Aggrappati alla qualità: il Forlì, un girone dopo

In un girone difficile, i galletti provano a salvarsi grazie al bel gioco

Alla 12esima giornata il Forlì sembrava spacciato: con una differenza reti di -15 (le seconda peggiori, Teramo e Modena, erano a -7) e la media di un punto ogni tre partite, i romagnoli erano già proiettati alla Serie D. Nonostante tutto, la dirigenza biancorossa non ha mai messo in discussione Gadda, e i fatti le hanno dato ragione.

Nelle ultime dodici i galletti hanno ribaltato l’annata con una serie di ottimi risultati, vincendo gli scontri diretti con Mantova e Ancona e battendo corazzate come Reggiana, Padova e Venezia. Un andamento (1.5 punti a partita) che vale la zona playoff, e ha permesso ai forlivesi di mettere cinque squadre tra loro e l’ultimo posto.

Fiducia nel gioco

Paradossalmente, questo ribaltamento – più che da stravolgimenti tattici – è arrivato grazie ad un’applicazione più convinta (e funzionante) dei principi mostrati nelle prime giornate, affinati e perseguiti a costo di prendere qualche batosta.

In questo campionato la squadra di Gadda ha alternato vari moduli, con la difesa a tre e a quattro, con due o tre punte, col rombo e con tre giocatori alle spalle di una punta. Con l’arrivo di Succi e il grande stato di forma di Capellini (tre gol tra Ancona, Padova e Venezia, 9 punti) la squadra sembra consolidata con un 4-3-1-2 a rombo.

Fluidità

In fase offensiva la squadra di Gadda gioca sempre in modo molto fluido, adattando le posizioni dei propri attaccanti in base al contesto: indipendentemente dal ruolo, i giocatori offensivi cercano sempre di occupare tutto il campo in ampiezza, con le due punte, il trequartista e le mezzali che scambiano spesso posizione, dando più appoggi e togliendo punti di riferimento.

Contro l’Albinoleffe i biancorossi partivano col 4-3-1-2, ma in questa azione Tentoni (trequartista) è largo a sinistra, e Bardelloni (punta) è in posizione di ala destra; la squadra libera 4 giocatori in area, e arriva il gol

La varietà della fase offensiva si basa su principi molto elastici (superiorità numerica, ricerca dell’ampiezza), interpretabili a seconda della situazione; nella costruzione dal basso, invece, il gioco passa attraverso canali ben codificati. I biancorossi gestiscono l’azione con i quattro difensori più Capellupo (il regista), facendo girare il pallone finché non si libera la verticalizzazione verso la trequarti, o il cambio di gioco verso uno dei due terzini.

Una volta superata la prima linea di pressione, i biancorossi provano subito a verticalizzare in avanti- così da sfruttare la disposizione avanzata degli altri giocatori, e attaccare in corsa la difesa avversaria.

Due gol diversi, stesso inizio azione e stessi principi

Attacco in difesa

La natura corale della fase offensiva influenza anche la fase difensiva: una volta perso il possesso la squadra di Gadda cerca sempre di attaccare in avanti, in modo da approfittare della densità intorno al pallone e (soprattutto) mascherare lo spazio tra la difesa e il resto della squadra. Per questo motivo, Conson e Cammaroto (i due centrali) cercano l’anticipo molto alti sul campo, a costo di scoprire spazio alle loro spalle.

Palla persa, Cammaroto scatta in avanti e recupera: da questa azione nasce il vantaggio di Capellini

Anche in fase di difesa posizionale, la squadra non rinuncia ad una pressione attiva del pallone: i biancorossi tendono a tenere i quattro difensori sempre ordinati, stretti e in linea, mentre i tre centrocampisti giocano molto orientati sul pallone, cercando di chiudere le linee di passaggio e (eventualmente) assorbire gli inserimenti avversari.

 Questo atteggiamento è molto fragile, però; quando la squadra sbaglia i tempi di uscita (o perde i duelli individuali) crolla tutta la catena, aprendo spazi sempre pericolosi. Contro la qualità del Pordenone, e la verticalità di Feralpisalò e Parma, il Forlì ha perso, e perso male, prendendo 15 gol in tre partite. A prescindere dalle singole partite, il rendimento offensivo (39 gol in 24 partite) è inaccettabile, per una squadra che vuole salvarsi,

L’impressione è di una squadra che non sarà mai solida come servirebbe, ma capace fino in fondo di imporsi e mascherare questi difetti con la qualità del proprio gioco. Nelle ultime 12, la vera differenza è stata in fase offensiva, ed è probabile che la squadra di Gadda provi a tornare a riva puntando sulla qualità che l’ha aiutata a tenersi a galla, fino ad oggi.


Probabile formazione: 4-3-1-2 Turrin; Adobati, Cammarotto, Conson, Sereni; Alimi, Capellupo, Spinosa; Capellini; Succi, Bardellonni

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