Vernecchie Rossoblu: 5^ puntata (Samb-Padova)

La rubrica in cui la tunica del giornalista scopre la pelle del tifoso. Con Angelo A. Pisani e Michele Palmiero. Puntata post Samb-Padova


L’estate sembra già un lontano ricordo, per il popolo rossoblu: le calde vittorie contro Modena, Feralpi e Gubbio hanno lasciato spazio al gelo del Riviera, condito da un’amara porzione di Cappelletti in brodo. Nella settimana delle due sconfitte in pochi giorni, cerchiamo di scacciare le nubi del malcontento affidandoci alla nostra unica arma a disposizione: no, non quelle, che sul giornale non si possono scrivere. Le vernecchie!

Angelo A: Ho sempre qualche momento di esitazione, quando si iniziano questi articoli. Ho passato le ultime settimane a parlare delle imperfezioni di questa squadra, che nonostante i risultati non mi convinceva. Ora che ha giocato la partita forse più convincente della stagione (per solidità di gioco e continuità) mi trovo a commentare una sconfitta, oltre che le prime turbolenze del presidente (che a Sportitalia si è presentato con una posa tipo “Il padrino”, ma senza lasciare favori a nessuno).

Durim non ha potuto rifiutare

Michele: Le vernecchie post sconfitta sono le più pericolose: rischi di essere troppo pesante, o finisci per rivelarti fuori dalla realtà. Io oggi farei quasi parlare la musica: la scorsa settimana ho consumato il nuovo album di Caparezza, trovando molte cose che mi hanno fatto pensare alla Samb. Per questo motivo ho invitato anche Iacopo, massimo conoscitore di Caparezza della zona Ponterotto.

Iacopo: Ragazzi, grazie per l’invito, specie dopo la partita in cui finalmente/purtroppo abbiamo rivisto il Di Massimo che ho conosciuto (e contestato) tutta la scorsa stagione. Quanta nostalgia! Riguardo la partita di domenica, la Samb è piaciuta anche a me, specie nel secondo tempo. Sono convinto che – avessimo attaccato il secondo tempo sotto la Nord – un gol lo avremmo fatto. E qui mi sorge la domanda: perché quando vinciamo il sorteggio attacchiamo sotto la Curva nel primo tempo?

Michele: Finora è andata sempre così, non capisco se sia una casualità o una scelta. Comunque, la gara di domenica dimostra il (pessimo) senso dell’umorismo della Fortuna: abbiamo vinto 3 partite giocando male e abbiamo perso contro il Padova nella prestazione migliore. Il peggio è che la gara è stata digerita male da tutti – società, stampa, tifosi – e mette ancora più pressione ad un ambiente che non ne ha affatto bisogno.

Angelo A: Si parla sempre bene dell’ambiente sambenedettese, e c’è da dire che un supporto del genere ce l’hanno in pochi, però la Samb ti fa portare davvero un grande fardello. A San Benedetto si giudica sempre per il risultato: se vinci giocando male te la cavi (con qualche critica), e alla prima sconfitta l’aria diventa pesantissima. Fino a una settimana fa Moriero era ritenuto un ottimo allenatore, ora si chiede la sua testa. E, a giudicare dalla conferenza, il mister sta già iniziando a sentirsi accerchiato.

Domenica, in sala stampa, la situazione era tipo così

Iacopo: Tutto giusto, ma da uno che ha giocato con Ronaldo – quello vero – mi aspetterei una gestione della pressione migliore di quella vista finora. Secondo me esistono tre Moriero: il Moriero che allena durante la settimana (decisamente bene dal punto di vista tattico e atletico), il Moriero dei novanta minuti in campo (che a mio giudizio non coglie il momentum) e il Moriero delle conferenze stampa, quello del “giocheremo all’attacco”.

Michele: I tre Moriero di cui parli vivono in ogni allenatore di calcio. Possiamo citare migliaia di esempi di mister bravi a “chiacchiere” e incapaci nel leggere le partite…

Iacopo: Parli di Mosconi?

Michele: Sì. Oppure maghi della tattica che non sanno fare breccia nello spogliatoio…

Iacopo: Parli di Beoni?

