Federico prosciolto “Si è fatta giustizia, aspetto il reintegro”

Intervista al diesse (ancora sospeso) della Samb, ora prosciolto da ogni accusa

“Nonostante la pioggia, oggi è una bella giornata: ho appena ricevuto la notizia del mio proscioglimento che decreta la mia totale estraneità nel fallimento della Carrarese. Mai avuto dubbi…”  – Sandro Federico

Dopo la “sospensione” voluta dal presidente, per tutelare la società, e il mercato condotto dall’ad Fedeli e il dg Gianni, la Samb si ritrova con un direttore sportivo abile e arruolabile. Ricevuta la notizia, abbiamo intervistato il diesse rossoblu, che ora – dopo due mesi difficili – ha definitivamente superato la vicenda-Carrarese.

“Dispiace per come è andata questa situazione, anche perché è stato un fulmine a ciel sereno. La procura aveva già chiesto l’archiviazione e il proscioglimento, non c’erano motivi per l’inibizione; quando ho fatto ricorso ero già sicuro di come sarebbe finita, e i fatti mi hanno dato ragione. Sono contento, anche perché è stata fatta giustizia”

Nel frattempo, però, non hai potuto svolgere il tuo lavoro. Qual è la tua attuale posizione, in società?

“Sono stato sospeso dall’incarico, il che è un provvedimento abbastanza non convenzionale. Io ho chiesto immediatamente il reintegro, in attesa della sentenza definitiva, anche perché una sentenza di primo grado non può in alcun modo sospendere o interrompere un contratto in essere. Ora che il ricorso è stato vinto, la mia estraneità ai fatti è definitiva, e sono contento di tornare a fare il mio lavoro”

Un lavoro molto criticato, in questi mesi

“Il lavoro fatto dal sottoscritto – insieme al reparto tecnico e societario – è evidente, e sotto gli occhi di tutti. Dopo la bella stagione fatta da Ottavio e dai calciatori, trattare di certi argomenti è paradossale:  parliamo di una squadra sempre stata in piena lotta play-off, e che ha passato diverse settimane nelle primissime posizioni, nonostante avesse tutt’altri obiettivi”

Alcune scelte sono state molto criticate 

“Abbiamo preso 15-16 giocatori che sono ancora parte integrante della squadra, mentre chi è partito è andato a rinforzare squadre già forti, come Padova e Arezzo, con contratti biennali. Si possono citare arrivi come Lulli e Mancuso, per dirne due, ma il punto focale è che la squadra c’era, e ha raggiunto certi risultati meritatamente, senza rubare nulla. Si può dire tutto e il contrario di tutto, ma il campo non conferma certe considerazioni. Ridimensionare il lavoro di Palladini e dei ragazzi (oltre che del sottoscritto) non è bello, e dispiace per questo. Quando si lavora, il frutto è il risultato di tante componenti (società, staff, giocatori) e non del caso”

Quali prospettive ci sono, ora?

“La mia idea è di rientrare nel mio ruolo, quello per cui ho firmato un contratto, in modo da tornare a fare quello che ho sempre fatto – con la massima serietà e passione. Sono sempre stato a disposizione, ora a maggior ragione”

Vorrei chiederti una riflessione sul ruolo del direttore sportivo. Negli ultimi anni le società professionistiche tendono ad affidarsi a figure alternative (o polifunzionali) rispetto a direttori sportivi qualificati. Come pensi possa cambiare, il vostro lavoro?

“Il nostro lavoro resta lo stesso, anche perché un direttore sportivo (così come un allenatore) sia, e debba essere, un valore aggiunto per la società, ad ogni livello; ogni società fa e opera come crede, ma nel calcio ci sono tante storie di diesse che hanno fatto le fortune della loro squadra. Io sono parte in causa, ma credo che la conoscenza, la capacità e l’esperienza siano sempre frutti importanti. La specificità del lavoro è importante, a patto che si operi di concerto con le altre componenti. Fare due, tre cose insieme non è facile, e si rischia di non fare il massimo”

 

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