Caos Figc: si va verso il commisariamento

L’election day finisce con un nulla di fatto: la palla passa ora al CONI


La Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso di non decidere. Dopo settimane di annunci, punzecchiature e ipotesi di alleanze i tre candidati alla presidenza federale – Damiano Tommasi, Gabriele Gravina e Cosimo Sibilia – si sono arresi di fronte all’impossibilità di determinare la nuova guida del calcio italiano. L’ultimo tentativo di Cosimo Sibilia, numero 1 della Lega Nazionale Dilettanti, di “offrire” il suo appoggio a Gravina è naufragato di fronte al rifiuto del presidente della Lega Pro. “La nostra disponibilità a eleggere Gravina presidente, messa sul tavolo mostrando ancora una volta grande senso di responsabilità, con l’obiettivo di dare al governo del calcio quell’ampia maggioranza di cui avrebbe avuto bisogno, è stata incredibilmente rifiutata, a questo punto la Lnd vota scheda bianca”: con questa dichiarazioni si certifica il fallimento dell’election day. La Federcalcio si dimostra incapace di autodeterminarsi, la palla ora passa al CONI.

Quattro votazioni, quattro fallimenti

Lo Statuto della Figc garantisce 4 votazioni per eleggere il presidente: nell’ultima sessione  sarebbe bastato il 50% più uno dei voti, ma l’Assocalciatori  e la Lega Dilettanti opta per la scheda bianca. Le due federazioni detengono rispettivamente il 20% e il 34% dei voti in Assemblea e, astenendosi dal voto, rendono impossibile il raggiungimento della maggioranza.

L’election day del calcio italiano dura ben 12 ore: nelle prime tre votazioni si svolge il più classico dei “tutto contro tutti”. Damiano Tommasi resta ferma nella sua posizione originale: l’apertura ad una convergenza su un programma può avvenire solo a patto che sia il rappresentante dell’Associazione dei Calciatori a diventare il Presidente. Gravina e Sibilia non accettano la proposta ma, calcolatrice alla mano, nessuno ha i voti necessario per imporsi sugli avversari. A poche ore dall’ultima sessione di voto disponibile accade l’inaspettato: Cosimo Sibilia offre a Gravina la poltrona presidenziale in cambio della vicepresidenza, della delega alla riforma della giustizia sportiva e una convergenza sulla scelta del nuovo direttore generale della federazione. Dopo una lunga discussione con gli alleati – Ulivieri dell’Assoallenatori e Nicchi degli arbitri – Gravina opta per il “no”.

“Non potevo accettare la #presidenza, a dispetto di un progetto, di una squadra, di un pacchetto di voti che va oltre la #LegaPro. Non è la sconfitta del #calcioitaliano, ma la certificazione della sconfitta di una classe dirigente” è il commento di Gabriele Gravina sul suo profilo Twitter. Il suo rifiuto provoca il fallimento della quarta, e ultima, sessione di voto e certifica lo stato di crisi del calcio italiano.

La “vittoria” di Malagò

Giovanni Malagò, numero 1 del Coni, è stato l’unico politico del mondo del calcio ad esporsi fin dalla prima ora a favore di un commissariamento. La sua proposta è stata più volte rigettata, spesso con toni duri, dalle istituzioni del pallone, salvo poi realizzarsi. Giovedì 1 febbraio il Coni si riunirà in assemblea per decidere il futuro della Figc e quella del commissariamento appare l’unica strada percorribile.

Il giorno dopo la mancata elezione, il ministro Luca Lotti ha dichiarato: “Questa, ora, è l’occasione per il calcio di ripartire da zero e riscrivere anche una parte di quelle regole che hanno portato a questo stallo. Bisogna dare un nuovo impulso al movimento del calcio in Italia. E’ un problema che non nasce ieri, lo abbiamo sempre detto. Non è che si possa pensare di risolvere i problemi del calcio con le dimissioni di Tavecchio. Il governo è pronto ad ascoltare e a mettersi a disposizione di chi avrà il compito di far ripartire il calcio italiano. Credo sia giusto ripartire dal basso, dalla base ma non voglio però anticipare il lavoro delle persone a cui il Coni affiderà il compito di far ripartire questo settore. Ribadisco che è opportuno sfruttare questo momento. Non possiamo fare finta che non sia successo niente e che tutto vada bene”.

Distruggere per ricostruire

La giunta del Coni di giovedì 1 febbraio nominerà la squadra di dirigenti chiamata a far ripartire il calcio italiano. Appare scontata la discesa in campo di Giovanni Malagò, colui che più di tutti si è esposto per il commissariamento. Fin da subito hanno iniziato a circolare altri nomi importanti: Alessandro Costacurta, attualmente opinionista Sky, ha raccolto molti consensi nelle ultime settimane tra cui l’endorsement di Damiano Tommasi, disposto a farsi da parte in caso di una convergenza sull’ex difensore del Milan. Non è da sottovalutare, però, anche la figura di Demetrio Albertini, che nel 2006 è stato il braccio destro del commissario Guido Rossi e dal 2007 al 2014 ha ricoperto la carica di vicepresidente della Figc.

Quali saranno i compiti primari del nuovo commissario? In primis sarà necessario modificare lo Statuto della Figc e riequilibrare le forze che compongono l’assemblea. Il 34% in mano alla LND appare spropositato rispetto al reale peso dei dilettanti, senza considerare i contrasti interni di una lega chiamata a decidere il futuro di realtà tanto diverse come il calcio femminile e il calcio a 5.

Un ulteriore, fondamentale snodo del commissario sarà sbrogliare la matassa della Lega di Serie A. La possibilità di una nomina di Carlo Tavecchio al comando della A ha scatenato forti reazioni nel mondo del calcio; inoltre i club della massima serie sono divisi tra l’appoggio e l’opposizione a Claudio Lotito, che aveva tentato invano la scalata alla poltrona più importante della Figc. Non è da escludere un “trasferimento” nella Lega di A dell’attuale direttore generale Michele Uva: una personalità forte e rispettata da tutti, in grado di riportare serenità in una lega tutt’altro che unita.

L’ultima missione “urgente” del futuro commissario sarà la nomina del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Attualmente Gigi Di Biagio ricopre il doppio ruolo di selezionatore dell’Under 21 e della Nazionale maggiore ma la rinascita del calcio italiano non può prescindere dalla scelta di una guida tecnica. Anche in questo caso sono molti i nomi che circolano: Carlo Ancelotti, esonerato pochi mesi fa dal Bayern Monaco, per curriculum e carisma sarebbe il nome più accattivante; Roberto Mancini e Claudio Ranieri hanno manifestato pubblicamente la loro disponibilità e restano obiettivi concreti.

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