È solo la fine del mondo

Nell’ultimo incontro dell’anno i rossoblu perdono una gara che sa di resa dei conti

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla vigilia dell’ultimo dell’anno, i rossoblu si sono trovati di fronte ad una gara da resa dei conti finale: l’esonero del team manager e quello (di fatto) del diesse, le dichiarazioni di un repulisti generale e un Natale “brutto” hanno condito l’avvicinamento ad una partita che contava pochissimo per la classifica, e troppo per tutto il resto.

Scelte

Se i maceratesi hanno potuto schierare la formazione tipo (4-3-1-2, con Turchetta alle spalle di Colombi e Palmieri) i padroni di casa avevano scelte obbligate: Palladini sceglie di affidarsi alle certezze, schierando il centrocampo tipo (Sabatino e Lulli ai fianchi di Berardocco) e dando fiducia a Di Massimo in attacco.

Tra una folata (i primi 20′ della Samb) e l’altra (gli ultimi 10′ della Maceratese), la partita si articola su binari ben precisi: entrambe le squadre fanno molta densità in fase di non possesso, entrambe cercano di allargare il campo una volta che possono attaccare.

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Tutti i giocatori di movimento (ad eccezione di Brioli) racchiusi in pochi metri di campo

I rossoblu partono meglio: come visto nelle ultime giornate, i tre centrocampisti giocano più vicini e con più aggressivit, a costo di lasciare spazio alle loro spalle: Berardocco, Sabatino e Lulli tolgono tempo e spazi ai tre biancorossi, e la buona coordinazione con Radi e Di Filippo (attenti in anticipo) permette ai rossoblu di mantenere un baricentro alto e il controllo del pallone.

Orizzontalità  contro verticalità 

In fase di possesso la squadra di Palladini cerca di aprire il più possibile il campo, con Mancuso e Di Massimo (i due esterni) molto larghi, e spesso affiancati da un compagno per creare situazioni di due contro uno con i terzini avversari. Compito che veniva assoldato, a turno, da Sorrentino, da una delle due mezzali (soprattutto Sabatino, a destra) e dai due terzini (soprattutto Pezzotti, a sinistra).

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L’attacco posizionale dei rossoblu: Sorrentino è largo a sinistra, con Di Massimo, mentre Sabatino si allarga a destra per affiancare Mancuso

Su questi due contro uno i rossoblu costruiscono le migliori azioni del primo tempo, trovando il cross con continuità  (soprattutto a sinistra) e andando al tiro con Sabatino, Sorrentino e Berardocco. Dopo l’occasione sciupata da Mancuso (appoggio di Lulli, tiro debole) i padroni di casa abbassano la pressione, costretti da una Maceratese sempre più attenta dietro e verticale in avanti.

Dopo un inizio complicato la squadra di Giunti inizia a trovare le distanze dietro, e a sfruttare meglio gli spazi davanti: appena la squadra ha l’opportunità  di ripartire i tre davanti cercano di lavorare ai fianchi dei rossoblu, con due giocatori sul lato forte (spesso il mancino, dove Turchetta e Palmieri possono rientrare sul destro) e l’altro dalla parte opposta, pronto a tagliare alle spalle dei difensori.

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La fase di transizione della Rata: Quadri lancia immediatamente per Palmieri, che va per l’uno contro uno; Colombi si allarga sulla fascia opposta pronto a tagliare

Per buona parte del primo tempo i padroni di casa riescono a tamponare le transizioni dei biancorossi, ma nel finale – con i giocatori meno freschi – la squadra inizia a concedere di più, e negli ultimi 5′ Turchetta (con due azioni personali) sfiora due volte il gol.

Gli errori dei rossoblu

Nella ripresa la minore freschezza di entrambe le squadre finisce per aprire la partita, e le occasioni aumentano: con la Maceratese meno reattiva in fase di transizione, i rossoblu riescono finalmente a trovare più spazi, sia sulle fasce (specie la destra, con Tavanti molto più coinvolto) che alle spalle della difesa, coi movimenti in profondità  dei tre attaccanti.

