Vernecchie rossoblu: 13^ puntata

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso. Con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero

L’ultima conferenza stampa di Palladini ha creato talmente scompiglio che la delegazione  cupro-grottammarese dei vernecchiatori è andata a San Benedetto e quella sambenedettese è andata a Cupra. Non ci nascondiamo, il lunedì mattina è duro per tutti; nonostante il disguido, però, ci riteniamo più svegli di chi ha visto il Teramo col trequartista. In questa puntata delle Vernecchie sono presenti i nostri ospiti preferiti, Lucio ed Edoardo. Come non partire da Palladini?

Michele: Niente male come sfogo…Io ho subito pensato che non fosse la solita (e banale) crociata anti-giornalisti. E quella considerazione su primo/secondo tempo non basta per dire che la stampa vuole mettere zizzania, specie in quella che, mediaticamente parlando, è la stagione più tranquilla degli ultimi 10 anni (anzi, degli ultimi 93). Lo stesso Palladini ha subito critiche ben più pesanti, in passato. Secondo me il mister ha voluto mandare un messaggio forte e chiaro di difesa del suo gruppo, troppo spesso attaccato (e non solo dalla stampa). Questa conferenza è stata il pretesto ideale.

Lucio: Io la vedo come una critica a quella categoria di tifosi che dopo ogni sconfitta si mettono a sparare a zero sul gioco, sulla squadra e sulle scelte dell’allenatore. Ogni volta si sentono sempre le stesse critiche, tutte esagerate, e ormai non si capisce più se la cosa parte dai giornali o arriva ai giornali. Sento sempre parlare di “rosa mediocre“, “allenatore mediocre“, “gioco mediocre“… ma allora com’è che siamo terzi in classifica? Da una parte si pretende troppo e dall’altra si delegittima tutto.

Dodo: Io parto da una citazione di Ranieri lo scorso marzo, quando il Leicester era primo in classifica e si apprestava a vincere il campionato: “I tifosi devono sognare, noi dobbiamo lavorare“. Secondo me Palladini non si riferisce ai tifosi di San Benedetto, perché già li conosce: sa che molti lo amano e sa che alcuni non lo vorrebbero lì. Per come l’ho percepita io, si riferiva alla società e alla stampa – che poi sono le due componenti che trascinano il pensiero dei tifosi. Noi siamo qui e facciamo chiacchiere da bar, ma le chiamiamo per nome; c’è chi porta le chiacchiere in sala stampa e sui giornali…

Angelo A: Il problema sta lì, secondo me. I tifosi hanno il diritto di essere paradossali, perché siamo nell’ambito dei sentimenti e ognuno ha la sua idea. Il vero problema nasce quando i discorsi da tifosi vengono istituzionalizzati da un certo tipo di stampa, che invece di essere una voce obiettiva fa da cassa di risonanza. Io sono per il rispetto dei ruoli: il tifoso lo puoi fare allo stadio e al bar, non sul giornale. In questo senso le tre componenti ambientali (presidenza, stampa e tifosi) si coinvolgono e “assolvono” a vicenda. La stampa (certa stampa) dice certe cose perché sa che piacciono ai tifosi, e i tifosi si sentono in diritto di dire certe cose perché il presidente – che spesso ragiona da tifoso, non da presidente – è il primo a farlo.

Michele: Fedeli ama parlare ai giornalisti senza alcun tipo di filtro. E’ così: prendere o lasciare. Se dipendesse da lui le sue interviste post-gara durerebbero ore e ore. Secondo me dovrebbe fare una conferenza a parte, senza giornalisti. Un flusso di coscienza senza domande né pause.

Angelo A: Non sarebbe una cattiva idea. Potrebbe registrare un messaggio dopo ogni partita, tipo discorso alla nazione. Anzi, stile Grande Fratello.

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La polemica è pace, la critica è incitamento, la tensione è forza. E la foto è di Balla la Samba

Uno dei giocatori di cui ama maggiormente parlare il Presidente è Alessio Di Massimo, che però è partito dalla panchina. Al suo posto, il numero 10 Tortolano ha giocato una grande partita. Il dualismo continua?

Lucio: Tortolano viene considerato poco perché non ha fatto gli stessi gol di Mancuso, ma tatticamente è perfetto; ha moltissime varianti nel suo gioco, salta sempre il primo avversario e fa fruttare ogni movimento. Di Massimo è un giocatore più inconcludente, e infatti – come domenica – sbaglia troppo spesso scelte e le letture di gioco.

Dodo: Ricordiamoci anche che è un ’95 alla prima esperienza tra i Pro. Secondo me deve ancora fare il salto “mentale”  nei professionisti. Col Teramo ha dimostrato di essere ancora acerbo ma, ripeto, è ancora giovane. Secondo ha qualità, ma deve compiere il passaggio da ragazzo talentuoso a giocatore di calcio. Per quanto riguarda Tortolano mi viene da pensare al grande lavoro Palladini con questa squadra. Date un’occhiata alle statistiche di Tortolano e Mancuso prima di arrivare alla Samb, e poi ditemi se Ottavio non sa valorizzare i suoi giocatori.

