Senza mezze misure: il Gubbio, un girone dopo

La squadra di Magi resta sempre fedele a se stessa


I giocatori giocano quando lo decido io

Oltre ad essere tra i tecnici migliori del girone, Magi può contare su una società più forte delle polemiche. È successo la scorsa stagione, quando il Gubbio chiuse l’andata al settimo posto, sta succedendo quest’anno: alla vigilia della gara col Teramo gli eugubini erano a 2 punti dalla capolista, con la miglior difesa del campionato e una squadra pronta ad aggredire il primo posto.

In vantaggio per più di un’ora, la squadra umbra ha subito tre gol in 4 minuti, e altri due nel recupero. Nelle settimane successive le sconfitte con Parma, Reggiana e Venezia hanno allontanato sensibilmente il primo posto in classifica, e ora il Gubbio si trova sospesa a metà tra la pianificazione degli obiettivi e le polemiche di mercato.

Coerenza e innovazione

In tutto questo, l’unico punto fermo è rimasto la squadra: Magi ha difeso i suoi giocatori e le sue scelte, e la squadra – nonostante 7 punti nelle ultime quattro – ha mostrato segni di reazione, battendo Bassano e Pordenone e pareggiando la difficile sfida di Bolzano.

Nonostante i suoi problemi, il Gubbio sta cercando di uscire dalla sua crisi senza rinnegare il proprio gioco. La squadra di Magi (affrontata già tre volte, negli ultimi 7 mesi) è ormai una realtà consolidata, e riconoscibile. Più che parlare del suo gioco (già analizzato qui e qui) si può analizzare cosa sia cambiato in questi ultimi mesi, e in che modo.

Le basi della squadra sono rimaste le stesse, nella tattica – occupazione in ampiezza, posizioni fluide, palla a terra – e negli uomini, con Rinaldi e Marini in difesa, Romano e Croce a centrocampo, Ferretti e Ferri Marini in attacco. Ad inizio anno i rossoblu avevano impostato un 4-3-3 molto mobile, con le tre punte (Ferretti, Candellone, Ferri Marini) che svariavano su tutto il fronte d’attacco aprendo spazi per l’inserimento dei centrocampisti, in modo da formare una linea offensiva di quattro, cinque giocatori.

Gubbio calcio

Ferretti e Ferri Marini sono larghi, Valagussi e Romano (le mezzali) si buttano dentro

Cambiare, variare

Nel corso della stagione Magi ha alternato il 4-3-3 classico con un centrocampo a rombo, ottenuto invertendo il triangolo offensivo. La sottrazione di una punta per un trequartista non cambia molto, nell’economia offensiva: il Gubbio mantiene sempre due giocatori molto larghi, cosi da aprire spazi intermedi per gli inserimenti del resto della squadra, o tagliare al centro.

L’assenza di una prima punta vero rende la fase offensiva ancora più imprevedibile, e lascia più spazio per alternare scambi sul breve e azioni personali.

Candellone e Ferri Marini si allargano sulla sinistra, e aprono spazio centralmente. A che serve il centravanti?

Il maggiore cambiamento tra i due moduli (e, probabilmente, il motivo della loro alternanza) è in fase difensiva: il rombo permette alla squadra di avere più solidità centrale, e la presenza di Casiraghi – oltre a dare qualità – migliora il dinamismo della squadra, sia in fase di contrasto (il centrocampista gioca 3.8 duelli difensivi a partita, e fa 2.2 intercetti) che in ripartenza, come dimostrano le 2 accelerazioni a partita.

Transizioni e dolori

Un altro cambio significativo (anche questo alternato al modulo base) riguarda la scelta e il posizionamento dei terzini. Lo scorso anno i due esterni di difesa partecipavano costantemente alla manovra, dando molta ampiezza all’inizio azione rossoblu a costo di qualche problema in transizione.

Se in Serie D la squadra poteva far affidamento allo strapotere dei due centrali, in Lega Pro questo aspetto si è rivelato più pericoloso, e ha costretto Magi a prendere contromisure tecniche e tattiche. La prima mossa è stata lo spostamento di Marini sull’out di destra, con l’inserimento di Burzigotti al fianco di Rinaldi: se l’ex Samb (anche a destra) resta utile in entrambe le fasi, Burzigotti e Rinaldi offrono un grande apporto sia nel gioco aereo (6.3 e 7.2 duelli a partita, perdendone solo uno su tre) che in anticipo (8.6 e 7.1 intercetti ogni 90′), aiutando la squadra a difendere meglio in avanti.

L’altra mossa è tattica. Anche nelle gare in cui viene schierato Kalombo (decisamente più offensivo) sulla destra, i due terzini hanno un raggio d’azione più ridotto, con il giocatore sul lato forte che partecipa alla manovra e l’altro che si stringe al centro, dando più solidità in zona centrale.

Marini (terzino destro) avanza sulla fascia, Zanchi (terzino sinistro) arretra e si stringe al centro 

Questi aggiustamenti hanno dato ancora maggiore flessibilità all’assetto, ma non hanno risolto tutti i problemi: la squadra di Magi ha ancora diverse fragilità in fase difensiva, specie quando la prima aggressione sull’avversario va a vuoto – scoprendo la difesa. La partita col Teramo è stata il culmine, quelle con Modena e Parma una conferma: la squadra soffre le squadre verticali, e a volte lascia troppi spazi alle proprie spalle.

Finora il Gubbio è la squadra che ha pareggiato di meno (solo due x), e tra quelle che hanno vinto di più (11 vittorie, due in meno del Venezia). Bianco o nero, vittoria o sconfitta: nel bene e nel male, la squadra di Magi manterrà la sua linea. A Sanderra il compito di spezzarla.

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