Su queste situazioni arrivano le tre occasioni migliori del secondo tempo, tutte nei primi 15′. Al 53′ Mancuso (servito da Tavanti) sbaglia il pallonetto di fronte a Forte, due minuti dopo Lulli (sempre su cross dalla destra) non ha fortuna in girata, al 60esimo Sorrentino (servito in verticale da Sabatino) arriva solo davanti al portiere, ma si trova la palla sul destro e non riesce a coordinarsi per il tiro, colpendo goffamente.

Palladini prova ad aumentare la pressione inserendo un giocatore più associativo (Tortolano) al posto di Di Massimo, in modo da coinvolgere maggiormente Pezzotti e sfruttare la presenza in area di Mancuso – più stretto al centro, con Tavanti e Sabatino a dare ampiezza.

I rossoblu attaccano con più continuità , ma finiscono per concedere il fianco agli avversari – che iniziano a ritrovare spazi in contropiede, e occasioni. Al 70esimo i biancorossi sfiorano il gol con Malaccari (fuori di un soffio), due minuti dopo – sempre in contropiede – trovano l’uno a zero grazie a Turchetta, che – ricevuto a campo aperto – ha tutto il tempo di saltare Di Filippo e servire l’assist vincente ad Allegretti.

Il gol cambia la partita, ma non l’inerzia: la squadra di casa continua a spingere, mentre la Maceratese adotta un atteggiamento ancora più speculare, giocando col cronometro. L’ingresso di Vallocchia e il passaggio al 4-4-2 (con Mancuso seconda punta) restituisce una Samb più diretta, con quattro giocatori sulla linea offensiva e il centrocampo in supporto.

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Il 4-4-2 dei rossoblu

Il nuovo assetto permette alla squadra di giocare in modo più verticale, semplificando l’azione e permettendo alla squadra di salire più rapidamente. Scelta frettolosa e giusta, perché pochi minuti dopo, proprio da un tiro di Vallocchia, arriva il rigore del possibile uno a uno, fallito da Sabatino.

L’errore spezza i rossoblu, che da lì in poi si innervosiscono, e iniziano a sbagliare gran parte delle scelte tecniche. A parte il tentativo di Mancuso (buona copertura del pallone, conclusione fuori) la squadra mette insieme solo cross errati e improbabili conclusioni da fuori, facilitando il lavoro della difesa biancorossa (risistematasi a cinque).

È solo la fine del mondo

La gara con la Maceratese ha confermato (ancora una volta) l’impossibile normalità  dell’ambiente sambenedettese, sempre propenso cercare colpevoli, complottismi e inadeguatezze, e mai pronto a riflettere. Nel film di Dolan (premiato a Cannes) un pranzo di famiglia diventa una spietata resa dei conti, al Riviera delle Palme una partita che non significava assolutamente nulla si è trasformata nel giorno del giudizio.

Gli uomini di Palladini hanno iniziato la striscia negativa con due vittorie sfumate all’ultimo ed enfatizzate all’estremo, nella ricerca di colpevoli e inadeguatezze; la squadra che era quarta in classifica è stata demolita pezzo pezzo, dalla dirigenza (prima il ds, poi il team manager), all’allenatore (sempre attaccato) fino ai giocatori, chiamati inadeguati nonostante un campionato di altissimo livello.

Dopo tanto parlare si è finiti con l’avere ragione: la squadra, sempre più sola, ha perso serenità e certezze, e ora alla paura di sbagliare si è aggiunto il timore di deludere. Questa fragilità si è amplificata sotto l’ingenerosità del contesto sambenedettese, incapace di razionalizzare i momenti e già pronto a trovare un nuovo nemico. Come annunciato, questo gennaio manderà via molti “colpevoli”, e con loro gli alibi degli accusatori. Cosa resterà?

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