Quando si è soli contro tutti

La Reggiana vince da squadra isolando i rossoblu e punendo i loro errori

REGGIO EMILIA – “La gente è spaventata da quello che non riesce a capire“: la partita dei rossoblu non avrà le sembianze freak dell’uomo elefante, ma ha comunque spaventato il microcosmo sambenedettese – lesto a individuare le colpe in concetti eterei come voglia, poca corsa e presunzione.

I piani di Palladini

L’impostazione della squadra di Palladini è molto chiara: in fase di non possesso i rossoblu giocano con un 4-4-2 molto stretto e compatto, con Tortolano e Mancuso in linea coi centrocampisti e Sabatino (o Lulli) che si alzavano in pressing al al fianco di Di Massimo, per disturbare la costruzione della Reggiana.

L’idea è quella di recuperare palla e ripartire sui (tanti) spazi che i granata lasciano alle proprie spalle, sfruttando le capacità in progressione e nel dribbling del trio leggero. Al 6′ una ripartenza veloce libera lo scambio tra Tavanti e Sabatino, che serve il tiro di Mancuso (esterno della rete). Sarà l’unica occasione del primo tempo: per il resto è solo Regia.

La forza della Reggiana

La squadra di Colucci gioca con grande autorità, sfruttando l’ampiezza concessa dai rossoblu per costruire il possesso, e creare isolamenti nelle zone nevralgiche di campo. In fase di costruzione la Reggiana avanza molto coi due terzini e tiene stretti i tre giocatori offensivi, lasciando la gestione del pallone ai due difensori – aiutati dai centrocampisti, che ruotano molto.

Questi movimenti creano disordine nelle linee rossoblu, e i granata riescono a creare duelli offensivi sia al centro (Nolè-Damonte) che nelle fasce (tra terzino e terzino).

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Damonte segue Nolè, Lulli avanza verso Bovo, e l’assetto perde compattezza. Si apre lo spazio per il passaggio a Nolè (più veloce di Damonte) e il lancio a Giron (in vantaggio su Tavanti)

Su questi binari i padroni di casa riescono a costruire un dominio del pallone molto solido, ma la vera differenza – paradossalmente – viene fatta in fase di non possesso: la Reggiana attacca anche (e soprattutto) quando non ha il pallone, con un pressing molto organizzato e una difesa posizionale molto compatta.

I granata sono aggressivi sin dalla trequarti rossoblu, coi tre attaccanti che pressano la costruzione bassa indirizzando il pallone sulle fasce, dove le giocate sono limitate e il recupero del pallone più facile. Per dare il giusto supporto, il resto della squadra difende molto alto e in modo compatto, rendendo difficile anche l’avanzamento del pallone tramite lancio lungo.

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Guidone, Nolè e Manconi si orientano verso il pallone, marcando i tre giocatori più vicini. Per Tavanti le uniche soluzioni sono il retropassaggio a Ferrario e il lungolinea per Sabatino

I sambenedettesi vengono isolati in ogni zona di campo, messi all’angolo e costretti a prendersi rischi sempre maggiori in costruzione: al 10′ la Reggiana ha già recuperato due palloni sulla trequarti, e – su una bella azione in rapidità – è passata in vantaggio con Nolè (ribattuta sul tiro di Bovo). Per buona parte del primo tempo la partita prosegue su questi binari: gli emiliani sono in controllo completo, e arrivano alla conclusione con Angiulli (due tiri da fuori), Manconi (su punizione) e Trevisan (calcio d’angolo).

Gli aggiustamenti di Palladini

Già alla mezzora i rossoblu mischiano le carte, cercando di ovviare alla pressione dei granata con un gioco più diretto e verticale: Mancuso passa in mezzo, mentre Di Massimo e Tortolano si alternano alle sue spalle – allo scopo di avere più densità tra le linee. Negli ultimi 15′ la squadra di Palladini riesce a diminuire la pressione, e nel finale arriva anche un’opportunità per Tortolano (tiro alto).

Nel secondo tempo cambia anche l’atteggiamento in fase di non possesso: la squadra alza il baricentro e inizia a pressare a pressare alto, distrubando la manovra emiliana.

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La Reggiana non riesce più ad esercitare lo stesso dominio, ma non perde il controllo della partita – cercando di sfruttare ogni spazio, e ribaltare l’azione colpo su colpo. La Samb rischia – consapevolmente – qualche contropiede in più, ma riesce a contestare il possesso e costruire qualche azione promettente.

La squadra riesce a creare più spazi, ma non riesce ad approfittarne: la poca lucidità dei tre davanti – unita alla mancanza di un riferimento offensivo – facilita il lavoro dei centrali di casa, mai in pericolo. Al 60esimo l’ingresso di Sorrentino sembra dare più senso all’evoluzione della partita, ma la Reggiana cambia subito le carte in tavola.

Il cinismo della Reggiana

Neanche il tempo di preparare l’assalto e gli emiliani la chiudono. Come nel primo tempo, i rossoblu si fanno male da soli: intervento goffo di Pezzotti e percussione di Mancone, che semina Ferrario e segna il due a zero.

Palladini butta dentro N’Tow e passa al 4-4-2, ma ormai è tardi: la Regia controlla senza problemi, mantenendo imbattibilità in casa e confermando il ruolino di marcia.

Altalene 

L’ottima stagione fatta finora continua a penalizzare la squadra di Palladini, costretta ad un livello di ambizioni eccessivo, se non irreale. La Reggiana ha meritato, giocando molto bene e costringendo la Samb a giocare male: succede. Dare la colpa alla poca voglia, o alla presunzione, significa non riconoscere la bravura degli avversari.

I rossoblu non sono stati egoisti, sono stati isolati; non sono stati remissivi, sono stati pressati; non hanno corso poco, hanno corso a vuoto: le colpe degli sconfitti sono in gran parte meriti dei vincitori. Bisogna accettarlo: scoprirsi inferiori a una squadra dal budget ultra milionario non deve essere un dramma, ma il primo passo per un campionato più intelligente.

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