Vernecchie rossoblu: 5^ puntata

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso. Con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero

Il calcio moderno impone partite ad ogni orario e latitudine, ma le Vernecchie – solide e immutabili – tornano puntuali ogni lunedì sera. Reduci da due vittorie consecutive, i rossoblu sembrano respirare un’aria molto più fresca. Lo stesso vale per i nostri vernecchiatori, che – dopo le scintille della scorsa puntata – possono tornare a dispensare elogi. 

Michele: “Ciao asc*là, oggi volevo condividere con te tutta la mia felicità per un grande passo avanti della nostra rubrica. Abbiamo ricevuto le prime domande da parte dei nostri affezionatissimi lettori. Due domande, per la precisione: come i punti in classifica dell’Ancona (viva il campanilismo)”

Angelo A: “Ottimo, non vedo l’ora di rispondere. Prima, visto che già parli dell’Ancona… Come sono andate le altre?”

Michele: “Questa settimana la copertina se la prende il Parma, sicuramente. Al 60esimo della gara di Pordenone i ducali erano a un passo dalla tragedia sportiva: due gol sotto e 8 punti di distanza dalla vetta, un abisso. In mezz’ora si è rovesciato tutto, e i gialloblu hanno mandato un messaggio forte e chiaro: il nostro campionato comincia ora. Per il resto, farei notare che le altre squadre marchigiane del Girone B, sommate insieme, hanno totalizzato i nostri stessi punti. E noi abbiamo una partita in meno. Metteteci ‘na pezza

Ecco, passiamo alla Samb: 9 punti in 4 gare. Con una vittoria nel recupero col Padova la Samb sarebbe da sola in vetta. L’abbiamo sottovalutata?

Michele: “Calma, calma e ancora calma. A guardarla oggi, la classifica è senza dubbio bellissima ma c’è un grande fattore da considerare: il primo è che finora abbiamo affrontato 4 squadre che avevano come ambizione una salvezza tranquilla e utilizzavano uno degli slogan più scontati e noioso del mondo del calcio: “Raggiungiamo i 40 punti, tutto quel che viene in più lo accettiamo volentieri” (come se si potessero rifiutare i punti…). Aver vinto 3 scontri diretti su 4 è importante, ma non commettiamo l’errore di deprimerci alla prima sconfitta contro squadre più quotate. In questo momento l’obiettivo deve essere solo uno: fare bene a Forlì per affrontare con più serenità il terribile mese di ottobre, quando incontreremo squadre come Parma, Venezia, Sudtirol, Bassano e Feralpi Salò”

Angelo A: “Bisognerebbe ricordarsi di una settimana fa, quando in tantissimi – dal presidente in giù – dicevano che questa squadra era inadeguata, e mettevano in discussione le scelte del mister. Come hai detto tu, la squadra ha giocato contro avversari che giocheranno per salvarsi: troppo poco per alzare l’asticella. In questo momento sembriamo come Oberyn Martell contro la Montagna: ci stiamo gasando moltissimo perché vediamo (quasi) tutta la Lega Pro sotto ai nostri piedi, ma basta un colpo ben assestato per farci precipitare. Meglio essere accorti”

Michele: “Tu mi citi il Trono di Spade: molto bene. E se Palladini fosse il nostro Jon Snow, il figlio sempre in discussione ma destinato a salvarci tutti?”

Angelo A: “No, aspetta; Jon Snow ha sempre avuto molti fan, e gran parte di questi (queste) guardavano soprattutto l’aspetto estetico. Palladini è come Ned Stark: serio, leale e competente, ma poco commerciale – destinato ad una perpetua sottovalutazione. Il mister è durato più di Ned perché conosce bene San Benedetto, e Fedeli non è Jeoffrey”

Parliamo della partita. Come avete visto la squadra?

