Ritrovare la fiducia

Se all’andata la vittoria di Gubbio aveva riacceso l’ottimismo, quella di ieri ha salvato i rossoblu dalla depressione. In questi due mesi senza vittoria la Samb si è vista ridimensionare dal punto di vista tecnico, tattico e mediatico: dai dubbi sulla qualità della squadra alle dimissioni di Palladini, fino alle delusioni di mercato; l’unica speranza era rispondere sul campo, nonostante la prima gara dell’anno – a Mantova – fosse stata tutt’altro che esaltante.

Le scelte di Sanderra

Dopo una settimana passata a ragionare sulla scelta del modulo, se 4-4-2 o 4-3-3, i rossoblu finiscono per usarli entrambi: in fase difensiva Vallocchia (schierato al posto di Lulli) si stringe al fianco di Sabatino e Damonte, ma quando la squadra è in possesso si allarga sulla sinistra – permettendo a Di Massimo di tagliare centralmente.

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Per evitare il pressing eugubino i rossoblu sviluppano il possesso sui due esterni, con Di Massimo e Vallocchia (su un lato) che si alternano nei movimenti in ampiezza a sinistra, mentre Mancuso (sulla destra) resta più isolato, lavorando ai fianchi della difesa ospite – sempre molto compatta.

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Di Massimo è stretto, Mancuso larghissimo: Radi cambia gioco verso la destra

I padroni di casa cercano di sfruttare i continui cambi di fronte per affrontare i terzini sull’uno contro uno, ma i tentativi sono spesso infruttuosi. Fino ad un certo punto, almeno: al 22esimo l’ennesimo tentativo sulla sinistra finisce con il corner che porterà alla rete di Vallocchia – che bagna la sua prima partita dal 1′ con un capolavoro balistico.

Difesa elastica

Il gol è un sigillo estemporaneo, ma viene consolidato nei minuti successivi. Per affrontare la fluidità del Gubbio i rossoblu hanno impostato una fase difensiva attenta, basata su principi di copertura preventiva anziché aggressione. Il grande movimento dei tre davanti (che cercano di costruire situazioni di parità numerica) viene assorbito dai difensori sambenedettesi, che mantengono i due centrali sulla prima punta, e i due terzini su Ferretti e Ferri Marini.

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Contestualmente i tre centrocampisti rimanevano bassi e stretti, facendo filtro centrale. La mossa lscia agli eugubini il completo controllo del possesso, ma riduce molto le possibilità offensive: con tutti i giocatori offensivi marcati o schermati, la squadra di Magi è costretta a rischiare l’avanzamento delle due mezzali, o affidarsi alle qualità nell’uno contro uno di Ferretti.

Con i suoi movimenti in profondità e verso il centro del campo, l’esterno umbro diventa il più prezioso chiavistello offensivo degli ospiti: le occasioni del primo tempo partono tutte dal numero 7, che prova a sfruttare l’half space tra centrale e terzino, per servire le imbeccate dei compagni o aprirsi spazi per la conclusione.

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Ferretti taglia verso il centro e cerca l’imbeccata per Candellone e Giacomarro

Sfruttare il contesto

Il vantaggio di Vallocchia non fa che migliorare il contesto dei rossoblu, che possono interpretare il resto della gara in chiave reattiva. A fine primo tempo l’occasione migliore è quella di Mancuso (su cross di Pezzotti, subentrato a Grillo), mentre il Gubbio – nonostante la superiorità territoriale – non riesce a creare grosse occasioni.

Nella ripresa i connotati della gara si enfatizzano, col Gubbio sempre più aggressivo e i rossoblu sempre più coperti, pronti a sfruttare gli spazi in ripartenza. Ancora una volta la squadra di Sanderra si ferma sui dettagli (i tanti uno contro uno falliti, il colpo di testa fuori di Sabatino) mentre gli eugubini cercano di lasciare sempre meno al caso, aumentando i giocatori impegnati nell’attacco posizionale.

Al 60esimo gli eugubini passano al 4-2-3-1, inserendo un giocatore in più sulla trequarti (Casiraghi) per dare manforte a Candellone e aumentare i riferimenti offensivi. Se prima i rossoblu potevano contare sul jolly Damonte (libero da marcature specifiche, e pronto a staccarsi su eventuali buchi), col nuovo assetto eugubino la squadra di Sanderra è impegnata in una lunga serie di uno contro uno.

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Nel cambio tra 4-3-3 e 4-2-3-1 i rossoblu perdono l’unico uomo libero, Damonte

I rossoblu non si scompongono, difendono con grande attenzione e costringono gli avversari ad alzare il pallone, una situazione in cui Radi e Mori possono fare la voce grossa. Per tutta risposta il Gubbio aumenta ancora di più la pressione, alzando la posizione dei due terzini (soprattutto Kalombo) e stringendo i due attaccanti, alla costante ricerca di superiorità numerica.

La squadra di Magi chiude la Samb nella propria trequarti (con Mancuso che fa quasi il quinto di difesa, e il solo Agodirin in attacco), ma la squadra è costretta a concedere ampi spazi in ripartenza. Spazi che i padroni di casa non rinunciano mai a sfruttare, riuscendo a chiudere la gara con Mancuso (gran gol sull’assist di Di Massimo).

Ritrovare la fiducia

La prima vittoria dopo più di due mesi permette ai rossoblu di tirare un grosso sospiro di sollievo, col conforto di una squadra che inizia a mostrare piani tattici coerenti, e una buona struttura tattica; pur togliendo molti dubbi, la gara di ieri non risolve tutti i problemi: se la fase difensiva lascia ottime impressioni, la costruzione di gioco continua a non dare garanzie.

Tolta l’occasione di Mancuso gli unici pericoli sono state costruiti su calcio piazzato (l’angolo che ha portato al gol di Vallocchia, la punizione di Radi), a conferma di un gioco ancora troppo legato ai duelli individuali sulle due fasce. La Samb che esce dalla gara di ieri non è ancora perfetta, ma ha superato molte imperfezioni: con il giusto aiuto dal mercato, le prospettive potrebbero diventare improvvisamente più rosee.

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