Vernecchie rossoblu: 25^ puntata (Samb-Virtus Verona)

Vernecchie: Samb-Virtus Verona

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso, con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero. Puntata post Samb-Virtus Verona


«Direttore, il tuo nome non è in questa lista. Ma hai bisogno di essere qui se sto per raccontare la mia storia. Se sto per spiegare perché ho fatto quel che ho fatto. Perché tu non sei come gli altri giornalisti. Tu sei diverso. Tu sei dolce e gentile e rispettoso. Ed io non meritavo di stare con uno come te, ti avrei rovinato. Non eri tu, ero io»

Come Hannah Baker, la protagonista di 13 Reasons Why, il presidente Franco Fedeli ha dato il suo commiato tramite una sola persona, lasciando intendere (neanche troppo velatamente) una lunga serie di colpevoli. «Dopo gli insulti che ho letto sui social sono amareggiato e stufo – le sue parole – della Sambenedettese non me importa più niente». 

Angelo A. Pisani: Due notizie. La prima: Fedeli ha Facebook, o qualcuno ha Facebook per conto di Fedeli; la seconda: non è stata colpa delle Vernecchie, nonostante siano tre anni che ci accusano di essere i destabilizzatori per eccellenza.

Michele Palmiero: Caro Angelo, non riesco a immaginare il Presidente che si mette a scorrere i commenti. Probabilmente, il suo sfogo contro “le critiche su Facebook” non è che il rimbalzo di voci che gli sono arrivate all’orecchio. Non so chi sia l’autore dei bisbigli, né perché l’abbia fatto, ma di una cosa sono sicuro: molti di quei tifosi che oggi ce l’hanno con Fedeli erano gli stessi che ci attaccavano.

Angelo A: Ah, sicuramente. Del resto qua è la patria degli smemorati, una malattia che a quanto pare ha infettato pure la dirigenza. In tre giorni si è passati dal togliere gli accrediti per “tutelare” la piazza agli annunci di smobilitazione.

Michele: Il modo in cui la società ha gestito l’ultima settimana ha del tragicomico. Partiamo da Bassotti. Dopo la presa di posizione di (quasi) tutta la stampa, oltre che dell’ordine dei giornalisti, sono state tirate fuori ogni tipo di scuse: le interviste non concordate, i richiami, il rispetto dei ruoli, le smentite della dirigenza… Tutto per togliere l’attenzione dal vero fatto scatenante, cioè l’intervista a Capuano.

Angelo A: Spiegazioni goffe fatte per giustificare una decisione presa da altri, secondo me. Altre spiegazioni non ce ne sono, perché anche credendo alla versione dell’ufficio stampa la dinamica resta sbagliata. Che non si debbano intervistare tesserati senza il consenso della società lo sappiamo, ed è anche giusto; ma la decisione è stata presa dopo l’intervista a Capuano. Che c’entra Capuano coi tesserati? Niente.

Michele: L’accusa è stata quella di “destabilizzare l’ambiente”. Dopo tre giorni gli hanno ridato l’accredito…

Angelo A: In pratica si sono messi contro l’ordine dei giornalisti, il sindacato, l’Ussi e parte della stampa locale al solo scopo di far saltare a Bassotti un paio di conferenze stampa. Geni.

Michele: All’ultima conferenza Fedeli non è neanche andato, tra l’altro. Ha ritenuto più giusto rispondere solo a quel giornale che ha la simpatica abitudine di chiamarlo al telefono dopo ogni multa, sconfitta o evento negativo. Mi chiedo e chiedo a tutti gli altri: cosa crea più caos, un’intervista a Capuano o la minaccia di lasciare la società fatta a giorni alterni?

Angelo A: Una società seria non prende ripicche contro questo o quel giornalista solo perché ha fatto un’intervista che non le piace. È un segno di debolezza, con l’aggravante di essere inutile. Dopo un’intervista come quella a Capuano una società si sarebbe limitata a prendere le distanze, perché tanto la stragrande maggioranza dei tifosi – come spesso accade – sarebbe andata contro intervistato e intervistatore.

Piuttosto, mi chiederei perché ci sono pessimi rapporti con quasi tutti gli ex dipendenti (e con alcuni si è finiti anche in tribunale). Se si vuole far passare il messaggio che è sempre stata colpa loro significa che tu, come società, hai sempre sbagliato a scegliere. E non mi pare il massimo.

