Samb-Padova: primo posto e fieno in cascina

I rossoblu guadagnano i tre punti (e il primo posto) con una partita d’altissimo livello


SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  A un mese dalla sconfitta col Mantova – che aveva certificato, secondo alcuni, la non competitività della squadra di Palladini – la Samb sconfigge il Padova e si prende la testa della classifica, concedendosi il lusso di una prestazione al limite della perfezione.

Se il primo posto è una sorpresa in sé, non lo è il modo in cui ci è arrivata: dopo Parma e Venezia i rossoblu hanno tirato fuori un’altra prestazione di livello, mostrando grandi capacità sia nell’interpretare la gara che nell’adattarsi agli avversari.

Conoscere l’avversario

Come abbiamo analizzato ieri, il Padova – pur avendo una delle migliori difese del campionato, e un possesso medio molto alto – aveva dei difetti strutturali, sia nella fase difensiva che nella costruzione. Finora la squadra di Brevi se l’era cavata discretamente in entrambi gli aspetti, venendo punita oltremodo solo nella gara col Fano (1-3).

In questo campionato la Samb è stata la prima squadra ad aver effettivamente approfittato di queste situazioni, togliendo al Padova il possesso, e colpendolo sempre – costantemente – nei propri punti molli (gli scivolamenti laterali e la copertura tra le linee).

La prima mossa è stata operata tramite un pressing molto intenso ed aggressivo, orientato sul pallone. Grazie alla continua pressione al portatore, i patavini (costretti a prendersi rischi) hanno iniziato a regalare il possesso ai rossoblu, permettendo alla squadra di Palladini di recuperare palla molto rapidamente.

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Per quasi tutta la partita i padovani si sono trovati in difficoltà nel giocare anche i passaggi più elementari, con le principali fonti di gioco (Dettori e Madonna) tagliate fuori, e costretti a risalire il campo con lanci lungi per Altinier e Alfageme. Annullati gli avversari, incapaci di gestire palla e costruire azioni, i rossoblu hanno preso rapidamente in mano l’incontro.

Conoscere se stessi

Per mettere in difficoltà la struttura difensiva dei biancorossi, Palladini ha costruito un gioco posizionale molto fluido, basato sull’occupazione del campo in ampiezza e profondità. In qualsiasi situazione di gioco i rossoblu tenevano due giocatori molto alti e larghi sull’esterno (in modo da impegnare i due esterni), mentre Di Massimo e Sabatino (o Mancuso) alternavano movimenti a venire incontro e in profondità.

Questi continui spostamenti aiutavano a costruire situazioni di superiorità (o parità) numerica in alcune zone di campo, dove i rossoblu – nonostante la difesa a cinque – riuscivano a costringere il Padova a lasciare l’uno contro uno sulla fascia, o la parità numerica al centro.

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Di Massimo viene incontro, Sabatino si butta nello spazio: chi l’ha detto che la Samb gioca senza centravanti?

La presenza di Di Massimo come centravanti è stata più importante a livello tattico che tecnico: il giovane abruzzese – coi suoi movimenti a venire incontro – è stato molto utile, ha aperto spazi per sé e per i compagni, ma gran parte delle sue scelte tecniche (fino al gol) sono state sbagliate.

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Le poche occasioni avute nei rimi 30′ – nonostante la supremazia territoriale – sono da vedere anche in questo senso: nonostante buonissime opportunità offensive (sia coi recuperi alti che con la costruzione nello stretto) Tortolano, Mancuso e Di Massimo sono mancati nella fase conclusiva, salvo rifarsi con la splendida azione che ha portato al primo gol.

Tortolano controlla sulla sinistra e taglia al centro, dove Di Massimo e Mancuso si trovano in parità numerica con due difensori ospiti: passaggio al centro, velo di Di Massimo e tocco perfetto di Mancuso, che serve al compagno il gol dell’uno a zero.

Controllo 

Il vantaggio sblocca definitivamente la gara: a parte i primi 5′ del secondo tempo (in cui il Padova prova a reagire) i rossoblu mantengono un controllo quasi totale sulla partita, controllando e sfiancando i patavini con un possesso mai sterile.

Sfruttando il maggior sbilanciamento del Padova, i padroni di casa iniziano a giocare sui continui cambiamenti di fronte da una fascia all’altra, in modo da isolare Mancuso e (soprattutto) Tortolano nell’uno contro uno. Dopo la grande prestazione di Venezia (un gol e un assist) e lo zampino nel primo gol, il numero 10 chiude la gara andandosi a prendere il rigore del 2-0, siglato da Berardocco.

Negli ultimi 25′ il Padova prova il tutto per tutto, schierando tre trequartisti (Dettori, Germinale e Fantacci) alle spalle di Alfageme: i patavini alzano il baricentro, ma la squadra di Palladini – memore delle gare con Parma e Venezia – non rinuncia a mantenere la difesa alta, tenendo Alfageme e compagni lontani dall’area di rigore.

Le uniche conclusioni verso la porta di Pegorin (mai seriamente impegnato) saranno tiri da fuori, e poco convinti, dei biancorossi – mai capaci di trovare un’alternativa di gioco per aggirare il blocco di pressione rossoblu.

Risultato

Il primo posto in classifica non rispecchia gli obiettivi della squadra, e – probabilmente – non è destinato a durare. Quel che resta – e resterà sicuramente – è il modo in cui la Samb è arrivata fin lì: solidità, intelligenza e preparazione. All’esordio in Lega Pro, Palladini ha costruito una squadra capace di competere con tutti, smentendo i tanti (troppi) che ne avevano messo in dubbio le capacità in questa categoria. Checché ne dica, questo primo posto è soprattutto suo.

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