Samb, il ritorno di Colantuono: “Vogliamo diventare un modello”

Stefano Colantuono

L’ex giocatore e allenatore dei rossoblu torna come dirigente: sarà direttore dell’area tecnica e organizzativa della Sambenedettese


Diciotto anni e mezzo fa Colantuono passava dal campo alla panchina per salvare la stagione della Sambenedettese, che a nove giornate dal termine ristagnava nel fondo della classifica. Da lì la storia cessa di essere cronaca e diventa leggenda: le nove vittorie consecutive, la finale vinta col Brescello, i playoff in C1 da neopromossa. Alcuni dei momenti più alti della storia recente della Samb, ma anche lo straordinario inizio di carriera del tecnico romano, che poi è passato per le panchine di Catania, Perugia, Atalanta, Palermo, Torino, Udinese, Bari e Salernitana. Adesso, dopo una lunga e soddisfacente carriera, il tecnico ha deciso di cambiare vita, accettando il ruolo di direttore dell’area tecnica. Un nuovo inizio, là dove la sua seconda vita era iniziata.

Il ritorno alla Sambenedettese, come racconta Colantuono, è nato un po’ per caso: «Qualche settimana fa ho avuto un colloquio con Serafino, anche perché – vivendo qui da cinque anni – qualcosa a livello calcistico potevo consigliarglielo. Poi il presidente mi ha fatto questa proposta, e dopo averci pensato un po’ ho deciso di accettare. Del resto questa è la città dove ho deciso di vivere, che mi ha dato l’opportunità di diventare allenatore e fare una seconda vita, le devo tanto. Sentivo che prima o poi sarebbe stata ora di tornare». Buona parte del merito va al presidente rossoblu, che ha mostrato di voler intraprendere un progetto importante: «Di lui mi ha colpito la sua ambizione − afferma Colantuono − è uno dei motivi per cui ho deciso di accettare. Ha subito risolto il problema delle strutture, iniziando i lavori del Samba Village, sta investendo sul settore giovanile e sta cercando di migliorare il radicamento della squadra sul territorio».

Gli obiettivi della società e le sensazioni del ritorno

Ovviamente c’è ancora molto da fare, e Colantuono non si nasconde: «C’è sempre da migliorare. I discorsi col presidente sono sempre stati chiari: l’idea è quella di lavorare con profili importanti, come dimostrano non solo la scelta di allenatore e direttore sportivo, ma anche un team manager come Nazario Pignotti che viene da un campionato vinto a La Spezia. Per la mia esperienza, per quello che ho vissuto in passato, so che lavorando bene e tempestivamente si può crescere. Vogliamo che la Samb diventi un modello, qualcosa in cui i tifosi si possano riconoscere, che faccia la differenza quando ci andremo a misurare con gli altri. Ci vorrà del tempo, ma possiamo farlo».

Nonostante il nuovo ruolo, Colantuono non esclude un ritorno in panchina nel futuro: «Mai dire mai. Io mi sento ancora un allenatore, anche se ora ho iniziato un nuovo percorso. Adesso non ci saranno offerte che mi faranno vacillare: ho firmato un contratto di cinque anni, prendendomi un impegno col presidente, e ho tutta l’intenzione di restare. Voglio contribuire in questo progetto, far crescere questa società e farla diventare nel suo piccolo un modello». Per lui è il terzo ritorno alla Sambenedettese, dopo le parentesi da giocatore: «La prima volta che mi avvicinai alla Sambenedettese lo feci nel campionato di Eccellenza, chiamato da Beni, Iacoponi e Torquati. Vincemmo quel campionato, poi sono tornato nell’epoca Gaucci, che forse ricorderete. A livello umano sono legato a due squadre: Samb e Atalanta. Qui mi sento a casa e sono felice di tornare».

Gli obiettivi di campionato e il rapporto con Montero

Il suo sarà un ritorno ingombrante, soprattutto per Montero, ma Colantuono assicura che il suo arrivo in società non metterà alcun topo di pressione all’allenatore: «Prima di accettare ho avuto un colloquio con Montero e gli ho spiegato bene quali erano le dinamiche del mio arrivo. Io per lui voglio solo essere una risorsa, se lui vorrà – quando e se lo riterrà opportuno – potrò dargli un consiglio, così come potrò farlo con Pietro Fusco e gli altri allenatori. Io arrivo qui con un ruolo, e finché sarò alla Sambenedettese avrò solo questo incarico. Per me è importante il rispetto dei ruoli, l’ultima cosa che voglio fare è creare ingerenze». Il campo non gli mancherà: «Sono 40 anni che tutti i pomeriggi vado in campo: prima lo facevo per allenarmi, poi dirigere gli allenamenti, ora sul campo ci tornerò comunque, ma con un altro ruolo. Seguirò tutto, in particolare le giovanili, perché vogliamo che anche i ragazzi sentano la nostra vicinanza e la nostra presenza».

Sul campionato niente proclama: «Noi promettiamo solo di fare un campionato all’altezza, che renda orgogliosi i tifosi, che ci trasformi in un modello per gli altri. Il successo più importante sarà quello di ricostruire una società nel modo giusto, con figure di livello in tutti i ruoli, una struttura globale che lavori bene. Non possiamo pensare di vincere tutte le partite, ma vogliamo fare un campionato al livello di quello che stiamo costruendo»

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