Per un pugno di centimetri

I rossoblu escono dalla seconda fase dei playoff con un doppio pareggio e qualche rimpianto.


Le due sfide tra Samb e Lecce sono state come descritto dai rispettivi allenatori, una partita unica separata da in due tempi da 90 minuti, con tre giorni e circa 600 km a fare da intervallo. Completamente immerse nel contesto, le due squadre hanno seguito i flussi delle rispettive (splendide) cornici: avvolgenti e costanti i sambenedettesi, all’andata; più impetuosi e freschi i leccesi, al ritorno.

La gara è partita sulle premesse lasciate intatte dalla sfida al Riviera, ma stavolta l’inerzia è subito passata a favore dei leccesi. Sin dalle prime battute i rossoblu non sono mai riusciti a tenere in mano il possesso, permettendo ai salentini di giocare ai ritmi – e ai modi – che erano loro più congeniali.

L’impeto del Lecce

Dopo neanche dieci secondi il rilancio basso di Mori trova la respinta di Mancosu, che lancia a rete Doumbia (grande parata di Pegorin), inaugurando 10 minuti di fuoco in cui il Lecce passa ovunque. L’assetto dei leccesi è simile a quello fatto vedere al Riviera, ma molto più spregiudicato: in tutte le fasi dell’incontro la squadra cerca di mantenere vantaggio territoriale, con le tre punte sempre altissime – a occupare il campo in ampiezza – e le due mezzali pronte ad accorciare in avanti, sia per recuperare palla che per buttarsi negli spazi aperti nelle maglie rossoblu (anzi, verdi).

Il Lecce gioca in ampiezza, facendo disunire la difesa rossoblu per attaccare i semispazi tra i centrali, o tra centrale e terzino

La Samb cerca di non schiacciarsi dietro, ma questo la obbliga a prendersi rischi: sia che prenda come riferimento l’uomo o lo spazio, la difesa ospite è costretta a concedere qualcosa agli avversari, che – di contro – provano ad attaccare con più uomini possibili. Su questi inserimenti da dietro arrivano le migliori occasioni del primo tempo leccese, con Mancosu che tenta due volte la percussione e serve due ottimi palloni a Caturano (bloccato) e Costa Ferreira (grande parata di Pegorin).

La Samb tiene botta, e col passare dei minuti riesce a risalire il campo, appoggiandosi alle conduzioni dei due esterni e – soprattutto – ai lanci per Sorrentino. Come nella gara del Riviera l’attaccante rossoblu è il principale catalizzatore del gioco aereo, nonché l’unico – per gran parte del primo tempo – capace di far salire il possesso nella metà campo avversaria.

Proprio su una sponda di Sorrentino arriva la migliore occasione dei rossoblu, con Vallocchia che riceve dai 30 metri, taglia verso il centro e spara un sinistro sfortunato e bellissimo, infranto sulla traversa.

Le difficoltà della Samb

Il legno colpito dai rossoblu sembra inaugurare una nuova fase della partita, ma nei minuti successivi – pur alzando il baricentro – i rossoblu son costretti a fare i conti con la grande reattività del Lecce, molto più intraprendente e aggressivo. Rispetto alla gara di domenica i giallorossi attuano una pressione più alta sul pallone, con i tre centrocampisti – sempre molto vicini – in orbita intorno al portatore, e i quattro difensori lasciati soli contro le punte ospiti.

I tre centrocampisti molto vicini e addosso al portatore, i quattro difensori alti e pronti ad aggredire la palla in avanti. In questo modo il Lecce toglie soluzioni di gioco ai rossoblu

La forte pressione sul pallone toglie fiato ai rossoblu, che – per ridurre i rischi – iniziano a cercare più spesso il lancio in verticale, rifugiandosi sui tre attaccanti. Agodirin e Mancuso vengono spesso sollecitati, ma i padroni di casa – in una maniera o nell’altra – riescono a controllare bene, pur spendendo qualche fallo.

Ed è proprio sui piazzati che i rossoblu riescono a mantenere la propria pericolosità: dai piazzati di Bacinovic e Vallocchia alla punizione di Radi, a chiusura di primo tempo. Ma la più pericolosa resta sempre il Lecce, che – sempre con giocate in verticale – trova la via della porta con Caturano (due volte) e Pacilli.

Il gatto col topo

Nella ripresa la partita trova contorni sempre più definiti, col Lecce che prova a sfruttare più profondamente le circostanze della partita, e la Samb che prova a forzarle. Consci della non necessità del gol, gli uomini di Rizzo iniziano a giocare in modo sempre più speculativo, sfruttando gli spazi concessi da una Sambenedettese generosa e imprecisa.

Già al 47esimo – sul tiro respinto di Lulli – i padroni di casa hanno la possibilità di una ripartenza 5 contro 2, mal sfruttata da Doumbia (grande risposta di Pegorin), e così si continuerà per tutto il secondo tempo. I rossoblu tengono in mano il filo dell’incontro, ma – un po’ come Sisifo – portano la palla in area avversaria solo per vederla respinta, e dover ricominciare da capo.

Come nel primo tempo la partita la tiene a galla Pegorin, autore di tre interventi strepitosi che permettono ai rossoblu di giocarsela fino in fondo. Se il Lecce viene fermato dal portiere rossoblu, la Samb si ferma sui dettagli: imprecisioni al limite dell’area, scelte tecniche sbagliate, giocate poco concrete… La partita sfuma così, nonostante l’ingresso di altri due attaccanti (Di Massimo e Bernardo) e una torre offensiva (Damonte).

A testa alta

Classifica, blasone, ambizioni e budget: la doppia sfida tra Samb e Lecce è finita come ampiamente pronosticato, ma al termine dei 180 minuti i rossoblu hanno guadagnato il diritto di avere più recriminazioni che rimpianti. Dal rigore fallito di Mancuso alla traversa di Vallocchia, passando per tanti piccoli tasselli disseminati nel corso delle due partite: i rossoblu chiudono i playoff con alcuni “se” che rimbombano forte in testa.

Nonostante la disparità di forze in campo, le regole penalizzanti dei playoff, e le difficoltà della terza gara in 11 giorni, la differenza tra Samb e Lecce è racchiusa nei (pochi) centimetri che hanno portato il tiro di Vallocchia sulla traversa invece che in fondo alla rete. Un motivo per mangiarsi le mani, ma che fa accettare più serenamente un finale del genere; quando si arriva a certi livelli basta poco, per cambiare tutto, ma oltre al risultato c’è tutto il resto. I rossoblu chiudono i playoff da imbattuti, e con la consapevolezza che – con un po’ di fortuna più – non si sarebbe rubato nulla a nessuno. Non vale quanto la vittoria, ma di certo allevia la sconfitta.

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