Angelo A: “Come ho scritto sabato, la Samb ha fatto bene. I rossoblu hanno mostrato di avere una buona proposta offensiva anche in casa, e confermato la solita preparazione tattica; il Fano non è mai riuscito a innescare le sue giocate tipo, e ha finito con l’accontentarsi di mantenere il risultato. Noi abbiamo giocato senza frenesia, spingendoci più avanti ma con criterio: il gol di Mancuso è arrivato alla fine, ma il risultato è sacrosanto”

Michele: “Direi proprio che in una settimana abbiamo vissuto tutte le emozioni che può darci una partita di calcio: frustrazione contro il Mantova, gioiosa sorpresa a Gubbio e grande felicità per il gol a pochi minuti dal termine contro il Fano. Alla vigilia dell’esordio stagionale chi avrebbe scommesso su 3 vittorie in 4 partite?”

Angelo A: “Nessuno, probabilmente. E questo è un gran merito di Palladini: la scorsa stagione ha fatto benissimo, ma ogni vittoria sembrava dovuta; quest’anno non si chiedono le stesse cose, ma lui continua a portare risultati importanti (a ulteriore riprova del suo contributo)”

LE DOMANDE DEI LETTORI

1. “Palladini è cambiato, secondo voi? Meno attendista, più propositivo, e maggiormente intenzionato ad attaccare anche dopo il vantaggio. Che ne dite?”

Angelo A: “Io non mi stancherò mai di ripeterlo: ci sono tanti modi di giocare, e tanti modi di controllare le partite. Si può fare il 70% di possesso palla e non riuscire mai a minacciare la porta avversaria, e si può comandare l’incontro senza toccarla mai. Lo scorso anno la Samb ha giocato partite arrembanti e partite speculative, ma è sembrata quasi sempre in controllo di quello che stava succedendo. È su questa base che dovremmo valutare il gioco.

Tutti noi preferiamo una squadra capace di imporre il proprio dominio col pallone tra i piedi e la voglia di far gol, ma non è così semplice. L’anno scorso Palladini mi è sembrato conscio dei limiti di una squadra (ricordiamolo) non sua, e ha provato a capitalizzare al massimo. Quest’anno ha più scelta, e stiamo vedendo uno gioco più vario in base agli avversari”

Michele: “Ho avuto modo di conoscere “da vicino” Ottavio Palladini nei suoi tre anni da responsabile del settore giovanile e ho capito che, per farlo arrabbiare, bastano due domande: “Ottavio, ma come hai fatto a perdere palla così a Lecco?” e “Ottavio, perché le tue squadre non hanno un bel gioco?

Nel primo caso, riceverete un ruggito tale da pentirvi amaramente di aver anche solo pensato una cosa del genere (mister, se ci stai leggendo non arrabbiarti: c’era un fallo di mano, lo sappiamo).

Nel secondo caso la risposta di Palladini è semplice e pragmatica. Per imporre il proprio gioco nel calcio moderno servono alcuni ingredienti fondamentali: un portiere che sappia giocare con i piedi, terzini efficaci in entrambe le fasi e mezzali che si inseriscano.

In Serie D c’è una variante decisiva: la regola degli Under. Il 99% delle squadre è costretta a piazzare i giovani nei ruoli sopracitati, e la conseguenza è un impoverimento del gioco. I giovani, soprattutto in una piazza “calda” come la nostra, hanno meno personalità, e il gioco si sposta sulle ali, dove gli esterni d’attacco possono fare il bello e cattivo tempo contro i ragazzini avversari. In Serie D giocatori come Napolano, Titone, Sivilla e Borrelli spiccano naturalmente, perché – giocando contro i terzini under – il confronto è impietoso.

Quest’anno il tasso tecnico della rosa si è notevolmente alzato, e la Samb può interpretare il 4-3-3 tanto caro a Palladini in maniera più propositiva”

2. Il dualismo tra Tortolano e Di Massimo è utile a far crescere i giovani o è figlio di pressioni esterne”?

 Angelo A: “Fedeli ha già detto che per lui Di Massimo deve giocare sempre. Non so se Palladini sia influenzato dal presidente, spero di no (quando accade, non è mai un bene). Il dualismo sarà prolifico finché non verrà definito così: se i due lotteranno per guadagnarsi il posto non potranno che migliorare il loro livello, se si inizierà a giudicare l’uno solo in relazione all’altro si potrebbe ottenere il risultato inverso”.

