Vernecchie rossoblu: 12^ puntata

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso: con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero

E se l’attesa delle Vernecchie fosse essa stessa, le Vernecchie? Invece che al bar, i nostri svernecchiatori si sono ritrovati a Reggio Emilia, tra l’euforia per la scoperta del KFC nei pressi dello stadio e la depressione – quasi immediata – dovuta agli inciampi della partita, compromessa già al nono e conclusasi con questa roba qua.

Cosa deve significare, questa sconfitta?

Michele: Come scritto da Angelo nella sua brillante analisi  questa partita ha dimostrato che la Reggiana è una delle favorite alla vittoria finale. A inizio anno – con mia grande sorpresa – veniva data da tutti come favorita, ora ho capito perché. Ieri la nostra prestazione non è stata all’altezza, ma bisogna considerare che loro – oltre ad essere una grande squadra – si sono rivelati migliori di noi in ogni reparto.

Angelo A: Grazie per il complimento, sono certo che mi chiederai qualcosa di brutto e sgradevole come ricompensa. La partita: io ho avuto l’impressione che i nostri giocatori si trovassero sempre soli contro tutta la Reggiana. Quando noi avevamo il pallone eravamo sempre isolati dagli altri, mentre loro erano sempre in controllo – e sempre collegati. È come se avessimo giocato uno contro undici, per tutta la gara e in ogni zona di campo.

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La parola definitiva sulla partita

Michele: Quello che più mi ha impressionato è stato il centrocampo: che erano di categoria superiore si sapeva già, ma dal vivo mi hanno fatto una grande impressione. Tutti e tre potevano muoversi da regista, mezzala ed esterno, indifferentemente; avevano sempre la soluzione giusta. Sono giocatori come questi a rendere grande una squadra.

Angelo A: E infatti la differenza è stata soprattutto lì: le loro rotazioni a centrocampo ci hanno messo in confusione, e – in definitiva – hanno gestito sempre come volevano loro. Quando abbiamo provato a giocare compatti ci hanno fatto perdere le misure, quando li abbiamo pressati uomo contro uomo hanno vinto tutti i duelli. A noi è mancato quello, gli abbiamo regalato il possesso molte volte.

Michele: Noi non abbiamo queste caratteristiche. Molti giocatori fanno fatica ad uscire palla al piede, anche per una questione di personalità. Contro un pressing così organizzato non è facile a prescindere, comunque. Tra quelle viste finora solo Bassano e Venezia avrebbero la qualità per uscirne indenni. Consideriamo anche il fatto che che ci manca l’unico regista in rosa, Berardocco.

Angelo A: Queste sono le partite che ci fanno capire la sua importanza, e io – lo ribadisco – credo che ci manchi un’alternativa tecnica. In settimana ho fatto questa domanda a Federico, e lui mi ha detto che va bene così. Non ne sono sicurissimo… Ieri l’unica soluzione era giocarla sui lanci lunghi; non è un dramma se te la giochi così, ma se davanti hai Di Massimo…

Michele: Ma chi, lo scarso nueve?

Angelo A: Non mi sento di dargli molte colpe, anche perché quello non è il suo ruolo: non ha la testa, non ha il fisico e non ha i movimenti. Ma – visto che l’hai tirato fuori – chiudiamo definitivamente questa storia del Falso nueve.

  1. Il primo falso nueve “moderno” è stato Totti nel 2006 – calcisticamente, un’era geologica fa: non è una novità, non è una sorpresa, non è niente che non si sia già visto.
  2. Il falso nueve è un concetto che non esiste, perché nel calcio moderno tutti gli attaccanti (quelli di livello, almeno) devono essere capaci di dare supporto alla manovra.
  3. Entrando nel caso specifico, cosa farebbe di Di Massimo un falso nueve? Quando gioca prima punta ha gli stessi compiti di Sorrentino, solo che quest’ultimo (che il 9 ce l’ha sulle spalle) lo fa meglio.

La nostra redazione quando sente parlare di Falso nueve

Michele: Che Di Massimo avrebbe giocato male l’ho capito dopo pochissimi secondi: al primo pallone utile ha provato un colpo di tacco senza senso, con una realizzazione che ha rasentato il limite tra l’inutile e il dannoso. Ecco, sono queste le cose che non sopporto: spesso mi dà l’impressione di giocare più per se stesso che per i compagni.

Angelo A: Non ci vedo tutta questa malizia: semplicemente, fa scelte sbagliate. Uno come lui deve giocare sempre sulla fascia, dove ha più spazi, gioca fronte alla porta e può variare le sue soluzioni. Spalle alla porta non sarà mai un fattore-

Palladini ha detto che bisogna imparare la lezione. Qual è la lezione?

Michele: La lezione è che la nostra rosa è qualitativamente inferiore alle prime. Noi tifosi dobbiamo accettarlo, e iniziare a non aspettarci più di quanto questa squadra ci può dare. L’obiettivo deve essere la salvezza, con vista ai play-off; bisogna essere più tranquilli, perché l’obbligo di vincere tutte le domeniche non c’è più.

Angelo A: Io l’ho scritto anche ieri, il nostro problema è che siamo partiti troppo bene – e in una piazza così, che da anni gioca solo per vincere, è subentrata l’idea che dobbiamo fare lo stesso anche in Lega Pro. Abbiamo una buona squadra, e secondo me possiamo giocarcela con tutti: ma questo non significa che dobbiamo vincere con tutti. Sembra che le sconfitte siano sempre colpa nostra, come se gli altri non ci fossero. Dopo Reggio ho sentito cose come “non corriamo”, “siamo presuntuosi”, “non abbiamo voglia”… ma di che? Ci hanno schiacciato.

Michele: A proposito di critiche, io nel post partita ho sentito la mancanza di Fedeli. Ormai ci siamo abituati ai suoi rimproveri, è una tradizione; le sue conferenze arrabbiatissime sono una presenza rassicurante, come le maratone di Enrico Mentana.

Angelo A: Ieri ha dovuto vedersela su Sportube, immagino l’atmosfera…


Le cinque frasi pronunciate da Fedeli dal divano di casa sua

  1. Ma che è sta schec card?
  2. Aridaje Pegorin… Qua non m’ascolta nessuno
  3. Ma chi è il biondo là?! Ma chi l’ha preso?
  4. [Iperventilando] “Chiamatemi Palladini”
  5. “Fortuna che a febbraio apro il supermercato, così so dove piazzà Pezzotti”

Secondo fonti certe ha passato la serata cercando di chiamare i dirigenti presenti a Reggio, ma durante la partita avevano tutti il cellulare spento. Alla fine si è sfogato col figlio Andrea, che – non a caso – nell’intervista si è autodefinito la vittima della serata.

Michele: Per i primi vaffa dispensati al telefono punto tutto su Daniele Diomede, team manager e puchball personale del presidente (Noi Samb ti è vicina, Daniele). Non oso immaginare l’accoglienza ai giocatori.

Probabilmente, qualcosa del genere:

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Idea di Giancarlo Di Buò e realizzazione di Balla la Samba. Noi ci prendiamo il merito

Angelo A: Vogliamo dire qualcosa sul derby col Teramo?

Michele: Veniamo da una sconfitta, è un derby in casa e si gioca di domenica. C’è poco da dire, ‘sogna vènce!


Vi ricordiamo che è possibile partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail all’indirizzo ufficio.stampa@noisamb.it. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati!

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