Franco Causio al Premio Libero Bizzarri: “La Samb ti entra nel cuore”

Causio con i giornalisti Sky Compagnoni e Ghisoni

Il “Barone” Franco Causio è stato l’ospite della quarta serata del Premio Libero Bizzarri, dove ha parlato della sua carriera e della stagione con la Sambenedettese Calcio


Un ciclone di aneddoti divertenti, ricordi commuoventi e pensieri mai banali ha travolto la quarta serata del 25^ Premio Libero Bizzarri. Il protagonista della serata è stato indubbiamente Franco Causio, il “Barone Rampante” che – con la sua consueta schiettezza – ha esaltato il pubblico presente alla Palazzina Azzurra di San Benedetto.

L’esordio di Causio è stato tutt’altro che banale: “Sacchi dice che oltre a vincere bisogna anche giocare bene. Io sono di un’altra scuola di pensiero. Per me vincere è l’unica cosa che conta: se arrivi secondo nessuno ti ricorda, anche se hai giocato benissimo”. Un inno alla juventinità, che il Barone ha rappresentato per tanti splendidi anni di carriera.

La bandiera della Juventus ha dispensato tanti aneddoti nella sua carriera con la Juventus e in Nazionale: compagni di squadra illustri (“Il migliore era Bettega, eravamo una coppia incredibile”), avversari formidabili (“Zico è stato il giocatore più forte che abbia mai affrontato”) e un rapporto speciale con personaggi che hanno fatto la storia del calcio italiano. Non poteva mancare il racconto della foto simbolo del Mondiale ’82: la partita a scopone scientifico con il ct Bearzot, il capitano Dino Zoff e il presidente Sandro Pertini. “Io ho scelto di giocare col mio allenatore, quindi Zoff ha giocato con Pertini. Ovviamente abbiamo vinto noi”.

Lo scopone scientifico con la Coppa Del Mondo

Franco Causio e la Samb

“Quando giocavi al Ballarin il pubblico si faceva sentire. Ero un ragazzino, avevo sedici anni ed ero ancora più emozionato degli altri”. Alla vista del trailer del documentario “Il Ballarin, La Fossa dei Leoni” prodotto dalla Curva Nord Massimo Cioffi, Franco Causio non è riuscito a nascondere l’emozione. “Purtroppo l’ho visto decaduto, mi è venuto il magone. A quell’impianto mi legano momenti indelebili. Mi spiace che sia in quelle condizioni. Ero con mia moglie e le dissi che lì dentro era cominciata la mia avventura da professionista, fu una coltellata“.

Sul palco con Causio c’erano Giorgio Mataloni e i giornalisti Sky Maurizio Compagnoni e Paolo Ghisoni. Il “Barone” ha ricordato il suo arrivo in città nel 1965, la casa in Via Risorgimento, i primi allenamenti: “Nelle prime partitelle feci un tunnel al capitano Beni, e lui quasi mi alzò da terra. Voleva farmi capire che non era aria, e che c’erano certe gerarchìe da rispettare. Io lo ringrazierò sempre. A San Benedetto ho imparato cosa significa essere un giocatore, tutto è partito da qui”. Dieci anni dopo ci sarebbe stato il suo ritorno in Riviera, stavolta con la maglia della Juventus: nel primo tempo i bianconeri sono superiori e si portano sul 2 a 0, ma nella ripresa viene fuori il cuore rossoblu: la Samb accorcia le distanze e riesce pareggiare con Maurizio Simonato, che sale sul palco mostrando il suo gol a Dino Zoff.

Il calcio in Italia: come ripartire?

Inevitabile un passaggio sulla situazione calcistica attuale, a margine della mancata partecipazione al Mondiale. Causio non ha dubbi: “Il calcio deve essere fatto da professionisti, gli allenatori – a qualsiasi livello – non possono essere improvvisati”. Senza una riforma profonda, che riporti le competenze e le conoscenze al centro, tornare quelli di un tempo è difficile: “A farne le spese non è solo la Nazionale, ma l’intero sistema calcio italiano”.

Certo, ora c’è qualche segno di risalita: “L’arrivo di Ronaldo non farà solo bene alla Juventus, ma a tutto il calcio italiano. La Juve ha una storia di grandi campioni: ora c’è CR7, ma prima c’era un certo CF7 eh… Sono felice che il calcio italiano sia tornato sulla bocca di tutti. Eravamo finiti persino dietro alla Ligue 1 francese, ma questi sono i segnali di una crescita”.

Successivamente è salito sul palco Maurizio Costanzi, Responsabile dell’Area Scouting dell’Atalanta, da più di 30 anni protagonista nei settori giovanili italiani. Il dirigente bergamasco boccia la riforma delle squadre B: “Il progetto seconde squadre è stato concepito e strutturato male. Le seconde squadre dovrebbero fare da cuscinetto fra l’uscita dalla primavera alla prima squadra. Al momento c’è un gap di età che mette in difficoltà i ragazzi. Ha aderito una sola squadra, la Juventus, trascinata per i capelli”. Al momento ci sono condizioni di ingresso che non sono valorizzanti ma penalizzanti”.

Per Causio la Juve è stata “un po’ tradita”, abbandonata per strada dalle altre squadre: “Tante che hanno detto di sì poi si sono fatte indietro, e l’anno prossimo credo che non lo farà neanche la Juve”. Per il campione del mondo ’82 c’è una soluzione, e parte dal passato: “Perché non fare un campionato riserve? Il ragazzo di 18 anni se lavora con uno della prima squadra impara di più rispetto a un campionato primavera. Quando ero ragazzo giocavo il campionato riserve con un certo Haller, uno dei più grandi stranieri venuti in Italia, che mi ha insegnato tantissimo”

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