Michele: In tre anni di professionismo c’è stato un numero esagerato di avvicendamenti, in panchina e dietro le scrivanie. All’inizio me lo spiegavo con la voglia della proprietà di raggiungere grandi traguardi nel minor tempo possibile, poi mi sono reso conto che il suo modo di fare calcio prescinde dagli obiettivi.

Angelo A: Questa piazza non ha mai chiesto la Serie B. Se un presidente dicesse “i soldi sono questi, l’obiettivo è arrivare ai playoff e divertirsi” nessuno alzerebbe un fiato. La prima a parlare di “Serie B in tre anni” è stata l’attuale proprietà, la stessa che ogni sei mesi caccia gli allenatori con la pretesa di alzare l’asticella.

Michele: Al primo anno Palladini è stato esonerato perché si pretendeva di stare al passo di Parma e Venezia, l’anno scorso Capuano ha avuto la stessa sorte a una giornata dalla fine col secondo posto in classifica. La società spara sempre gli obiettivi in alto, ma non mi pare abbia mai avuto una linea definita. Si è passati dal “sogno” dello scorso anno al quarto posto, dalla linea verde di giugno al miglioramento del terzo posto ad agosto. Due anni fa si parlava di Serie B in tre anni…

Angelo A: Senza andare a rivangare il passato (tanto certe cose le sappiamo), parliamo dei dati di fatto. Due stagioni fa, quando siamo arrivati settimi, allo stadio c’erano più persone della scorsa stagione, dove siamo arrivati terzi. Dopo il settimo posto ci sono stati più abbonati di quanti non ce ne siano stati dopo il terzo posto. Detto questo, chi vuole continuare a farsi prendere in giro – accettando gli insulti alla piazza e la colpevolizzazione dei tifosi – è libero di farlo.

Io voglio solo far capire un concetto. Il male della Samb non lo fanno queste discussioni, perché piaccia o no sono critiche costruttive, basate sui fatti. Il male della Samb sta nella schiera di sicofanti – dalla stampa alla dirigenza – che ha sempre titillato le sparate del presidente, assecondandone il progressivo distacco con la realtà. Il problema erano sempre gli altri, i risultati mancati sempre colpa di qualcuno… Fino allo scorso anno i grandi commentatori si appigliavano ai risultati. Ora?

Michele: Ora si sono svegliati tutti, a quanto pare…

Angelo A: A me fa ridere, perché noi queste cose le diciamo da anni, e io mi sono preso anche gli insulti in diretta tv senza che nessuno alzasse un dito. Anzi, tutti si affannavano a ripetere la solita tiritera dei risultati in crescendo. I risultati non spiegano niente. Abbiamo cambiato sette allenatori, un centinaio di giocatori e quattro direttori sportivi. Ogni anno si è fatto punto e a capo, era una roulette russa. Prima andava bene, ora ci sono tutti a dire che era sbagliato. È da un pezzo che si naviga a vista.

Michele: Il disimpegno di Fedeli è sotto gli occhi di tutti, perché non c’è nessun progetto a medio termine. Questa stagione è iniziata sotto l’etichetta del “progetto giovani” e si chiude con il ritorno di un Magi senza obiettivi chiari, e con la data di scadenza. Gli stessi giocatori (più o meno inconsciamente) stanno già pensando alla prossima stagione.

Angelo A: Qualcuno si è messo a parlare dell’asset del “parco giocatori”. Ma di che parliamo? Quasi tutti i giocatori sono in scadenza a giugno, e i pochi rimasti non sono certamente valore aggiunto. Quasi tutti i grandi virgulti della linea verde sono stati svincolati, quelli rimasti vengono da un anno di declassamento a mezzo stampa. L’accusa di gestire una squadra come i supermercati non regge, perché Fedeli coi supermercati va alla grandissima.

Michele: Qui ancora si parla di giocatori e risultati, ma non si capisce che la vera ricchezza di una società sta nel legame con la città, nelle strutture di proprietà, nelle risorse umane e nel settore giovanile… Tutte questioni che qui sono state ignorate.


La copertina di Madou è ispirata alla locandina di 13 Reasons Why, la serie tv creata da Brian Yorkey. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail. E se vi va potete iscrivervi anche al nostro canale Telegram. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati!

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