Samb-Venezia, disonore e sconfitta

“Potevano scegliere fra il disonore e la sconfitta, hanno scelto il disonore e hanno avuto la sconfitta”
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inston Churchill, più o meno.

Con 7 punti nelle prime tre partite, Sanderra sembrava aver trovato un precoce e preziosissimo equilibrio. La crescita era stata costante: dopo il brutto pareggio di Mantova i rossoblu avevano mostrato una buonissima fase difensiva col Gubbio (valsa la vittoria grazie a due piazzati), e giocato 30′ di grande calcio a Fano, salvo poi subire il ritorno dei granata.

La gara col Forlì ha offerto un contesto diverso: messi di fronte una squadra coperta e reattiva, i rossoblu hanno faticato molto, finendo per concedere la partita. Per ovviare ai problemi mostrati, Sanderra ha provato ad accelerare il percorso di crescita: nella gara col Parma l’allenatore ha cambiato modulo e metà squadra titolare, impostando un 4-4-2 molto corto e aggressivo: due gol nei primi 20′, sciupati dai colpi del Parma e dai dubbi rossoblu.

Cambiare per vincere?

In settimana Sanderra ha – in un certo senso – rinnegato il lavoro fatto finora, affermando di lavorare per risultati immediati e non per il medio-lungo periodo. Le sue parole hanno trovato seguito il giorno ieri, quando la Samb – per affrontare la squadra di Inzaghi – è passata ad un inedito 3-5-2, con Mattia (all’esordio) inserito nei tre dietro, e Pezzotti al posto dell’acciaccato N’Tow.

La preparazione della Samb

Rispetto alla gara di Parma i rossoblu abbassano molto il baricentro, pur tenendo la squadra corta: il tentativo è quello di intasare al massimo le linee di gioco dei lagunari, così da aiutare il recupero veloce del pallone e ripartire in contropiede.

Il Venezia non si fa sorprendere: le mezzali Soligo e Acquadro svuotano il centrocampo allargandosi molto sul campo, mentre il centro viene occupato dagli avanzamenti dei difensori e dai ripiegamenti profondi di Marsura, mai seguito dai difensori, e spesso male schermato dai centrocampisti.

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Acquadro e Soligo sono larghi, e aprono lo spazio per Marsura. Rapisarda è girato, Sabatino ce l’ha alle sue spalle, Bacinovic non si alza in tempo

Oltre a questa soluzione, i lagunari potevano contare sui piedi di Domizzi e (soprattutto) Garofalo: i due hanno avuto spesso i tempi e i modi per cercare il campo di gioco trasversale verso destra, dove Moreo poteva contare sulla propria superiorità fisica nei confronti di Radi e Pezzotti.

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Cambio di gioco di Garofao in direzione di Moreo: il giocatore ha già  staccato Pezzotti di tre metri, costringendo Radi ad arretrare

Controllo sul breve, pericolosità sul lungo: il Venezia riesce ad uscire dalla copertura avversaria senza particolari problemi, costringendo gli uomini di Sanderra ad abbassare il baricentro, in modo da mascherare i problemi di dinamismo con una difesa più statica e coperta.

Sterilità

La mossa funziona: nonostante una grande mole di gioco i lagunari riescono a trovare il tiro in porta solo su tentativi da fuori, resi complicati dalla grande densità di giocatori nell’area rossoblu. Il Venezia spinge con tutti gli effettivi, cercando ampiezza coi terzini e presenza in area coi tre attaccanti: tanti tentativi, nessuno risolutivo.

Equilibrio instabile

I rossoblu recuperano molti palloni, ma spesso non sanno che farsene: la squadra (molto bassa) non riesce ad accompagnare con la giusta rapidità, e l’assenza dell’unico acceleratore di gioco (N’Tow, infortunato) facilita la già buona fase di transizione del Venezia, più rapido a ripiegare e ben posizionato nelle marcature preventive.

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Garofalo e Zampano sono stretti vicino a Bentivoglio, facendo filtro davanti Modolo e Domizzi. Mancuso e Bernardo sono coperti, il resto della squadra è dietro la linea del pallone: Sabatino non sa che fare, e viene rimontato da Soligo

La competitività dei rossoblu dura finché la squadra riesce a mantenere la porta inviolata: al 52esimo Moreo anticipa Radi e fa da sponda per Geijo: la palla prende un giro stranissimo, inganna Mori e finisce alla disponibilità dello spagnolo, che segna il vantaggio. Meno di cinque minuti dopo – coi rossoblu sbilanciati in avanti – arriva il raddoppio di Marsura, che sfrutta l’indecisione di Mattia e segna il 2 a 0.

Sanderra passa subito al 4-3-3 (Agodirin per Radi), poi al 4-2-4, con Sorrentino e poi Di Massimo in attacco. La presenza di quattro giocatori offensivi permette ai rossoblu di allungare – e poi alzare – la squadra, in modo da mettere maggiore pressione alla difesa ospite.

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Mancuso, Agodirin, Sorrentino e Di Massimo in linea, Mattia lancia lungo: la Samb alza il baricentro, ma non riesce a creare pericoli

Tanti cross in mezzo, qualche mischia, poche idee: nonostante un lungo forcing i rossoblu non riescono mai ad impegnare Facchin, costantemente sovrastati dalla superiorità fisica di un Venezia determinato a mantenere la porta inviolata. Nel finale l’errore assurdo di Mattia e Pezzotti apre la strada al 3-0 di Moreo, parzialmente lenito dal rigore a tempo scaduto guadagnato e realizzato da Macuso.

Tutto da buttare?

Dal Mancini di Fano al Riviera delle Palme ci sono appena 140 km, ma sembrano anni luce: dopo il buon inizio di Sanderra, e l’impatto – anche mediatico – del mercato, la squadra è caduta in contraddizioni ancora maggiori rispetto a quelle che avevano accompagnato l’ultima fase del 2016.

Con la prospettiva di strappare un punto (inutile) al Venezia Sanderra ha rinnegato il percorso tattico fatto nell’ultimo mese e mezzo: a prescindere dalle scelte, le intenzioni hanno rappresentato un passo indietro dal punto di vista tecnico e mentale, una sconfitta che ha anticipato e ingigantito quella subita in campo.

Barattare i propri principi per una settimana più serena significa avere poca tranquillità, o poca fiducia. Difficile prevedere le scelte di Sanderra; l’impressione è che il modo migliore per andare avanti sia tornare una settimana indietro.