Michele: Ne ha parlato anche Sorrentino nella conferenza di giovedì: “Nel 4-3-3 la punta centrale deve lavorare per la squadra e aiutare gli inserimenti delle ali e dei centrocampisti. Cosa cambia se a segnare è il numero 9 o gli altri calciatori? L’importante è che vinca la Samb”. Io sono pienamente d’accordo

Lucio: Sorrentino infatti non merita critiche, sta facendo bene. Fioretti mi sembra quel tipo di giocatore che può far bene solo in coppia con un’altra punta. Il problema è questo: perché cambiare modulo e sacrificare un centrocampista per recuperare Fioretti? Si parla sempre di prendere un’altra punta… Secondo me ne va presa, ma per fare la panchina; ad oggi Sorrentino è l’ideale per il nostro gioco, a prescindere dai gol.

Dodo: A me farebbe piacere l’arrivo di un grande attaccante, perché nelle partite difficili serve sempre qualcuno che sappia buttarla dentro. In questo momento c’è Mancuso, ma prima o poi servirà il famoso “centravanti da 20 gol“.

Angelo A: Io non voglio la punta da 20 gol, voglio un reparto da 40 gol. Sorrentino non ne farà molti, ma ne fa segnare di più ai compagni; alla fine il bilancio è positivo. Toglierlo per un attaccante diverso (anche forte) rischia di indebolirci. Per me ci manca un doppione tattico, perché questo Fioretti non può sostituirlo né rubargli il posto. E a che serve tenere il più pagato in panchina?

Michele: Più delle panchine parliamo dello stadio: ma ti pare normale che bisogna chiudere due strade, interrompere il traffico e chiudere i parcheggi per 400 teramani? Manco fosse l’ISIS

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Balla la Samba ha fatto gli straordinari

Angelo A: Domenica avremmo battuto anche loro, secondo me. Questa aggressività – unita a organizzazione tattica e forza fisica – è rosa da squadra Swat. Un trio come Lulli-Damonte-Sabatino avrebbe debellato l’Isis in un amen.

Michele: A proposito della partita, è arrivato il momento che molti tifosi (e non solo) aspettavano da tempo: Pegorin in panchina, spazio ad Aridità. Non mi aspettavo questa scelta contro il Teramo, anche se i mugugni presidenziali si facevano ogni settimana più forti.

Angelo A: Già c’è chi inizia a dire che dà più fiducia al reparto… In base a cosa? Non mi pare abbia fatto interventi rilevanti. Sarò io, ma questa fiducia (paventata da stampa e tifo) mi sembra solo ostilità verso Pegorin. Mori ha detto bene: “A me danno fiducia entrambi”.

Dodo: La differenza tra i due è che Pegorin è circondato da un’aurea di negatività e nessun errore gli può essere perdonato. In questa stagione ha giocato alcune ottime partite e l’unica pecca evidente è stata quella di Bassano, ma l’hanno massacrato. La situazione mi sembra compromessa, ma spero di sbagliarmi.

Lucio: Io trovo molto curioso il fatto che il Presidente abbia criticato più volte un ragazzo che ha un biennale con la Samb (Pegorin), salvo difendere a spada tratta un giocatore (Di Massimo) che è in prestito.

Michele: Mi pare di notare che Lucio abbia una discreta voglia di ricevere degli insulti da parte del procuratore Di Campli. Mettiti in fila, caro mio.

Angelo A: Cambiamo argomento, Michele, sennò non arriviamo alla 14^. Tempo fa mi hai chiesto chi fosse il nostro Jon Snow, e finalmente ho la risposta: Leonardo Mancuso. All’inizio era giudicato moscio e poco efficace, ora è diventato l’idolo di tutti. Da personaggio secondario si sta rivelando uno dei maggiori protagonisti, e ha meritato tutto. L’importante è che non ci si metta a pugnalarlo al primo errore. Fiducia, ragazzi, che Bozzi non è un mago.

Dodo: A me fa impazzire, ma quello che mi ha impressionato – più dei gol – è stata la sua intelligenza tattica: sa coprire palla e prendere fallo in ogni situazione, ha grande tecnica e non si risparmia mai. Bravo chi lo ha preso, bravo chi lo allena, bravi tutti.

Lucio: A me viene da pensare al precampionato, quando tutti dicevano: “Ma dove va questo? Non corre, non segna, è scarso”. Già dalla gara di Amatrice si vedevano le sue qualità, aveva solo bisogno di tempo per entrare in forma; ma queste cose le vedi solo se non hai il paraocchi.

Mentre Michele sta raccogliendo il fiato per l’ennesimo (meritatissimo) elogio a Mancuso, il bar si illumina di un’aura magnetica, ai confini mitologico. Le fosche pupille del nostro vernecchiatore riconoscono la figura di Franco, storico giardiniere del Riviera e fucina di conoscenza. Michele lo saluta così: “Franco, dove arriverà questa Samb?“.

Il bar si ammutolisce, in attesa di un messaggio ottimista, o moderato, o sarcastico. Franco prende il suo tempo, si mette comodo e ordina un caffè. Accorgendosi di avere addosso gli occhi di tutti, il Nostro scrolla le spalle, guarda lontano e sussurra dolci parole: “Lascema sta”


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