Come gioca l’Ancona

Analisi tattica dei dorici, prossimi avversari dei rossoblu

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo il quarto posto dello scorso anno i dorici – in difficoltà societaria – si sono trovati nella scomoda posizione di dover reimpostare profondamente la squadra, orfana di allenatore e buona parte della rosa. Il mercato estivo ha portato in dote a Brini una squadra comunque discreta, con tutte le qualità per salvarsi.

Lotta salvezza

In queste 17 partite il percorso dell’Ancona è stato in linea con quello che ci si aspetta da una squadra con certi obiettivi. Con appena tre vittorie – tutte in casa, tutte con un gol di scarto – i dorici sono tra le squadre che hanno vinto di meno (peggio solo Forlì e Modana) e pareggiato di più (8 gare, a pari merito col Santarcangelo).

Nonostante difficoltà comuni a tutte le principali concorrenti, i biancorossi hanno dimostrato particolari problemi nella fase offensiva, troppo legata alle giocate dei giocatori d’attacco e poco “organica”, incapace di occasioni da gol con continuità. I due centravanti viaggiano su una media inferiore al tiro a partita (Samb 0.7, Momenté 0.9), e i 12 gol segnati rappresentano il quarto peggior attacco del campionato, dato aggravato dal fatto che quasi la metà di queste (5) sono arrivate su calcio piazzato.

Tutto sulle fasce

Brini ha iniziato la stagione col 4-2-3-1, con Zampa e Agyei in mediana e De Silvestri-Bariti-Frediani alle spalle di una punta molto mobile (Samb o Momenté). Nelle ultime giornate le ottime prestazioni di Gelonese hanno convinto l’allenatore dorico a modificare l’assetto, invertendo il triangolo della mediana per un 4-3-3 più quadrato e solido in fase difensiva.

A prescindere dall’assetto, il possesso dei dorici si basa su una tipica costruzione a U: il pallone non passa quasi mai dal centro, ma oscilla dai quattro difensori alle due fasce, trovate con continuità grazie al continuo movimento sull’esterno dei giocatori anconetani, che occupano la fascia con almeno tre giocatori. Nel 4-2-3-1 la superiorità sull’esterno era garantita dal trequartista Bariti (non a caso, un giocatore che nasce come ala), mentre i due mediani si muovevano in verticale (uno a fianco della punta, l’altro in appoggio).

Il passaggio al 4-3-3 ha dato più organizzazione alla squadra, con le due mezzali che possono allargarsi in modo più continuo e Zampa costantemente in posizione centrale, in modo da dare un appoggio per cambiare il gioco da una fascia all’altra.

 

La costruzione  a U dell’Ancona

Il possesso si alterna tra questi momenti di paziente ricerca e improvvise fiammate, lanci immediati verso le due fasce o verticalizzazioni per la punta centrale, che dà supporto alla manovra tra le linee. Con Zampa (il mediano) impegnato nel lavoro di appoggio, sono i quattro difensori a cercare il lancio verticale: soluzione cercata soprattutto a sinistra, dove Forgacs (7.3 lanci a partita) e Ricci (11) provano spesso a sfruttare la velocità di Frediani alle spalle della difesa.

Il lavoro degli attaccanti

Oltre ad essere fondamentali nelle transizioni veloci, i due esterni sono importanti anche nelle situazioni più bloccate: con 5.5. e 7.6 dribbling ogni 90′ Frediani e De Silvestro sono l’arma principale per la superiorità numerica, nonostante qualche difficoltà nel concludere negli ultimi 16 metri.

Di simile importanza (se non maggiore) è il ruolo della punta centrale: sia Samb che Momenté hanno il compito di dare sempre un appoggio verticale, sia al centro che sulle fasce, allungando la catena sull’esterno o dando una soluzione in più ai centrocampisti. La titolerietà di Samb, in questa prima parte di stagione, si spiega coi numeri: il classe ’97 ingaggia 15.9 duelli aerei a partita, vincendone la metà, fa un movimento continuo su tutto il fronte offensivo e ha già segnato tre reti.

Samb riceve sulla lunetta di centrocampo, allarga a destra e subito dopo è al centro dell’area; nell’azione successiva la palla va sull’esterno, e subito si muove per dare un appoggio sulla fascia

Poca solidità

In fase difensiva i dorici impostano un baricentro molto basso, con la punta in marcatura sul mediano avversario e il resto della squadra ordinato con un 4-1-4-1 abbastanza corto. A seconda degli avversari i due esterni restano più o meno bloccati, e in alcune occasioni – come nella gara con la Reggiana – hanno agito anche da terzini aggiunti.

La squadra sembra tuttavia poco solida, sia nelle marcature preventive (come dimostra il gol – per certi versi assurdo – preso con il SudTirol) che negli uno contro uno, dove i dorici si mostrano spesso disattenti. Queste disattenzioni inficiano anche sulla compattezza della squadra, che spesso lascia troppi spazi tra le linee.

Qui nella gara col Teramo: gli spazi lasciati in zona centrale portano al gol vittoria degli abruzzesi

Derby bloccato?

I rossoblu dovranno essere pronti a sfruttare queste situazioni di gioco, utilizzando al meglio i tagli centrali di Mancuso e gli inserimenti di Sabatino e Lulli. Presumibilmente la squadra di Brini verrà al Riviera per strappare un pareggio, ed è lecito aspettarsi una partita bloccata. La Samb dovrà essere brava a non farsi prendere dal nervosismo, conscia che – attaccati con continuità – i dorici finiranno per concedere qualcosa.


Foto da www.ancona1905.it

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