Samb-Modena, ingolfati

Il Modena gioca per (e riesce a) limitare i rossoblu

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il secondo pareggio consecutivo in casa dà l’impressione di un déjà vu: come con l’Albinoleffe i rossoblu vanno avanti con un gol in fase di transizione, ne subiscono uno ingenuamente e falliscono il 2 a 1 nel crinale della partita. Nonostante simmetrie quasi perfette – l’errore del terzino sinistro prima del gol, l’occasione finale di Mancuso – le due partite sono state diverse.

Come in uno specchio, le simmetrie nascondono il loro opposto: l’Albinoleffe aveva provato a imporsi sui rossoblu col controllo del pallone, il Modena ha provato a soffocarli col controllo dello spazio. In entrambe le occasioni la Samb ha mostrato di avere le armi per vincerla, ma non la forza.

Asimmetria

Se non conosce il nemico, ma conosci soltanto te stesso, le tue possibilità di vittoria saranno pari alle tue possibilità di sconfitta”

Se Capuano ha avuto la possibilità di preparare una partita sui rossoblu, Palladini aveva di fronte un’incognita. L’allenatore sambenedettese ha puntato sulle sue certezze, confermando il modulo e inserendo l’esperienza di Mori (per Di Filippo) e Fioretti (per Sorrentino), il campano ha puntato sul fattore sorpresa, rischiando subito il 3-5-1-1 provato in settimana.

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Il 5-3-1-1 del Modena in fase di non possesso

La squadra parte con un baricentro basso (e cinque difensori in linea), ma esercita una pressione costante sul pallone e (soprattutto) lo spazio. Il tentativo è quello di sabotare la costruzione dei rossoblu per costringerli a giocare palla sull’esterno, dove le opzioni sono limitate e il recupero del pallone più semplice.

Il lavoro di Diakite (in pressione sui centrali) e Tulissi (in marcatura fissa su Berardocco) costringe i difensori a lanciare lungo, dove Fioretti è solo in mezzo a tre, o giocare palla sull’esterno. Una volta che la palla va sulla fascia le due mezzali sono subito aggressive, consce della superiorità al centro (garantita dai tre centrali) e la copertura sulle fasce.

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La pressione del Modena: mezzala in uscita sul portatore, Tulissi in marcatura su Berardocco, esterni di fascia sulle ali rossoblu

Questa mossa permette ai modenesi di soffocare il possesso dei rossoblu, che per i primi 20′ non riescono quasi mai a superare la metà campo. Nonostante le difficoltà in uscita la squadra di Palladini non rischia nulla, complice l’ottima prova difensiva dei due centrali (perfetti nel gioco aereo) e l’abnegazione in fase di non possesso di Mancuso, che spesso arretrava come quinto di difesa per permettere ai compagni di non perdere compattezza.

Risalita

Nella seconda metà del primo tempo la squadra di Palladini cambia atteggiamento, gestendo la sfera in modo più diretto e verticale: Berardocco gioca più staccato dalla difesa (così da distanziare le due punte), mentre Mancuso abbandona la destra per giocare più centrale, al fianco di Fioretti. I difensori rossoblu (che possono giocare un 4 contro 1) riescono a gestire palla con più tranquillità, e iniziano a fare oscillare il possesso da una fascia all’altra – cercando l’isolamento di Tortolano sul lato debole, e le sponde di Fioretti.

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Berardocco è più alto, Mancuso gioca centrale: Di Filippo ha spazio per gestire, e può cercare Tortolano sulla fascia opposta

Pur alzando il baricentro i rossoblu faticano a vincere i duelli offensivi, complice la costante superiorità numerica dei canarini negli ultimi 16 metri. Le uniche occasioni pulite arrivano nel finale, con Fioretti (su assist di Sabatino) e Mancuso (su sponda di Fioretti).

Botta e risposta

Nella ripresa la squadra di Palladini mantiene la stessa aggressività in entrambe le fasi, e viene subito premiata: Tortolano e Damonte pressano efficacemente Calapai, costringendolo ad un cambio di gioco affrettato; anticipo altissimo di Di Filippo e palla a Fioretti, che (sbilanciato) manda sul palo la palla che Mancuso – dopo alcuni batti e ribatti – ribadisce in rete.

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Il vantaggio dura poco: al 55esimo Pezzotti perde palla in uscita e viene costretto al fallo su Calapai. La punizione (laterale, all’altezza della trequarti) sembra innocua, ma i canarini capitalizzano al massimo con un bello schema che sorprende la difesa di casa.

Sull’1 a 1 la partita cambia: il Modena inizia a interpretare una partita prettamente difensiva, abbassando il baricentro e cercando di abbassare i giri dei rossoblu spezzettando continuamente il gioco. La Samb sbuffa, s’indigna e s’impegna, ma per tutto il blocco centrale del primo tempo non riesce a scoprire gli avversari.

Al 75esimo l’ingresso di Sorrentino (col passaggio al 4-4-2) dà più peso offensivo, e permette ai rossoblu di alzare ancora di più il baricentro: Di Filippo e Pezzotti iniziano a giocare da ali aggiunte, con Mancuso-Sorrentino-Fioretti costantemente al centro dell’area di rigore.

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Pezzotti gioca da ala aggiunta, mentre Mancuso va ad occupare il centro insieme a Fioretti e Sorrentino. 

Nonostante qualche farraginosità (soprattutto nell’intesa tra Candellori e Pezzotti), la mossa funziona: su cross di Di Filippo e sponda di Sorrentino arriva l’occasione per Fioretti, lo stesso che più tardi – su un’iniziativa dalla sinistra – guadagna il rigore del possibile 2 a 1.

Il tiro dal dischetto di Mancuso poteva sublimare il fuoco dei rossoblu, ma finisce per spegnerlo: nei minuti finali la squadra perde lucidità e autocontrollo, lasciando intatto il pareggio agognato dagli ospiti.

Il senso della misura

I rossoblu hanno affrontato alla cieca una squadra molto compatta, intenzionata a non perdere e (soprattutto) preparata a giocare una partita di pura speculazione. Poteva arrivare una vittoria, è arrivato un pareggio a causa di un piazzato gestito male (l’unica occasione concessa) e un rigore sbagliato.

Prima di entrare nella solita – ridicola – caccia al colpevole sarebbe bene riflettere sulle circostanze della partita, contestualizzare gli errori e dare un giudizio obiettivo. Dire che la squadra non è all’altezza e pretendere che vinca sempre non è solo ingeneroso, è stupido.

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