Giovani e sfrontati: il mercato del Renate

In direzione ostinata e contraria, sempre

Il Renate è una piccola società lombarda, con un piccolo impianto di gioco e pochi tifosi al seguito. Per molti appassionati di calcio è uno dei simboli della decadenza del calcio moderno: società gloriose e grandi piazze falliscono per mano di banditi, mentre squadre sconosciute arrivano nei piani alti del calcio. Il Renate viene gettato nel calderone insieme a Chievo, Sassuolo, Cittadella, Giana Erminio e tanti altri esempi di piccole realtà che “ce l’hanno fatta”. La società lombarda, però, sembra godere nel ribaltare pronostici e smentire chi la vede come una fugace meteora. Dopo il grande exploit dell’anno scorso, nel girone A, i neroazzurri si sono trasferiti nel girone B per continuare a sorprendere.

Cedere senza indebolirsi

I detrattori del Renate ne erano certi: la scorsa stagione è stato un caso, ma con le cessioni degli uomini migliori questa squadra farà fatica a salvarsi. I lombardi, infatti, hanno perso in un colpo solo la guida tecnica e i 3 giocatori più importanti: il centrocampista Jacopo Scaccabarozzi, il capocannoniere Aiman Napoli e il centravanti Adriano Marzeglia, ex rossoblu in Eccellenza. Una campagna cessioni di questo tipo avrebbe messo in ginocchio molte società, ma il Renate esalta i singoli atteaverso il gruppo, e non viceversa.

Al loro posto è arrivato un folto gruppo di giovani in prestito: Simonetti dal Parma, Di Gregorio, Mattioli, Confalonieri e De Micheli dall’Inter, Palma, Lunetta e Ungaro dall’Atalanta, oltre a Lorenzo Musto dal Bologna. In attacco, inoltre, la società ha puntato su tre calciatori in cerca di riscatto: gli esterni Finocchio e Piscopo, svincolati da Carrarese e Torino, e il numero 9 Guido Gomez, che ha lasciato Catanzaro dopo la rivoluzione societaria e tecnica dei calabresi. Il mercato estivo ha abbassato vertiginosamente l’età media della rosa, scesa a 23 anni. Un dato incredibile, per una squadra seconda in classifica.

Allenatore emergente per un gruppo emergente

Un gruppo formato da giovani di talento ed elementi in cerca di riscatto non poteva che essere allenato da un allenatore come Roberto Cevoli. Riminese di nascita, nomade delle panchine, dopo l’esperienza da vice a Vicenza Cevoli ha allenato Foligno, Monza, la Primavera della Reggina, Sanremese, KF Teuta (squadra albanese) e la disastrata Civitanovese della scorsa stagione, poi fallita. La voglia di riscatto del mister è grande quanto quella dei suoi giocatori: uniti per smentire, uniti per sorprendere.

Assenze pesanti

Il rocambolesco pareggio subito all’ultimo secondo dal Fano ha lasciato strascichi ben più pesanti dei due punti persi. Nella sfida contro la Samb, infatti, il Renate dovrà rinunciare al difensore Di Gennaro (espulso per doppia ammonizione) e al centravanti Guido Gomez. Il capocannoniere della squadra, autore di 4 gol in 7 partite, ha riportato una frattura scomposta del setto nasale che lo ha costretto ad un’operazione.

Le assenze di due punti di riferimento in difesa e attacco impoveriscono tecnicamente la squadra, ma non ne minano la pericolosità. La forza del Renate è nel gruppo e nell’organizzazione maniacale del 4-3-3 scelto da Cevoli. A centrocampo tutto gira attorno alle geometrie di Nicola Pavan (il più “vecchio” del reparto con i suoi 24 anni) e al lavoro di Stefano Antezza e Antonio Palma. Sugli esterni funziona la coppia Piscopo-Lunetta, con quest’ultimo autore di 1 gol e 3 assist. Al centro dell’attacco Cevoli potrebbe spostare Francesco Finocchio oppure puntare sul giovane Musto, prodotto del vivaio del Bologna reduce da un’annata poco felice al Gubbio.

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