Michele: “Su Di Massimo si è parlato tanto, a dimostrazione del fatto che la sua esposizione mediatica sia molto maggiore rispetto a quella degli altri giocatori. Non ci trovo nulla di strano, visto le continue dichiarazioni di stima del Presidente e la forza del suo procuratore, Di Campli. La storia del ragazzo di provincia che realizza il sogno di giocare in una grande squadra ha avuto molto successo sui giornali, ma ora è arrivato il momento di tornare alla normalità. In mezzo al campo non contano i procuratori o l’esperienza nella Primavera della Juve, conta solo l’impegno e il contributo da dare alla squadra. Io continuo a pensare che Di Massimo abbia alcune qualità niente male, in primis nel dribbling, ma deve migliorare tantissimo nella costanza e nei movimenti tattici. Ad oggi, io vedo come titolari Mancuso e Tortolano, con l’abruzzese pronto a entrare nella ripresa e spaccare la partita”

Angelo A: “Finora Tortolano ha fatto una migliore impressione, ma c’è anche da dire che Di Massimo è molto lontano dalla forma. Tortolano mi sembra avere più senso del gioco, sa dialogare meglio coi compagni e dà più continuità; Di Massimo è un giocatore di maggiore estro, che gioca a fiammate: un grimaldello per le partite più bloccate”

Pezzotti, Sabatino, Sorrentino: tre giocatori importanti nella scorsa stagione, in serie D, ora stanno trovando spazio in Lega Pro. Possono essere un fattore anche questo campionato?

Angelo A: “In modo diverso, ma sì. Pezzotti si sta dimostrando un ottimo terzino di manovra, utile sia nella costruzione dal basso che al cross. In casa il suo contributo può essere importante, specie nelle partite come ieri – con Di Massimo (o Tortolano) che tagliano dentro, e lui ad allargare il campo.

Sabatino e Sorrentino non smetteranno mai di stupirmi. C’è chi metteva in dubbio il loro apporto, ma hanno già smentito tutti: Sorrentino si è preso il posto da titolare a forza di lotte sui palloni alti, gioco di sponda e un continuo movimento offensivo, Sabatino è il solito giocatore a tutto campo, capace di giocate assurde e inspiegabili”

Qua la prende di tacco in volo, salta i cartelloni pubblicitari e guadagna rimessa

Michele: “Sorrentino è il tipico attaccante che si esalta quando riceve delle critiche. L’anno scorso è diventato titolare tra i mugugni del pubblico, e ha retto sulle spalle l’attacco rossoblu. Quest’anno tutti invocavano una punta di categoria al suo posto, e in una settimana ha dimostrato non solo di poter giocare, ma di essere anche fondamentale. Col suo lavoro sporco, in fase offensiva e difensiva, ha dato tantissimo. Non mi sarei mai aspettato un impatto del genere. Chapeau”

 

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Ora si va a Forlì, come vedete la gara?

Michele: “Non ho idea di come giochi questa squadra, ma mi sono simpaticissimi perché il loro allenatore ha lo stesso cognome di uno dei miei scrittori preferiti, Gadda. “Quer pasticciaccio brutto de’ Via Merulana” dovrebbe essere reso obbligatorio in tutte le scuole”

Angelo A: “Il Pasticciaccio lo puoi apprezzare solo se lo capisci, tipo Berardocco. Il problema di studenti e tifosi è che non tutti conoscono quel genere di letteratura (e quel genere di gioco). E poi, in ogni caso, io preferisco Calvino. A proposito di Calvino, mi vengono in mente “Le città invisibili“: di recente ho letto l’articolo di un giornale locale dove ci si lamentava che la Samb non era annoverata tra le città importanti del girone B. Solo che l’articolo si riferiva ai capoluoghi di provincia…

Riguardo il Forlì, io l’ho analizzato e credo di aver capito come gioca. Però non te lo dico, così leggi l’analisi”

Michele: “Infame”


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