Come gioca il Teramo

Analisi del Teramo di Nofri, prossimo avversario dei rossoblu


SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nonostante un mercato tra i più costosi del girone e obiettivi ambiziosi, la squadra di Campitelli si sta rivelando tra le più deludenti del campionato. Dopo un inizio traumatico (un solo punto in quattro gare e l’esonero di Zauli) i teramani sono stati affidati a Federico Nofri, ex Viterbese.

Il cambio di allenatore ha dato una scossa alla squadra, ma non è riuscita ad invertire la tendenza: dopo quattro risultati utili consecutivi (una vittoria e tre pareggi) i biancorossi hanno perso tre delle ultime quattro partite, vincendo solo la caotica gara di Gubbio (con 3 gol segnati dal 73′ al 75′, e altri 2 nei minuti di recupero).

Cose semplici

Per ricavare il meglio da una situazione già compromessa, Nofri ha provato a sfruttare i punti di forza della squadra con la maggiore semplicità possibile. Dal 4-3-3 delle prime giornate, i teramani sono passato ad un modulo a due punte, con Jefferson e Sansovini più vicini, e due esterni capaci di creare superiorità numerica sulle fasce.

La squadra ha alternato 4-4-2 e 3-5-2, ma i riferimenti sono grossomodo gli stessi: la squadra imposta con tre difensori e un mediano, con due giocatori (un terzino e un’ala, o i due esterni) sempre molto larghi sulle fasce. Questa ampiezza contribuisce a creare spazi in mezzo, aprendo spazi per la verticalizzazione.

Una volta che si è passati per il centro la palla viene girata sulle fasce, alla ricerca di situazioni di uno contro uno coi terzini avversari.

Dopo che si è costruito il duello sulle fasce, attaccanti e centrocampisti puntano il centro dell’area, garantendo superiorità numerica sia per il cross che per un eventuale scambio nello stretto.

Discontinuità

Basandosi su (tanti) duelli individuali, la nuova impostazione non garantisce la giusta continuità offensiva. Gli abruzzesi passano da grandi prestazioni a gare anemiche, senza mezze misure: nelle ultime nove partite i biancorossi hanno fatto 15 gol, 9 nelle partite con Gubbio e Lupa Roma, e solo 6 nelle altre sette (con due 0-0).

Gli stessi problemi si ripercuotono anche nella fase difensiva: nelle nove gare giocate con Nofri i teramani passano da buone prove (solo 3 gol tra Santarcangelo, Fano, SudTirol, Padova e Gubbio) prestazioni piene di errori (i 9 gol presi da Albinoleffe, Venezia e Lupa Roma).

La fase difensiva

Come in attacco, la fase difensiva si basa su equilibri delicati: nella prima fase di non possesso gli abruzzesi cercano sempre di pressare alto, cercando di bloccare la zona centrale con le due punte e gli esterni (molto stretti), in modo da dirottare l’azione sulle fasce.

Se l’azione non va a buon fine i giocatori si riposizionano con un baricentro molto basso, con le due linee molto strette e grande compattezza nell’area di rigore. La squadra di Nofri cerca sempre di mantenere superiorità numerica al centro, ma non rinuncia ad una copertura efficace delle fasce: per questo motivo (anche con la difesa a quattro) gli abruzzesi non rinunciano mai a tenere almeno tre giocatori in area, utilizzando il terzino sul lato debole o le mezzali.

I problemi maggiori arrivano nella fase di transizione, quando la pressione offensiva non va a buon fine e la squadra non riesce a riposizionarsi in tempo: i due centrali non hanno la solidità tattica (e forse le caratteristiche) per giocare di anticipo, e spesso il movimento della linea difensiva è scoordinato.

Imprevedibilità

Le incognite del Teramo sono anche quelle dei rossoblu: la squadra di Nofri ha le qualità per fare molto bene e i difetti strutturali per fare molto male, e molto dipenderà dai (tanti) duelli che si proporranno nelle varie zone di campo (specie sugli esterni).

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