Michele: Sì, però basta interrompermi sennò non ti invito più. Comunque, il fatto è che non esiste l’allenatore perfetto, ognuno è più a suo agio in uno dei tre aspetti e meno negli altri. Secondo me questa rosa è stata costruita puntando intenzionalmente sulle individualità, per costruire il gioco ci vuole pazienza. Non voglio dire che Moriero non abbia colpe, ma certamente merita più tempo. L’anno scorso è stato dato tempo in abbondanza a mister Sanderra, nonostante una serie di partite aberranti, e alla fine ne è valsa la pena. Perchè lui si e Moriero no? Voglio dedicare al nostro allenatore il ritornello del pezzo più bello dell’album di Capa, “Una chiave”: No, non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave!

Angelo A: Mi avete perso a “Beoni mago della tattica”. Comunque, come ho già detto in precedenza, credo che il problema di Moriero siano proprio le individualità, che hanno finito per impigrire alcuni aspetti del gioco rossoblu. Perché migliorare l’uscita del pallone se hai Bacinovic che te la mette sui piedi a 50 metri? Perché studiare soluzioni offensive se Valente ed Esposito creano occasioni dal nulla?

La squadra si è cullata troppo sulla forza delle due individualità, dimenticando che ad ogni arma – prima o poi – arriva una contromisura. Già nella seconda partita la Fermana ci aveva messo in seria difficoltà, ma ci è voluta la sconfitta nel recupero per dare una sveglia a tutti. Col Padova ho visto una squadra in crescita, ma sono arrivate comunque tantissime critiche. Moriero dovrà essere bravo a tenere la squadra in mano.

Allenare la Samb è quel tipo di esperienza che ti fa rimpiangere le partite a scacchi con la morte

Michele: Infatti nell’ultima settimana, oltre a Moriero, sono attaccati anche i giocatori. Troianiello, Bacinovic, De Cecco, Tomi e soprattutto Miracoli, quello che forse ha meno colpe.

Iacopo: Su Miracoli dico una cosa sola. Tra pochi giorni festeggia il compleanno l’ultimo grande bomber della Sambenedettese, Cristian Pazzi. Mi manchi!

Angelo A: Però il grande bomber che citi tu l’anno della promozione fece solo 14 gol in Serie D, nella squadra col miglior attacco. E qua veniamo al punto: tu lo ricordi perché è stato tra i protagonisti del campionato, non per i gol. Ed è così che vanno giudicati gli attaccanti: se ti fanno vincere o no. Miracoli ha segnato già due gol, e fa tantissimo lavoro per la squadra: perché prendersela con lui?

Michele: Più si mugugna su Miracoli, più mi affeziono a lui. Questa idea del bomberismo a tutti i costi ormai ci ha preso al cervello. Io mi tengo volentieri i contrasti vinti, le sponde e il pressing sui difensori avversari: se sbaglia un gol vorrà dire che sta alla squadra creare più occasioni e garantirgli più chance davanti al portiere. Se vogliamo vincere bisogna entrare nell’idea che il nostro bomber deve essere il sistema di gioco.

Miracoli prigioniero dell’idea del bomber da 20 gol: Caparezza deve essersi ispirato a lui per il nuovo album 

Angelo A: A proposito di sistema di gioco, a me la scelta di avvicinare l’ala del lato debole all’attaccante, in fase di possesso, non è dispiaciuta. Moriero voleva anche che marcassero Pinzi in fase difensiva, ma alla fine l’ha fatto Miracoli…

Michele: In generale mi aspetterei più sacrificio tattico da parte degli esterni offensivi. Valente mi sembra il piu pericoloso, Troianiello non ha ancora abbastanza benzina in corpo per essere padrone della fascia, Esposito ci prova ma non è a suo agio nella fase difensiva. Rimane Di Massimo, ma continuo a ripetere che il “talento di Torano” abbia grandi limiti tattici – un motivo in più per inserirlo nel secondo tempo, quando gli avversari sono più stanchi e meno concentrati.

Iacopo: C’è una cosa che non sopporto di questo ragazzo. Non discuto le sue doti tecniche che, come dicevi tu nella scorsa puntata, esprime meglio quando entra a partita in corso. Però non va bene che quando sbaglia un passaggio o perde palla inizia a sbraitare, sbracciare, sbuffare.

Angelo A: Oh, meno male siete tornati a criticare Di Massimo. ora abbiamo la certezza: alla prossima la risolve lui.


L’immagine di Madou è ispirata a Breaking Bad, di Vince Gilligan. Potete partecipare alle Vernecchie commentando i post, scrivendo sulla pagina facebook o inviando una mail. Accettiamo consigli, domande, critiche e persino insulti velati!

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