale, girandola di cambi) quella di ieri è stata una partita vera, corredata da agonismi in campo e tifo sugli spalti.

Contro il 4-3-3 degli arancioneroverdi Palladini ha schierato per la prima volta il 3-5-2: la difesa a tre (Di Filippo, Radi, Di Pasquale) è stata affiancata da due esterni propositivi come Crescenzo e N’Tow, a centrocampo Berardocco ha agito da play davanti alla difesa, con Lulli e Sabatino mezzali. Davanti Mancuso e Fioretti.

3-5-2

La formazione. Frison; Di Filippo, Radi, Di Pasquale; Crescenzo, Lulli, Berardocco, Sabatino, N’Tow; Fioretti, Mancuso

Nonostante fosse la prima uscita col nuovo assetto, la squadra è sembrata avere le idee chiare, pur mancando nella fluidità di manovra. In fase di costruzione i rossoblu (vestiti di verde) cercavano insistentemente il filtrante per le due punte, pronte a venire incontro per sfruttare le linee di passaggio aperte dall’allargamento delle mezzali.

Passando per le due punta la squadra aveva la possibilità di gestire i tempi di avanzamento, permettendo i due esterni di arrivare in posizione pericolosa.

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Sabatino e Lulli si allargano, aprendo lo spazio per la verticalizzazione verso Mancuso (servito da Berardocco). Pezzotti e Crescenzo avanzano

Se il Venezia riusciva a impedire la verticalizzazione immediata, i rossoblu passavano per le fasce, cercando di sfruttare la posizione larga dei due esterni. In queste situazioni la punta sul lato del pallone si allargava sulla fascia, creando superiorità numerica e aprendo spazio all’inserimento degli interni.

La buona organizzazione è state però frustrata dall’atteggiamento degli uomini di Inzaghi, intenzionati a controllare sia lo spazio che il pallone. I lagunari (schierati col 4-3-3) hanno giocato con la difesa molto alta, cercando di aprire spazi facendo passare rapidamente la palla da una fascia all’altra.

In fase di possesso gli arancioneroverdi hanno cercato di sfruttare al massimo la catena terzino-mezzala-ala, puntando a creare situazioni di inferiorità numerica per liberare il cross. I rossoblu hanno optato per una soluzione conservativa, con l’esterno in marcatura fissa sull’ala.

Un atteggiamento non esente da problemi. Con i tre centrali molto statici, e Berardocco a copertura del centro, Lulli e Sabatino si trovavano sempre in inferiorità numerica, indecisi se uscire sul terzino o coprire il movimento della mezzala avversaria.

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Sabatino esce su Malomo, Di Pasquale e Pezzotti restano bassi. Fabris si inserisce, liberissimo

Per fortuna dei rossoblu la squadra di Inzaghi non è riuscita a sfruttare a pieno questo aspetto, e non ha avuto la fluidità (né il coraggio) per insistere con la giusta continuità. I lagunari hanno cercato soprattutto il cross, girando la palla da una parte all’altra, ma i sambenedettesi sono stati sempre puntuali.

L’arretramento dei due esterni ha aiutato molto, ma ha finito per tarpare la manovra offensiva sulle fasce. Una volta recuperata palla gli esterni avevano più di 80 metri da percorrere, costringendo Mancuso e Fioretti ad allungare i tempi di gestione.

In queste situazioni gli unici sbocchi sono arrivati sulla sinistra, dove N’Tow (dotato di enormi mezzi fisici) riusciva comunque a proporsi. Uscito lui, Crescenzo e Pezzotti – costretti a partire dalla linea dei difensori – sono riusciti ad arrivare sul fondo solo quando la Samb ha avuto abbastanza tempo per amministrare.

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La Samb recupera: Fioretti (fatta la sponda) è molto arretrato, così come i due esterni. Berardocco può solo allargare per Lulli. Mancuso (fuori inquadratura) è solo contro tre

Alla prima sfida probante del pre-campionato, la squadra di Palladini ha mostrato cosa può offrire in questo campionato di Lega Pro: preparazione tattica, duttilità, sacrificio. La squadra non è ancora in grado di imporre il proprio ritmo, e manca in alcuni automatismi; ma l’idea di calcio è ben visibile, impreziosita da una duttilità tattica non banale.

In attesa del mercato (la squadra ha bisogno di alternative, specie in avanti), le indicazioni sono sicuramente incoraggianti. Chi si aspettava una partita spumeggiante, piena di gol e occasioni, è tornato a casa deluso; gli altri si sono goduti una prova importante, tra due squadre che sembrano già in clima campionato.

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